INFLAZIONE: PASTAI E MUGNAI FACCIANO LA LORO PARTE A BENEFICIO DI CONSUMATORI E PRODUTTORI

L’inflazione gonfia il costo del carrello della spesa benché al suo interno vi siano meno prodotti. La Gdo dice di aver fatto già la sua parte per attutire gli aumenti derivanti dall’ inflazione e, conoscendo i costi di produzione, rinvia la palla nel campo degli industriali. Sui prezzi della pasta adesso tocca agli industriali (mugnai e pastai) che avrebbero fatto molti extraprofitti quest’anno grazie allo stop della CUN e alla mancanza di trasparenza nel meccanismo di formazione dei prezzi all’origine. Oggi incontro delle parti con il Ministro Urso e giovedì incontro del Tavolo di filiera al Masaf  con il Sottosegretario La Pietra per far ripartire la Commissione unica nazionale-CUN.

La vita costa di più anche se si sta a casa. Con un aumento dell’ 11% su base annua, alimentari e bevande analcoliche sono la categoria che rincara di più, secondo la tabella Istat sull’indice dei prezzi al consumo a giugno 2023.

La preoccupazione riguarda sempre più il mercato italiano. Secondo l’stat, nei primi cinque mesi dell’anno il valore delle vendite al dettaglio è cresciuto del 4,7%. Il loro volume, cioè la quantità di beni comprata, è però sceso del 3,7% con un calo vicino al 5% per gli alimentari. E’ l’effetto dell’inflazione che vede aumentare il costo del carrello della spesa con sempre meno prodotti.

La pasta cresce notevolmente

Il piatto italiano per eccellenza, la pasta, da giugno 2022 a giugno di quest’anno costa il 6% in più secondo i dati di Altroconsumo. Ma c’è un particolare: se prendiamo come riferimento il 2021 il rincaro è pari al 32%.

Quindi in due anni la pasta è aumentata del 32%, mentre il grano ai produttori è stato sottopagato!

Nel 2021, secondo dati Ismea, la media del prezzo del grano duro fino è stata pari a 36,20 euro/qle, a fronte di una quotazione media del grano duro extra UE pari a 42,24 euro/qle. Quindi non solo gli industriali hanno speculato sulla pelle degli agricoltori italiani pagando molto meno il grano nazionale rispetto a quello estero, ma hanno pure speculato sui consumatori con gli extraprofitti sulla pasta. Doppia speculazione!

Non si ferma il vento con le mani

Pensare di controllare il libero mercato è come fermare il vento con le mani. Fanno dunque bene gli agricoltori a non dare ascolto alle parole del Cav. Divella che ogni tanto ci delizia con le sue profezie strampalate perchè vorrebbe che gli agricoltori fossero suoi camerieri. Vedremo se gli industriali, in particolare quelli che producono pasta 100% italiana, saranno disposti a fare a meno del grano italiano, che quest’anno a causa delle condizioni climatiche avverse non è disponibile in quantità ingenti. O se vorranno generosamente offrire prezzi d’acquisto in linea: i) con gli aumenti registrati dalla pasta negli ultimi due anni e ii) con la carenza di materia prima italiana.

Del resto, la Federdistribuzione (che conosce molto bene i costi di produzione industriali) afferma di aver fatto tutto il possibile per attutire l’urto dell’inflazione sui consumatori. Ora tocca alle industrie fare la propria parte, rinunciando a una parte dei loro enormi profitti a beneficio dei consumatori. E, aggiungiamo noi, a beneficio dei produttori di grano che in queste condizioni di calo dei prezzi e calo degli aiuti comunitari non ha più voglia di seminare grano per fare beneficenza ad altri.

Ecco le dichiarazioni di Buttarelli, presidente di Federdistribuzione:

Il mercato di largo consumo sta dando dei segnali di volumi negativi e questo ci preoccupa, parliamo di un calo consistente. Nel primo semestre i volumi delle vendite sono calati del 3% mai cosi male dagli anni ’80. In una situazione come questa a patire saranno anche le filiere produttive primarie.  Durante l’anno gli industriali hanno continuato ad aumentare i listini, anche a fronte della frenata delle materie prime. Per questo è necessario coinvolgere tutto il sistema agroalimentare.

Nel frattempo, il potere d’acquisto dei lavoratori italiani è crollato del 7,3% in un anno. Con queste premesse in autunno i consumi potrebbero rallentare ulteriormente.

Cosa fanno le istituzioni?

Se una nazione non riesce a gestire i rincari dei beni di prima necessità quali pasta, farina e semola, qualche domanda deve porsela. Noi il quadro delle speculazioni ce lo abbiamo ben chiaro e lo dimostrano alcune verità storiche: le sanzioni antitrust al cartello dei pastai e la sentenza di annullamento dei listini del grano duro di Foggia.

Oggi il ministro Urso torna ad incontrare i gruppi della grande distribuzione (Gdo) e dell’industria alimentare per abbassare il costo attraverso un’intesa su un “trimestre antinflazione”. L’obiettivo è quello di offrire tra ottobre e dicembre una selezione di prodotti a prezzi calmierati e non soggetti ad aumenti.

Noi riteniamo, alla luce di verità storiche, che per combattere la speculazione sia necessario regolamentare stabilmente il mercato e non temporaneamente.

Il 3 agosto invece si riunirà il Tavolo di Filiera al Masaf

Dopo il question Time in Senato, la nostra conferenza stampa a Foggia e la petizione della Cia, il Ministero ha ritenuto di convocare urgentemente il tavolo di filiera per affrontare le note problematiche del comparto.

Vi terremo aggiornati all’esito di questi incontri.

 

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