Dopo anni di inerzia, omissioni, furbizie normative e rinvii istituzionali, la crisi del grano duro è esplosa in tutta la sua gravità. Ma non si dica che nessuno l’aveva vista arrivare. Era tutto scritto. Era scritto nei redditi agricoli falcidiati. Era scritto nella progressiva rinuncia a seminare. Era scritto nella solitudine dei cerealicoltori, lasciati a combattere da soli mentre politica, sindacati e grandi interessi di filiera facevano finta di niente.
La Risoluzione del Senato della scorsa legislatura, che avrebbe dovuto affrontare seriamente il nodo del grano duro, è rimasta sostanzialmente lettera morta. Le istituzioni hanno scelto di non vedere, di non decidere, di non disturbare gli equilibri consolidati. E adesso, quando i buoi sono ormai scappati dalla stalla, il Ministero si sveglia e prova maldestramente a spingere i consumi di grano e pasta nazionale con una campagna pubblicitaria tardiva.
Tardiva e ipocrita.
Perchè per anni non si è voluto fare la sola cosa seria da fare: dire con chiarezza ai consumatori cosa stavano comprando.
La grande confusione costruita attorno alle etichette
La verità è semplice: milioni di italiani non sanno davvero da dove viene il grano della pasta che mangiano. Non lo sanno perchè per anni è stata tollerata, quando non protetta, una legislazione sull’etichettatura che invece di chiarire ha confuso. Invece di informare ha coperto. Invece di rendere trasparente ha reso opaco.
Sigle come UE/Non UE, oppure formule nebulose come Italia e altri Paesi UE e/o non UE, non informano: annebbiano. Non aiutano il consumatore a scegliere: lo disorientano. Non chiariscono l’origine della materia prima: la nascondono dietro un burocratese studiato per non far capire nulla.
Ed è difficile non vedere, in tutto questo, una violazione dello spirito stesso dell’informazione leale al consumatore. Perchè se il cittadino non riesce a capire cosa compra, se non riesce a distinguere una filiera 100% italiana da una miscela di origini multiple, allora quella non è informazione: è una rappresentazione ambigua del prodotto.
Prima volevano nascondere l’origine, poi i costi
La storia degli ultimi anni parla chiaro. I grandi operatori industriali hanno combattuto contro l’obbligo di indicare l’origine del grano in etichetta. Hanno fatto ricorso. Hanno provato a sottrarre al consumatore il diritto di sapere da dove arrivava la materia prima. E hanno perso.
Poi si è aperto un altro fronte: quello del monitoraggio dei costi di produzione del grano. Anche lì si è vista la stessa resistenza. Prima non volevano che si conoscesse l’origine. Poi non volevano che si conoscesse il costo reale di produzione della materia prima italiana.
Tradotto: prima non volevano la trasparenza sulla materia prima. Poi non volevano la trasparenza sul valore economico del lavoro agricolo.
E allora basta ipocrisie. Qui non siamo di fronte a un semplice dibattito tecnico. Siamo davanti a un conflitto vero tra chi vuole un consumatore informato e chi preferisce un consumatore confuso; tra chi vuole un’agricoltura valorizzata e chi preferisce una materia prima anonima, intercambiabile, schiacciata nel calderone globale.
Il fallimento politico e il pasticcio della CUN
Nel frattempo, mentre il settore affondava, la politica ha continuato a perdere tempo. Nessuna attuazione sostanziale degli indirizzi parlamentari. Nessuna vera strategia per il grano duro. Nessuna inversione di rotta.
E come se non bastasse, si è aggiunto anche il pasticcio della CUN del grano duro, con un decreto direttoriale controverso, contestato, oggetto di ricorso, che invece di rafforzare la credibilità del sistema ha aumentato sfiducia e disordine. Noi abbiamo anche provato a prevenire i guasti con degli emendamenti, diversamente da quelli che si addormentano ai tavoli ministeriali. Ma ha prevalso la “mano invisibile” di Adam Smith…
Oggi il risultato è devastante: molti agricoltori non credono più a nulla. Non credono più alle promesse. Non credono più ai tavoli. Non credono più ai comunicati. E soprattutto non credono più che questo sistema voglia davvero salvarli.
Hanno ragione.
