Glifosato: Germania da l’ok al rinnovo per 5 anni. Italia e Francia votano no. Ma sul grano permane divieto d’uso. L’ ombra della fusione Bayer-Monsanto

I governi dell’Ue riuniti in Comitato d’appello hanno votato ieri a favore del rinnovo dell’autorizzazione del glifosato per cinque anni. Un grande regalo alle multinazionali che si accingono a completare la fusione. Gli equilibri sono stati spostati dal voto positivo della Germania e della Polonia. A favore si sono espressi 18 paesi, 9 contrari, 1 astenuto. Ma sul grano Ue permane il divieto d’uso che andrebbe esteso al grano canadese per non ritrovarlo nella pasta, nel pane e nelle semole. Una mano d’aiuto ai consumatori potrebbe però arrivare dalla GDO, che ha in mano le sorti della salute di tutti.

I Paesi UE, riuniti nel Comitato d’appello, hanno votato a favore del rinnovo dell’autorizzazione del glifosato per cinque anni.

A favore si sono espressi 18 paesi. Nove i contrari: oltre all’Italia, hanno votato contro Francia, Belgio, Grecia, Ungheria, Cipro, Malta, Lussemburgo e Lettonia, mentre il Portogallo si è astenuto. A far pendere l’ago della bilancia è stato il voto positivo della Germania, che si era sempre astenuta negli scorsi tentativi nel comitato permanente Ue su piante, cibi e mangimi, facendo mancare la maggioranza qualificata pro o contro la proposta della commissione.

Molto dura la reazione della Coalizione italiana StopGlifosato, espressa dalla portavoce Maria Grazia Mammuccini.

“Il rinnovo dell’autorizzazione all’uso del Glifosato per altri 5 anni rappresenta un’autentica truffa ai danni dei cittadini europei e dell’ambiente. Le 51 associazioni che fanno parte della Coalizione, assieme al grande movimento di cittadini che si sono mobilitati in Italia e in Europa, aveva chiesto lo stop immediato per una sostanza sicuramente dannosa, al di là delle polemiche sulla cancerogenicità”. Ci pareva comunque sensata la proposta del governo italiano che proponeva un’uscita definitiva entro il 2020..

Il rinnovo per altri 5 anni del glifosato “è un crimine contro l’Europa” ha commentato Eleonora Evi – eurodeputata del MoVimento 5 Stelle -.

“A spostare gli equilibri del Continente sono stati i voti di Germania e Polonia. In generale, questa decisione è figlia di un comportamento scellerato del Parlamento europeo, che ha annacquato le posizioni in un devastante gioco al ribasso durato fin troppo a lungo. Non è un casoconclude Evi che i tedeschi aspettino a gennaio la decisione finale della Commissione sulla fusione Bayer-Monsanto. Non ci vuole sicuramente un genio per capire come andrà a finire. Farmaci e pesticidi a braccetto per almeno altri 5 anni, il tempo utile per fare immensi profitti sulla pelle dei cittadini europei”.

Anche Federica Ferrario di Greenpeace Italia si è pronunciata su questo voto della Ue sul glifosato.

Il voto odierno è un regalo alle multinazionali agrochimiche, a scapito di salute e ambiente. Bene comunque il voto contrario dell’Italia, che ha dimostrato nuovamente di dare priorità alla tutela delle persone, e non al fatturato di chi produce e commercia il glifosato”. “La proposta della Commissione Ue – ha proseguito Ferrario – è basata su una dubbia valutazione del rischio sul glifosato, che afferma che non vi sono prove sufficienti su un legame della sostanza al rischio di cancro, nonostante l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) lo abbia classificato come “probabilmente cancerogeno” per le persone”. “Allo stato attuale – ha concluso Ferrario – nessuno può affermare con certezza che il glifosato sia sicuro, specie dopo le rivelazioni che stanno continuando a emergere grazie ai cosiddetti “Monsanto Papers” e lo scandalo del “copia-incolla”, relativo a parti del rapporto dell’Efsa sui rischi dell’uso del glifosato copiate dalla richiesta di rinnovo dell’autorizzazione di Monsanto”.

