Simposio sul grano a Matera. Ecco cosa dicono gli scienziati a tutela dei consumatori e dei produttori

Tanti ospiti prestigiosi e folto pubblico lo scorso sabato al Simposio di Matera per parlare di grano duro, e suoi derivati, di sovranità alimentare, sicurezza e rispetto del principio di precauzione a difesa della salute pubblica. Il ruolo della ricerca indipendente dell’ Istituto Ramazzini. Tra i moderatori anche Manuele Bonaccorsi di REPORT. Preoccupazione per la presenza di Glifosate anche nelle paste a indicazione geografica protetta e nel pane a denominazione d’origine protetta: marchi d’origine attribuiti da norme europee. Dalle paste bio segnali incoraggianti. GranoSalus invitata alla Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni

Sabato 25 novembre gli agricoltori pugliesi, lucani e siciliani sono confluiti numerosi al Simposio Grano Duro, Eccellenza del Mezzogiorno, nonostante fossero ancora impegnati con i lavori di semina, ritardati dalle recenti ed abbondanti piogge. Folta la presenza dei consumatori.

Dunque in tanti hanno potuto ascoltare relatori e relatrici provenienti da tutt’Italia, invitati dalle associazioni GranoSalus, NovAurora e Amici del Cuore, organizzatrici del simposio, che hanno affrontato in primo luogo le implicazioni mediche e scientifiche legate alla coltivazione del grano duro e alla produzione della pasta ma anche quelle economiche, politiche e giuridiche. L’ inizio dei lavori è stato annunciato da Eustachio Cuscianna, Presidente di NovAurora e dal Prof Emerito Sebastiano Giannico – Università di Bari. La relazione introduttiva del Dr Luigi Bradascio, Presidente dell’ associazione Amici del Cuore, ha rimarcato l’ importanza della tematica affrontata dal mondo associativo, considerato una riserva d’intelligenza, a cui aveva dato già voce nella IV Commissione consiliare Sanità della Regione Basilicata.

Nella prima parte del Simposio si è discusso di contaminanti nel cibo. La domanda cui hanno risposto nutrizionisti, biologi, agronomi, oncologi, micologi, chimici, ed esperti di sicurezza alimentare, moderati dal Prof Michele Ferrulli, è stata se la presenza di contaminanti nelle semole, che in questi ultimi anni usano i pastifici italiani per produrre pasta made in Italy, sia un dato allarmistico, come in tanti vorrebbero far credere o invece realtà, come purtroppo hanno spiegato i numerosi scienziati presenti a Matera.

Ma soprattutto, assodata la presenza di contaminanti, sia attraverso le relazioni scientifiche sia attraverso le analisi di pasta, pane e semole in commercio commissionate ad istituti accreditati nei mesi scorsi dall’Associazione GranoSalus, ci si è interrogati nel Simposio se la presenza di tali contaminanti possa essere tollerata se contenuta nei limiti previsti dalla legge o se vada comunque combattuta, considerando anche la somma dei contaminanti che assumiamo in tutti i cibi a base di sfarinati, ogni giorno.

Oltretutto noi italiani ed italiane siamo, con i nostri quasi 26 chili l’anno, i primi consumatori al mondo di pasta, laddove tutte le altre popolazioni mondiali hanno un consumo di gran lunga inferiore. Noi consumiamo il triplo in rapporto agli Stati Uniti o alla Francia o alla Germania. Risulta ovvio che più pasta si mangia più la presenza di contaminanti concorre a determinare danni per la salute. E se consideriamo tutti i derivati dei cereali si arriva a 130 chili procapite.

Ma come arrivano questi contaminanti nella pasta? Per lo più dalla materia prima importata, ovvero il grano duro estero, contenente micotossine come il deossinivalenolo, erbicidi come il glifosato, metalli pesanti come piombio e cadmio, ma arrivano anche dai processi di trasformazione industriale del grano in pasta, come la furosina, una molecola che si forma a seguito delle altissime temperature di essiccazione della pasta praticate dalle industrie per ridurre i tempi di produzione e rendere appetibile a consumatori e consumatrici un prodotto ottenuto con grano estero di bassa qualità fornendogli artificiosamente un bel colore ed un’alta tenuta alla cottura, a basso prezzo. (Basti pensare che i tempi di essiccazione che agli inizi del secolo scorso erano di alcune settimane si sono ora ridotti a 2-3 ore… in pratica la pasta viene precotta!).

Il dottor Andrea Di Benedetto (GranoSalus) ha illustrato con ricchezza di documentazione gli effetti negativi, ancor più se incrociati, di deossinivalenolo (DON) e glifosato. La dieta mediterranea – ha aggiunto – è tale se si usano prodotti del territorio, che oltre ad essere più buoni hanno il pregio di aiutare nella prevenzione.

Il dottor Antonio Moretti (Cnr) ha spiegato perché il Don

non è presente nei grani prodotti nel Sud Italia ed ha evidenziato che il Nord Europa stà incrementando i livelli di micotossine, mentre le dottoresse Fiorella Belpoggi (Istituto Ramazzini di Bologna) e Alba Capobianco (Oncologa Crob Basilicata) hanno spiegato con estrema chiarezza come tutto ciò abbia drammatiche conseguenza sulla nostra salute.

