La senatrice Aloisio ha presentato un’interrogazione scritta ai Ministri dell’Agricoltura e del Made in Italy per chiedere la sospensione del decreto direttoriale del 16 gennaio 2026 riguardante la Commissione Unica Nazionale (CUN) del grano duro. La richiesta di autotutela mira a bloccare gli effetti del nuovo regolamento, i listini prezzi e le nomine prima che il sistema si consolidi, in attesa del ricorso straordinario al Consiglio di Stato.
Il decreto direttoriale istitutivo della CUN grano duro, ripropone vecchi problemi: listini spezzettati su quattro macro-aree, criteri di rappresentanza che chiudono la porta a realtà indipendenti, e un rischio concreto di nuove asimmetrie a scapito dei cerealicoltori, soprattutto nel Mezzogiorno.
La Senatrice pone quattro domande nette al Governo. Qui spieghiamo perché quelle domande toccano il cuore del problema e cosa serve per un mercato più giusto.
Perché un prezzo “a pezzi” non è davvero trasparente
• Unità vs. frammentazione: la legge del 2015 puntava a superare la giungla dei listini locali verso un unico riferimento nazionale. La scelta delle quattro macro-aree (Nord, Centro, Sud, Isole) riporta indietro l’orologio: la quotazione non è più un “prezzo Italia”, ma quattro numeri che possono muoversi in modo disallineato.
• Effetti pratici per gli agricoltori: con prezzi diversi per area, i margini di trattativa si assottigliano. I commercianti più strutturati possono arbitrare tra aree, mentre il produttore isolato resta price-taker. Il risultato? Minore potere contrattuale, maggiore volatilità locale non legata ai fondamentali.
• Concorrenza e cartelli: la segmentazione può facilitare coordinamenti di prezzo “a zone”. È l’opposto della trasparenza: se il benchmark non è unico, diventa più facile tenere bassi i prezzi laddove i produttori sono più deboli o meno organizzati.
Rappresentanza: chi siede al tavolo decide anche per te
• Deleghe bloccate: l’accesso alla CUN è ancorato ai volumi storici rilevati nei fascicoli SIAN degli associati alle grandi confederazioni. Questo esclude, di fatto, la possibilità per i singoli di delegare soggetti diversi (associazioni indipendenti, comitati territoriali).
• Pluralismo azzoppato: senza competizione tra rappresentanze e senza la voce dei “liberi agricoltori”, il tavolo rischia di cristallizzare rendite di posizione. Il conflitto d’interessi è dietro l’angolo quando chi trasforma siede più comodo di chi produce.
• Conseguenza economica: meno pluralità al tavolo significa minore capacità di contestare metodologie, qualità dei panieri e pesi usati per formare il prezzo. In gergo semplice: meno trasparenza, meno equità di esito.
Cosa chiede l’interrogazione Aloisio e perché è ragionevole
• Motivazioni tecniche della frammentazione: se esistono evidenze “scientifiche” per dividere il listino in quattro, vanno rese pubbliche, replicabili e sottoposte a revisione. Altrimenti è una scelta amministrativa che contraddice l’obiettivo di unificazione, osservato in tutte le altre CUN nazionali.
• Valutazione d’impatto concorrenziale: si domanda se la suddivisione non favorisca comportamenti opportunistici e accordi spartitori. È una domanda di buon senso: prima si fanno i listini, poi si misurano gli effetti, e se servono correttivi si interviene.
• Correzione dei criteri di rappresentatività: si propone di aprire alle deleghe libere, in linea con la libertà associativa e con i rilievi antitrust. Più voci indipendenti al tavolo = più controllo reciproco e migliori esiti per la parte debole.
Sospensione in autotutela: in presenza di un ricorso pendente in Consiglio di Stato, la Sen Aloisio ha chiesto di congelare gli effetti del decreto per evitare che un assetto discutibile si consolidi per inerzia.
Il punto d’arrivo
Una CUN che funziona è una CUN nazionale, con sede a Foggia, trasparente, contendibile e responsabile. Il resto sono scorciatoie che costano care a chi semina. L’interrogazione depositata dalla Sen Aloisio chiede al Governo di spiegare le scelte e, se necessario, di correggere la rotta. È un passaggio cruciale per restituire dignità al prezzo del grano duro italiano e voce a chi lo produce.
GRANOSALUS PRESENTA RICORSO AL CONSIGLIO DI STATO CONTRO LA NUOVA CUN DEL GRANO DURO
