Ci sono momenti in cui una battaglia, condotta a lungo nelle sedi giuridiche e nel silenzio della propaganda, trova improvvisamente un terreno politico che la rende irresistibile. È ciò che è accaduto nelle ultime settimane con la sede della CUN del grano duro. E la notizia, per chi segue la filiera cerealicola del Mezzogiorno, è importante: il Comune di Foggia è finalmente dalla nostra parte.
Dopo aver svolto l’audizione di Granosalus in Commissione, pochi giorni fa il Consiglio Comunale di Foggia ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno con cui si chiede l’istituzione della CUN del grano duro a Foggia. Un voto trasversale, senza distinzione di colore politico, che cancella ogni logica di parte davanti alla fondatezza di un ricorso e di una richiesta che il territorio rivendica da tempo.
L’obiettivo: lo stesso criterio del Nord
L’obiettivo è semplice, e proprio per questo inattaccabile. Applicare a questa CUN — l’unica del Mezzogiorno — i medesimi criteri che hanno stabilito la sede delle altre sette CUN a Verona, Mantova, Parma e Forlì. Cioè: la Commissione Unica Nazionale di una filiera siede dove la filiera è radicata, dove la produzione è concentrata, dove il territorio ne è il cuore economico e sociale.
Per il grano duro del Mezzogiorno — Puglia, Basilicata, Molise, Campania, Abruzzo, Sicilia — quel cuore è la Capitanata, è Foggia, è il Tavoliere. Pretendere che la CUN del grano duro sieda altrove significa ignorare il principio di territorialità che la legge ha applicato per tutte le altre CUN. Significa, ancora una volta, capovolgere la regola per adattarla a interessi che non sono quelli del territorio.
Un grande risultato politico per Granosalus
È un grande risultato politico per la nostra associazione. E va detto con chiarezza, perché la memoria breve della politica agricola rischia di far dimenticare chi ha portato fin qui la battaglia.
Granosalus, da sola, ha presentato il ricorso al Consiglio di Stato contro il Decreto direttoriale sulla CUN, denunciandone i vizi di forma e di sostanza: la rappresentanza sbilanciata, la mancata nomina dei garanti previsti dall’art. 6, le deleghe contestate, i conflitti d’interesse non dichiarati. Granosalus, da sola, ha sostenuto il costo politico e giuridico di un’azione che altre sigle — a cominciare da Liberi Agricoltori — hanno guardato da lontano, senza spendere una parola di appoggio, senza presentare un atto, senza assumere una posizione.
Il comportamento passivo dei sindacati, specie quello di Liberi Agricoltori, è un dato di fatto documentabile. Si dichiara “antisistema” e si sta a guardare mentre la CUN viene costruita a misura dell’industria. Si definisce “diversa” e si comporta come gli altri — sebbene con minore capacità di intervento.
Tutte le forze politiche hanno capito
Adesso la situazione è cambiata. Tutte le forze politiche territoriali, che hanno sottoscritto all’unanimità l’ordine del giorno — di cui il Consigliere Cataneo è primo firmatario — hanno capito l’importanza della CUN, l’importanza della sede a Foggia e la necessità di rivedere un decreto viziato nella norma e nella sostanza.
È un punto di svolta politico, che l’associazione Granosalus ha innescato e che compatta il territorio del Mezzogiorno, rivendicando ciò che al Nord avviene per le altre CUN. Non è una rivendicazione localistica: è una rivendicazione di parità di trattamento. Se Verona è la sede della CUN dei conigli, se Mantova è la sede della CUN dei suini, se Parma è la sede della CUN dei tagli di carne suina fresca, se Forlì è la sede della CUN delle uova, perché Foggia non dovrebbe essere la sede della CUN del grano duro?
L’ordine del giorno impegna, inoltre, l’Amministrazione foggiana a coinvolgere anche gli altri Comuni, la Provincia di Capitanata e la Regione Puglia. È la corretta estensione territoriale di una battaglia che riguarda l’intero Mezzogiorno cerealicolo, non solo il Comune capoluogo.
Il Ministro ha annunciato modifiche
A questo quadro si aggiunge un elemento che non va sottovalutato. Anche il Ministro Lollobrigida ha annunciato modifiche al Decreto direttoriale sulla CUN, in linea con quanto richiesto da Granosalus e come emerso dall’Assemblea di Confagricoltura e dalle interlocuzioni successive.
Speriamo che, dopo l’esito positivo della sentenza del Consiglio di Stato, il Ministro riesca a dire chiaramente che cosa è stato: un decreto un po’ tardivo e autoritario, dettato dallo strapotere degli industriali, a cui politici e sindacati sono assuefatti.
L’assuefazione è un fatto opzionale. Il rispetto delle leggi no.
Un ringraziamento doveroso
Il voto unanime del Consiglio Comunale di Foggia cancella ogni colore politico di fronte alla fondatezza del nostro ricorso. È un segnale forte, che dimostra come la battaglia per la CUN del grano duro non sia una battaglia di parte — ma una battaglia di legalità, di territorialità, di tutela di una filiera strategica per il Mezzogiorno.
Per questo Granosalus esprime profonda gratitudine a tutto il Consiglio Comunale di Foggia — a chi ha firmato l’ordine del giorno, a chi lo ha discusso, a chi lo ha votato. È la dimostrazione che, quando una richiesta è fondata sul diritto e sul territorio, la politica sa riconoscerla — al di là delle appartenenze.
La battaglia, ora, entra in una nuova fase. La sede a Foggia è la prima tappa. La revisione del decreto è la seconda. La riattivazione del monitoraggio Ismea in forme partecipate è la terza. L’introduzione dei marcatori analitici come strumento di verifica dell’origine del grano è la quarta. L’aiuto diretto PAC di € 800/ha per il Mezzogiorno è la quinta.
Granosalus continua. Perché la legalità si pratica, non si predica. E perché il territorio del Mezzogiorno, oggi, non è più solo.

