GranoSalus ad Aidepi: “Ostentare soddisfazioni non ha ragione di esistere”. Stop ai contaminanti nella pasta

A seguito della pubblicazione sulla rivista Il Salvagente dell’articolo intitolato “Tribunale dà torto ai pastai: micotossine e glifosato fanno dubitare del made in Italy”, i pastai di Aidepi hanno replicato ostentando soddisfazioni che non hanno alcuna ragione di esistere. Controreplica di GranoSalus: “le correzioni sono state operate al fine di rendere più limpido il significato dello stesso che era proprio quello di porre una serie di interrogativi”. Aidepi non dice che l’ Ordinanza sancisce: (i) costituzionalità del diritto all’ informazione; (ii) legittimità del dubbio e delle indagini private; (iii) assenza di fumus e periculum; (iv) difetto di citazione verso Google; (v) superiorità del grano italiano; (vi) carenze nella tutela dei bambini. Su quest’ultimo punto Aidepi nasconde l’ imbarazzante posizione di Divella e La Molisana.

Il provvedimento emesso dalla Seconda Sezione del Tribunale di Roma in persona del Giudice Cecilia Pratesi, ha asserito che “micotossine e glifosato” contraddistinguono il grano canadese che non è made in Italy. Il grano italiano è tendenzialmente esente dal Don, per ragioni climatiche, e dal glifosate, in virtù dei divieti di legge al suo utilizzo. Questo è quanto è riuscito magistralmente a dimostrare lo studio del Professor Avv. Francesco Di Ciommo, che ha difeso nel giudizio l’associazione GranoSalus avvalendosi della relazione tecnica del dottor Roberto Carchia che ha messo in fila il risultato di decine di pubblicazioni scientifiche agronomiche, statistiche e tecnologico-alimentari.

Infatti, dalla lettura dell’ articolo si apprende come l’associazione GranoSalus avesse il dubbio che non potesse parlarsi di pasta italiana. E’ erroneo. E’ noto che trattasi di made in Italy solo perché la normativa vigente consente agli industriali di fregiare con questa dicitura prodotti assemblati in Italia con materia prima proveniente però dall’estero. Ciò, con precipuo riferimento agli alimenti, suona davvero paradossale. Ma tant’è!

Alla luce di ciò è opportuno precisare come, dati i valori dei contaminanti, rivelati dalle analisi, l’associazione GranoSalus avesse il dubbio che non si trattasse di pasta “fatta” con grano italiano.

Ciò che più preme sottolineare è che quanto asserito nell’articolo in questione nella parte relativa alle precisazioni di Aidepi – e cioè che la rettifica operata da GranoSalus all’articolo del quale i pastifici e l’Aidepi chiedevano la rimozione avrebbe ridotto le asserzioni espresse dal presidente Saverio De Bonis “al rango di mere ipotesi” “non dimostrate e non dimostrabili” – non corrisponde al vero.

Infatti, le correzioni apportate a poche locuzioni dell’articolo originale, ritenuto pretestuosamente diffamatorio dai pastifici, sono state operate al fine di rendere più limpido il significato dello stesso che era proprio quello di una serie di interrogativi scaturenti: (i) dai risultati delle analisi (incontestate nel merito); (ii) dalle considerazioni agronomiche accettate dal giudice in virtù delle quali deve escludersi la presenza di Don e Glifosate nel grano italiano;  (iii) dalle considerazioni relative alle tecniche di molitura e di trattamento del grano prima della  molitura che se riducono la presenza del DON dal grano alla semola, privano altresì il grano di elementi nutrizionali importanti.

Tali dati sono stati da GranoSalus incrociati con i dati statistici relativi alle produzioni canadesi ed alle pubblicazioni effettuate dagli stessi canadesi relative alla qualità del grano da loro esportato e da loro descritto come caratterizzato da valori medi di Don compreso tra le 4mila e le 6mila parti per miliardo, stante il limite europeo di 1.750.

