Sul vero Green entrano in vigore le nuove regole sui claim ambientali: vietati i marchi fai-da-te, le promesse vaghe di sostenibilità e le compensazioni CO₂ non dimostrabili.
Una rivoluzione per la trasparenza
Da settembre 2026 i messaggi e le etichette “green” di facciata spariranno dagli scaffali dei supermercati.
Entra infatti in vigore il decreto legislativo n. 30/2026, che recepisce in Italia la Direttiva UE 2024/825 contro il greenwashing e le pratiche commerciali scorrette in materia di sostenibilità.
Il provvedimento, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale lo scorso 9 marzo, impone alle imprese nuovi criteri di trasparenza e verificabilità per ogni messaggio ambientale rivolto ai consumatori — dai claim pubblicitari alle etichette di prodotto.
Il testo europeo mira a trasformare la sostenibilità da slogan a dato verificabile, vietando affermazioni generiche come “eco-friendly”, “verde”, “vero green”, “a impatto zero” o “amico della natura” se prive di prove scientifiche misurabili e certificate (ilsole24ore.com).
Claim “verdi” solo se verificabili
Da ora in poi, tutte le asserzioni ambientali dovranno essere:
• Documentabili, basate su dati verificabili e accessibili;
• Misurabili, collegate a indicatori ambientali oggettivi (es. parametro CO₂, consumo d’acqua, riciclabilità);
• Certificabili, tramite enti di terza parte indipendenti e marchi riconosciuti come Ecolabel UE o standard ISO 14024.
Addio quindi ai marchi “fai-da-te”: potranno restare sugli scaffali solo prodotti certificati da sistemi ufficiali, aperti al controllo e fondati su criteri oggettivi.
Un’opportunità italiana: il marchio GranoSalus
In questo scenario, il nuovo quadro normativo rappresenta un’occasione favorevole per i marchi trasparenti e certificati.
Il momento è particolarmente propizio per lanciare la tanto attesa certificazione GranoSalus, riconosciuta e approvata dall’Unione Europea, nata da un marchio registrato e supportata da un disciplinare tecnico rigoroso.
GranoSalus si distingue perché unisce filiera controllata, tracciabilità e sostenibilità reale: un modello che anticipa i criteri richiesti dal decreto anti-greenwashing e risponde pienamente agli standard europei in materia di qualità, sicurezza e impatto ambientale.
Come ha ribadito l’ Assemblea della nostra Associazione – unica in Italia a difendere il grano green e la salute dei consumatori anche nei Tribunali – occorre far capire al Governo che è necessario sostenere solo le “filiere autentiche” promosse da chi produce, non da chi trasforma:
“Non si può parlare di una filiera equo-solidale (in onore del compianto Prof. Giannico) se al suo interno non si ripartisce il valore aggiunto in modo corretto e dignitoso, rimettendo al centro della governance la figura di chi produce materie prime nobili qui ad emissioni zero. Non di chi le trasforma con misteriose miscele di dubbia provenienza (quindi con navi ad alte emissioni) e scarsa qualità”
La sua adozione da parte delle aziende cerealicole e agroalimentari potrebbe diventare un simbolo di buone pratiche italiane, capace di valorizzare non solo la produzione del grano duro, ma anche la credibilità della comunicazione ambientale nel settore food.
Neutralità climatica? Solo se reale
Molte aziende finora hanno pubblicizzato prodotti “a emissioni zero” basandosi esclusivamente su operazioni di carbon offset.
Dal 27 settembre ciò non sarà più consentito: dire “impatto neutro” senza dati verificabili sarà considerato pratica ingannevole.
Anche i requisiti ambientali già obbligatori per legge non potranno essere venduti come vantaggi esclusivi, un modo per evitare che la trasparenza venga utilizzata come leva fuorviante di marketing.
Durabilità e riparabilità: i nuovi diritti dei consumatori
Il decreto introduce anche nuovi obblighi formativi su durabilità, riparabilità e ciclo di vita dei prodotti.
I produttori dovranno comunicare in modo chiaro:
• la vita utile stimata del prodotto,
• la disponibilità di pezzi di ricambio,
• la durata degli aggiornamenti software per i dispositivi digitali.
Sono inoltre vietate le forme di obsolescenza programmata, come aggiornamenti non necessari o informazioni carenti su riparazioni e costi.
Sanzioni e controlli
A vigilare sarà l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm), con poteri di:
• cessazione immediata delle pratiche ingannevoli;
• multe fino al 4% del fatturato annuo, o da 5.000 a 10 milioni di euro nei casi più lievi.
Questo innalza il livello di responsabilità delle imprese e chiude definitivamente l’era della sostenibilità “di facciata”.
Verso un nuovo patto verde: verità, valore e filiera
Il futuro della sostenibilità e del green passa da tre parole: verità, valore, verifica.
Chi investe in certificazioni serie, filiere trasparenti e dati misurabili — come si sta muovendo l’ associazione con il marchio GranoSalus sollecitata da milioni di consumatori — sarà pronto a entrare nella nuova economia circolare europea, dove il “verde” non è più marketing, ma credibilità documentata … e anche prevenzione sanitaria.