Uno studio pilota dimostra alterazioni ormonali

In realtà già alcuni studi pilota condotti dalla dottoressa Belpoggi dell’ Istituto Ramazzini confermano l’ interferenza endocrina. Ce li ha dimostrati anche al Simposio di Matera. E in attesa degli ulteriori approfondimenti della ricerca indipendente in Italia permane un divieto.

Divieto d’uso in pre-raccolta.

In Italia resta il divieto d’ uso del glifosato nelle aree frequentate dalla popolazione o da “gruppi vulnerabili” quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie, ma il divieto resta anche in agricoltura in pre-raccolta “al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura“, che tradotto vuol dire: “il glifosato nel grano non ci deve stare”!

Dunque, anche se l’ Unione Europea ha deciso di concedere un ulteriore rinnovo per 5 anni, gli effetti del decreto del Ministero della Salute in vigore dal 22 agosto del 2016 non vengono modificati.

In realtà le misure precauzionali introdotte a livello nazionale sono solo sulla carta giacchè non riguardano coerentemente l’ingresso in Italia di grano straniero trattato – come il grano proveniente dal Canada – dove viene fatto un uso intensivo di glifosato proprio nella fase di pre-raccolta. Così il principio di precauzione viene vanificato!

La Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha inserito il glifosato tra i prodotti considerati “probabilmente cancerogeni”. E alla IARC c’erano scienziati a valutare la probabile cancerogenità. Ma questo non ha fermato l’Europa dell’euro al servizio delle multinazionali. La Bfr tedesca, infatti, ha espresso pareri contrastanti a causa del conflitto d’ interesse e insieme all’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, sostiene che il glifosato non è pericoloso per la salute.

Tesi, questa – lo ricordiamo – smentita appena qualche giorno fa dalla Direttrice dell’ Istituto Ramazzini di Bologna nel corso di un Simposio nazionale che si è svolto a Matera e che a breve pubblicherà i suoi studi su prestigiose riviste scientifiche.

Simposio sul grano a Matera. Ecco cosa dicono gli scienziati a tutela dei consumatori e dei produttori

Ebbene, mentre noi dimostriamo nei tribunali che il glifosato è presente nella pasta e Report conferma con interviste l’assenza di controlli ai porti, le organizzazioni agricole (Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri) non intraprendono nessuna azione legale per far sì che il principio di precauzione sia rispettato e che i controlli ai porti siano effettuati. Il loro silenzio è vergognoso! Se i tedeschi hanno deciso di continuare a bere birra al glifosato, noi italiani, sulla pasta e sul pane, non possiamo aspettare altri cinque anni. Della birra possiamo anche farne a meno, ma del pane e della pasta nò!

Il ruolo della GDO

Una mano d’aiuto, però, potrebbe darcela la Grande Distribuzione. Questi gruppi potrebbero prendere posizione, per esempio, in favore di derivati del grano senza glifosato. Lo abbiamo detto esplicitamente alla COOP nel Simposio di Matera portando ad esempio l’azione che AUCHAN ha fatto autonomamente sui prodotti da giardinaggio.

Il gruppo Auchan vuole bandire il glifosato dai prodotti di giardinaggio. Bene! Questa è una notizia positiva.

Però, oltre che dai prodotti da giardinaggio, il glifosato dovrebbe essere bandito anche dalle nostre tavole. Quindi la palla adesso passa nelle mani della GDO…

Del resto, nel mercato sta prendendo piede una nuova sensibilità. Tantissimi consumatori, oggi, non ne vogliono più sapere di mangiare pasta, pane e semola al glifosato. E questo non potrà non avere effetti sulle scelte che la Grande distribuzione organizzata dovrà compiere.

Noi, comunque, saremo da pungolo costante con le analisi in autocontrollo autocertificato.





Un commento

  1. Desidero ringraziarvi per i vostri studi e per la vostra militanza per la salute dei cittadini. Un caro ringraziamento all’ottimo professore Di Benedetto, che sta istruendo le giovani generazioni su questi temi.
    Gaetano Colantuono .

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