In particolare la dottoressa Belpoggi, dopo aver precisato che il sistema è malato e la scienza asservita, si è soffermata sul glifosato. Secondo lo studio indipendente condotto dall’Istituto Ramazzini, in collaborazione con l’Università di Bologna (Facoltà di Agraria, Veterinaria e Biostatistica), l’Istituto Tumori di Genova, l’Istituto Superiore di Sanità, la Mount Sinai School of Medicine di New York con Grant NIH/USA, la George 
Washington University di Washington, il glifosato, anche a basse dosi, ha effetto genotossico (rompe il DNA e provoca microgranuli nelle cellule), ha effetto androgeno (interferisce con il sistema endocrino e provoca ritardo nello sviluppo sessuale) e ha effetto antibiotico (distrugge la flora intestinale). La dottoressa Capobianco, invece, ha sottolineato che la prevenzione risulta al primo posto tra i principi della sicurezza alimentare.

La professoressa Marilia Tantillo (Università di Bari) ha evidenziato che il consumatore ormai guarda alla qualità totale (è più interessato a tutti i contaminanti) ed illustrato ciò che avviene alle proteine durante i processi di trasformazione ad alte temperature. Il Dr Rocco Micocci di Alleanza Coop ha illustrato i rigorosi protocolli della Grande Distribuzione su prodotti alimentari.

Il professor Alberto Ritieni (Università di Napoli) ha spiegato nel Simposio come sia complesso e al contempo fondamentale perseguire l’obiettivo della qualità attraverso la scelta della materia prima migliore, il modo in cui viene lavorata e la consapevolezza di chi sceglie cosa consumare. La qualità aiuta molto il nostro microbiota (secondo cervello) ed ha effetti positivi sul welfare. Attenzionare dunque la revisione dei limiti di micotossine (tornare indietro sul DON).

Durante il question time sono stati toccati altri interessanti temi correlati, tra cui soprattutto il grave problema dei controlli sul grano importato effettuati nei porti pugliesi, dove affluisce la maggior parte del grano estero con un controllo spesso solo documentale. Importante la testimonianza del Dr Cosimo Gioia (foto sotto) sui controlli dei porti della Sicilia. Ma nel Simposio si è parlato anche di biopirateria sul grano Cappelli, di luoghi comuni da contrastare, diffusi tra chi consuma la pasta e di ricerca genetica per produrre seme di migliore qualità (Dr Vincenzo Natoli – Genetista).

 

Il giornalista Manuele Bonaccorsi di Report, autore del servizio di RAITRE Che Spiga! andato in onda il 30 ottobre scorso, ha entusiasmato la platea ricordando come la “questione grano” sia ormai diventata un tema di interesse economico mondiale ed un problema del sistema grano-pasta italiano. Troppe le contraddizioni tra libero commercio, salute e controlli. Fondamentali le analisi.

Il secondo focus del Simposio, moderato dal Dr Bonaccorsi, ha riguardato gli aspetti giuridici, rilevando che il Diritto è arrivato prima della politica nel dare ragione alla battaglia sostenuta dall’Associazione GranoSalus, attraverso le ordinanze dei tribunali, illustrate dall’ Avvocato Di Ciommo – Studio Di Ciommo e partners, che hanno riconosciuto l’autorevolezza delle analisi svolte dall’Associazione e delle affermazioni che ne sono derivate riguardo all’origine dei contaminanti presenti, contaminanti che appunto non avrebbero motivo e ragione di esistere nel grano prodotto in Italia ed in particolare nel Centro Sud. L’ Avv Luigi Iosa (Giurista) ha illustrato lo stato dell’ arte sulla tutela penale degli anelli deboli della filiera, mentre il Dr Edoardo Vitale (Magistrato) ha posto l’ accento sui limiti della tossicità che devono essere davvero biologici e sul riscatto del mezzogiorno a partire da una trasparente valorizzazione del grano duro. Di tutto il grano duro, non solo una sua piccola parte.

E’ questo il vero riscatto! Non quello promesso da qualche finta filiera agroindustriale…

Adesso si auspica che anche il mondo politico prenda atto dei dati scientifici, delle documentazioni prodotte, dei risultati degli studi di scienziati e ricercatori. In tal senso, dopo le promesse (mancate) a Miglionico di Salvatore Adduce  (ANCI),  l’Assessore regionale lucano all’agricoltura, Luca Braia, ha invitato il Presidente di GranoSalus Saverio De Bonis a partecipare all’incontro della Commissione Politiche Agricole (Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome), che si terrà a Matera il 7 dicembre prossimo. In quella autorevole sede politica, GranoSalus illustrerà il ruolo propulsivo di riscatto che può avere un grano duro di eccellenza in un contesto globale a tutti gli altri assessori regionali all’agricoltura d’ Italia e le modalità con cui incrementare gli indici di autoapprovvigionamento per l’Italia .

Ha concluso i lavori del Simposio Saverio De Bonis, Presidente dell’Associazione GranoSalus, annunciando che nei prossimi giorni saranno rese pubbliche ulteriori analisi svolte su pasta e pane,  preannunciando non solo alcune sorprese sui marchi attribuiti dall’ Unione Europea, ma anche qualche elemento positivo. Stavolta sarà possibile rispondere in modo più concreto alla domanda che consumatori e consumatrici rivolgono ogni giorno da mesi all’Associazione: quale pasta ci consigliate di consumare?

 





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