Diplomazia efficace e sollievo per l’industria della pasta. Ma GranoSalus ricorda: “I campi italiani restano in sofferenza, servono aiuti veri anche ai produttori di grano”.
La svolta: via i dazi antidumping sull’export italiano
Gli Stati Uniti riducono drasticamente i dazi imposti alla pasta made in Italy. Dopo mesi di trattative, il Dipartimento del Commercio USA ha tagliato le tariffe antidumping al 5% medio, salvando circa 500 milioni di euro di esportazioni e restituendo ossigeno a tredici storici marchi italiani, sebbene alcuni siano di multinazionali straniere.
Una decisione che premia il lavoro diplomatico della Farnesina e della Commissione Europea, impegnate da tempo nella difesa delle eccellenze agroalimentari italiane.
Diplomazia e lavoro di squadra: il merito della Farnesina
L’intervento congiunto di ministeri, ambasciate e associazioni di categoria ha funzionato. La diplomazia italiana ha gestito la crisi con toni pacati e soluzioni tecniche, fornendo documentazione dettagliata alle autorità statunitensi e mantenendo un filo diretto con le imprese coinvolte.
Il risultato è la riduzione quasi totale dei dazi provvisori, che erano arrivati a sfiorare il 91,7%. Ecco alcuni esempi:
- Garofalo: 7% (invece del 91,7% iniziale; il pastificio è controllato per il 52% dal gruppo multinazionale spagnolo Ebro Foods)
- La Molisana: 2,65%
- Rummo: 5,21%
Le voci dei protagonisti
Cosimo Rummo commenta con soddisfazione:
«Alla fine hanno riconosciuto che la decisione era inappropriata. Ringrazio il Governo e il ministro Tajani per la professionalità e la fermezza con cui hanno gestito la crisi del dumping».
Un’identica soddisfazione arriva da Giuseppe Ferro, ad de La Molisana:
«È stato un lavoro di squadra esemplare. Abbiamo difeso la correttezza del nostro operato e dimostrato che la qualità italiana è imbattibile».
L’altra faccia della medaglia: la denuncia di GranoSalus
Ma non tutti condividono l’entusiasmo.
La nostra associazione Granosalus lancia un monito: “Se per le grandi industrie (anche estere) la macchina diplomatica si muove rapida e compatta, per le aziende agricole italiane la risposta dei governi è invece lentissima e frammentaria, a danno dei consumatori e del bilancio sanitario dello Stato”.
Un Paese che continua a sostenere solo la trasformazione e le multinazionali, penalizzando chi produce materie prime nobili in Italia, non deve poi sorprendersi se produttori e consumatori reagiscono negativamente. I sondaggi dicono che sette italiani su dieci non si sentono rappresentati (Ultimo rapporto dell’Osservatorio Fragilitalia).
Quanti voti portano nelle urne dieci pastai e una multinazionale spagnola?
Mentre si corre a tutelare le esportazioni di una decina di industrie della pasta, migliaia di produttori di grano italiano continuano a vendere sottocosto, schiacciati da importazioni massive di cereali esteri, non tracciati, senza controlli e da costi di produzione sempre più alti, con prezzi all’origine poco trasparenti e/o filiere capestro.
Come evidenziato anche da altre testate di settore, la crisi del comparto cerealicolo nel Sud Italia — Puglia in testa — ha ridotto enormemente la redditività a poche decine di euro per ettaro, mentre le importazioni dal Canada e dalla Turchia inondano il mercato interno a prezzi fuori concorrenza e in dumping ai nostri produttori come abbiamo scritto in questo articolo:
Crollo prezzi grano: servono misure anti-dumping dalla UE. Il governo si attivi subito
GranoSalus chiede che la stessa rapidità mostrata nei confronti dell’export industriale venga applicata anche nel sostenere chi produce la materia prima, garantendo prezzi equi, filiere trasparenti, controlli rigorosi sulle importazioni e dando risposta ad alcune interrogazioni parlamentari:
interrogazione-su-danni-da-ritorsione-geopolitica
Come ricorda sempre la nostra associazione, unica in Italia a difendere anche nei Tribunali il grano Made in Italy :
“Non si può parlare di vittoria del made in Italy se il grano duro italiano continua a valere meno del suo costo di produzione”.
Cosa cambia per export e consumatori
Nonostante le ombre, il taglio dei dazi rappresenta una boccata d’ossigeno per l’economia italiana e un ritorno alla normalità commerciale con gli USA, il principale partner extra-UE per la pasta made in Italy.
Per i consumatori americani, significa prezzi più stabili e un maggiore accesso ai marchi di qualità italiani.
Ma per l’intera filiera, questa vicenda deve diventare un punto di partenza: la competitività dell’Italia non può poggiare solo sugli industriali, ma anche su un’agricoltura nazionale valorizzata e sostenibile, in grado di difendere la salute dei consumatori e il bilancio sanitario dello Stato.
