Etichettatura grano/pasta, Granosalus: “Gli industriali hanno perso al TAR, ma i consumatori non hanno ancora vinto”

Nuova sconfitta per gli industriali del grano/pasta. Dopo il rigetto dei ricorsi nei tribunali di Roma e Trani, contro GranoSalus, adesso il TAR Lazio ha annullato la richiesta di sospensione del decreto che il Governo ha varato per l’etichettatura, presentata da Aidepi. La magistratura, ai vari livelli, evidenzia la prevalenza del diritto all’ informazione rispetto agli interessi economici. La battaglia legale di GranoSalus produce i suoi effetti. Un primo grande passo anche se non è ancora sufficiente a raggiungere la piena sovranità alimentare. 

Italmopa, l’associazione industriali mugnai d’Italia, prende atto, “seppur con sorpresa, dell’ordinanza con la quale il TAR Lazio ha respinto la richiesta di sospensione dell’efficacia del Decreto Mipaaf – Mise relativo all’indicazione obbligatoria dell’origine del grano e delle semole nella pasta alimentare”. Che forse entrerà in vigore il 17 febbraio 2018.

Non a caso il Ministro Martina ha risposto: “Crediamo che questo provvedimento debba essere esteso a tutta l’Unione europea, perché si tratta di una scelta di equità, competitività e giustizia“.

L’ associazione degli industriali appare “preoccupata dall’impatto economico del Decreto in termini di maggiori costi di approvvigionamento” a cui risulterà inevitabilmente esposta l’industria molitoria. E del resto anche Paolo Barilla qualche giorno fa aveva posto l’accento sull’ aspetto economico, con una uscita un po’ infelice. Oltre a perorare la solita tesi dell’ insufficienza qualiquantitativa del grano italiano, il più grosso industriale della pasta si è soffermato sulla questione glifosato, il noto erbicida di cui si parlerà molto sabato prossimo nel Simposio Nazionale del Grano nella città dei Sassi.

Secondo Barilla “… se noi dovessimo fare un prototipo di pasta perfetta, in una zona del mondo non contaminata, senza bisogno di chimica, probabilmente quel piatto di pasta invece di 20 centesimi costerebbe due euro. Una pasta a “glifosato zero” è possibile ma solo alzando i costi di produzione. Si sta dando molta enfasi a qualcosa che non è un rischio …” La magistratura, invece, presta molta attenzione a questo rischio, anche a seguito delle vicende giudiziarie di Granosalus  che ha fatto da apripista nel dibattito nazionale e che a Matera presenterà un ricco parterre di scienziati e giuristi i quali valuteranno più attentamente tutta la problematica grano/pasta.

In ogni caso secondo le industrie italiane dare informazioni sul contenuto della pasta è così pericoloso da mettere in discussione la sopravvivenza delle loro Aziende. La sopravvivenza dei consumatori e delle aziende agricole italiane, invece, appare un aspetto marginale dell’ intera vicenda. Infatti è ferma intenzione delle industrie “sviluppare ogni forma di iniziativa, a livello nazionale e comunitario, che possa riconoscere le loro ragioni sia sul piano formale che sostanziale”.

I mugnai ricordano, inoltre, che a Bruxelles stanno lavorando per una legge unica europea sull’etichettatura che, una volta entrata in vigore, farà decadere automaticamente tutte le altre iniziative isolate e non convalidate dalla UE, come appunto quella in questione.

Ebbene, cari industriali, se risulterà difficile vincere sotto il piano normativo europeo, non è detto che i consumatori non abbiano la forza di combattere sul terreno del mercato (grano/pasta), grazie proprio alla nostra attività d’informazione legittimata dai Tribunali.

Il potere di scelta negli scaffali è, del resto, l’unica arma che oggi abbiamo per fronteggiare la forza delle multinazionali e la debolezza della politica. E a Matera ascolteremo il parere della GDO che in Europa ha già assunto atteggiamenti favorevoli ai consumatori a proposito dei contaminanti.

GranoSalus continuerà ad informare in questa direzione, sempre.

Sull’ etichettatura della pasta abbiamo anche scritto:

Etichette italiane della pasta? Un test sui limiti del diritto comunitario

La finta etichettatura d’origine della pasta? “Rischio boomerang per produttori e consumatori”

Il diritto di sapere da dove arriva il grano è un diritto al benessere dei consumatori. Ma non è l’unico!

 

Un commento

  1. Dove stanno ! quelli industriali e imprenditori che mettono al primo posto la salute delle persone e poi quello degli interessi.

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