Questi interrogativi restano validi in tutta la loro portata allarmante ed anzi sconcertante e come tali sono stati ritenuti legittimi dal giudice. La nostra associazione voleva esprimere dubbi, e non affermare certezze. Il Giudice ha ritenuto quei dubbi legittimi e, dunque, oggetto di lecita divulgazione.

Cosa dice la replica dei ricorrenti Aidepi?

I produttori di pasta, riuniti in AIDEPI (Associazione delle Industrie dei Dolci e della Pasta Italiane), spiegano che il provvedimento del tribunale “conferma la legittimità della nostra azione. Il giudice ha rigettato la nostra richiesta di cancellazione degli articoli dal web solo perché nel frattempo – a seguito della notifica della causa – sono stati emendati e rettificati e oggi non riflettono più il tono e il senso originario. Ora, come confermato nel provvedimento, le affermazioni sono puramente ipotetiche e dubitative e sono espresse nell’ambito del diritto di critica. Non sono una verità, quindi, come originariamente si voleva far credere. Sono solo un’opinione”.

AIDEPI annuncia inoltre “la possibilità di proporre reclamo e avvalerci di una tutela risarcitoria nelle sedi opportune. E nei prossimi giorni valuteremo se farlo”.

La controreplica di Granosalus

Nessuna soddisfazione seppur ostentata dall’Aidepi ha ragione di esistere in quanto il provvedimento di rigetto favorevole a GranoSalus, entrando nel merito delle affermazioni dell’ associazione, ha ritenuto tali dubbi quanto mai ragionevoli e fondati, evidenziando le sostanziali differenze tra grano estero e grano italiano. Sono, dunque, legittimi i sospetti che la pasta italiana contenente contaminanti esclusivamente presente nei grani esteri non sia ottenuta solo dalla miscela di grani italiani ed esteri ma anche da grani italiani e grani tipicamente contaminati con valori elevati di DON (anche oltre le soglia di legge come dimostrano i ricorrenti sequestri di navi canadesi al porto di Bari). Legittimi sono stati ritenuti, alla luce della copiosa letteratura medica pure rassegnata nel corso del giudizio da parte dello studio del professor Di Ciommo, i dubbi che deossinivalenolo e glifosate possano essere pericolosi per la salute anche se presenti in misura inferiore alle soglie di legge.

Dubbi legittimi secondo il Tribunale

Ancora più importante, il Giudice Cecilia Pratesi sottolinea che i dubbi di GranoSalus erano legittimi:

È vero che le quantità di contaminanti rilevati nella pasta […] non risultano superiori ai limiti di legge, ma è vero anche che la presenza di tali sostanze può legittimamente indurre gli analisti a dubitare della miscelazione del prodotto italiano con grani esteri”.

Imbarazzante la posizione di Divella e La Molisana

Si ricorda da ultimo l’imbarazzante posizione emersa dalle analisi, ritenute incontestate nel merito dal Tribunale di Roma, relativa alle ditte Divella e La Molisana la cui pasta contiene Don in quantità eccedente i limiti di legge stabiliti a tutela dei bambini di età inferiore ai tre anni senza che tale indicazione sia apposta sulla confezione.

Il Giudice Cecilia Pratesi, sul punto, evidenzia che i rilievi di GranoSalus erano legittimi:

“…è vero che i prodotti analizzati non risultano destinati alla alimentazione
per la prima infanzia, ma è vero altresì che il superamento dei limiti dei
contaminanti previsti per tale categoria “debole” della popolazione non risulta segnalato, e che i consumatori possono essere interessati alla diffusione di tale informazione, onde evitare che il prodotto venga comunque somministrato ai bambini nei primi tre anni di vita, posto che – notoriamente – non tutte le famiglie sono solite differenziare l’alimentazione degli ultimi nati da quella riservata agli altri componenti del nucleo familiare, anche in ragione dei maggiori costi che generalmente presentano i prodotti per la prima infanzia.

We love pasta, ma senza contaminanti!

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