Perchè un sistema che lascia crollare il settore primario e poi corre a comprare consenso con una campagna pubblicitaria non sta governando una crisi: sta rincorrendo le macerie.
I consumatori sono sovrani, non sudditi da confondere
C’è però un punto che nessuno potrà cancellare: i consumatori sono sovrani. Hanno il diritto di sapere cosa mangiano. Hanno il diritto di conoscere da dove viene il grano. Hanno il diritto di distinguere una filiera interamente italiana da una miscela proveniente da più Paesi. Hanno il diritto di non essere presi in giro da etichette fumose e formule ambigue.
Per questo la battaglia non riguarda solo gli agricoltori. Riguarda direttamente ogni cittadino che entra in un supermercato e compra pasta senza essere messo in condizione di capire davvero cosa sta portando a tavola.
E’ una questione di verità, prima ancora che di mercato.
Basta UE/Non UE: vogliamo sapere cosa mangiamo
Per questo Granosalus lancia una petizione in rete chiara, netta, senza giri di parole:
BASTA UE/Non UE. VOGLIAMO SAPERE COSA MANGIAMO.
Basta con le sigle che confondono. Basta con le formule costruite per non dire. Basta con l’uso di richiami all’italianità senza il coraggio di dichiarare con precisione l’origine della materia prima.
La proposta è semplice, giusta e difficilmente contestabile da chi non ha nulla da nascondere:
sul fronte della confezione, nello stesso campo visivo della denominazione di vendita, deve essere indicata la composizione percentuale della miscela di grano duro utilizzata per la produzione di quel lotto, con indicazione del singolo Paese di provenienza, Paese per Paese.
Non più UE/Non UE.
Non più formule vaghe.
Non più opacità.
Se una pasta è fatta con 100% grano italiano, lo si scriva chiaramente.
Se è fatta con una miscela, si dica chiaramente: quanto Italia, quanto Canada, quanto Australia, quanto altro.
Chi può avere paura di una regola così semplice? Solo chi ha interesse a tenere il consumatore al buio.
Non è protezionismo: è trasparenza
Chi proverà a liquidare questa proposta come protezionismo dirà il falso. Nessuno vuole vietare le importazioni. Nessuno vuole chiudere le frontiere. Nessuno vuole impedire alle aziende di approvvigionarsi dove ritengono opportuno.
Noi chiediamo una cosa molto più semplice e molto più civile: che chi compra sia messo in condizione di sapere.
E questa non è una bandiera ideologica. E’ il minimo sindacale di una democrazia alimentare degna di questo nome.
Difendere il vero Made in Italy
Questa battaglia serve anche a difendere il vero Made in Italy, non quello usato come slogan di marketing mentre la materia prima scompare dietro formule generiche. Il vero Made in Italy si difende dicendo la verità. Si difende valorizzando i pastifici che usano davvero 100% grano italiano. Si difende restituendo valore al lavoro agricolo nazionale. Si difende premiando chi non ha nulla da occultare. Il resto è un sovranismo di comodo a fasi intermittenti funzionale all’equivoco.
Che non serve a tutelare i mugnai e i pastai onesti, quelli che non temono la chiarezza perchè la chiarezza è già parte del loro lavoro.
La verità che il sistema non vuole ammettere
La verità è che la crisi del grano duro non è solo figlia del mercato e della sua mano invisibile. E’ figlia di una lunga complicità tra inerzia politica, debolezza e/o sonnolenza sindacale, opacità di filiera e narrazioni industriali interessate. Si è preferito tenere insieme il sistema con l’ambiguità, invece di riformarlo con la verità.
Adesso quel sistema scricchiola. E mentre scricchiola, qualcuno pensa di cavarsela con una campagna promozionale. Non basta. Non servirà. Non si rimedia a una crisi strutturale con uno spot.
Serve una scelta di campo.
Noi la nostra l’abbiamo fatta da tempo: dalla parte degli agricoltori e dalla parte dei consumatori. Dalla parte di chi produce e di chi ha diritto a sapere. Dalla parte della trasparenza contro l’opacità. Dalla parte della sovranità alimentare contro il marketing dell’equivoco.
Per questo diciamo con forza: basta UE/Non UE. Vogliamo sapere cosa mangiamo.


