C’è un articolo, in un trattato firmato a Roma nel 1957, che dice una cosa apparentemente semplice: assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola, in particolare mediante l’aumento del reddito individuale di chi lavora in agricoltura.
È l’articolo 39 del Trattato istitutivo della CEE. Oggi, dopo quasi settant’anni, è ancora in vigore — rinumerato, riassorbito, ma non abrogato. Si trova oggi all’art. 39 del TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea), con la stessa sostanza del 1957, e fissa ancora oggi gli obiettivi giuridicamente vincolanti della Politica Agricola Comune.
Il problema è che la PAC attuale, su questo obiettivo, sta fallendo. E il grano duro del Mezzogiorno ne è l’esempio più evidente.
La traiettoria di un articolo che non è morto
L’articolo 39 del Trattato di Roma ha attraversato quasi settant’anni di storia europea senza perdere la sua funzione. La sua traiettoria è nota, ma vale la pena ricostruirla brevemente.
- 1957 — Trattato di Roma: l’articolo 39 della Comunità Economica Europea fissa gli obiettivi della PAC: accrescere la produttività agricola, assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola, stabilizzare i mercati, garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, assicurare prezzi ragionevoli ai consumatori.
- 1992 — Trattato di Maastricht: il Trattato CEE diventa Trattato CE, e l’articolo viene rinumerato come art. 33 TEC.
- 2009 — Trattato di Lisbona: il TEC viene rifuso nel TFUE, e l’articolo torna alla numerazione originaria — art. 39 TFUE — con la sostanza pressoché identica all’originario del 1957.
In altri termini: l’obiettivo di assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola è stato scritto nel 1957, è sopravvissuto a Maastricht, è sopravvissuto a Lisbona, ed è ancora oggi il fondamento giuridico della Politica Agricola Comune. Non è un principio ispiratore, non è un auspicio, non è un recupero retorico: è una norma di trattato, gerarchicamente sovraordinata alle legislazioni settoriali della PAC, e giuridicamente vincolante per le istituzioni europee, per gli Stati membri e per il Ministro Lollobrigida.
Cosa dice oggi l’art. 39 TFUE
L’art. 39, comma 1, TFUE enuncia i cinque obiettivi storici della PAC:
- a) accrescere la produttività agricola promuovendo il progresso tecnico e garantendo l’utilizzazione ottimale dei fattori della produzione, in particolare della manodopera;
- b) assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola, in particolare mediante l’aumento del reddito individuale di chi lavora in agricoltura;
- c) stabilizzare i mercati;
- d) garantire la sicurezza degli approvvigionamenti;
- e) assicurare che i consumatori abbiano a disposizione approvvigionamenti a prezzi ragionevoli.
L’art. 40 TFUE stabilisce gli strumenti per realizzare questi obiettivi — organizzazione comune dei mercati, politiche di prezzo, sostegni nazionali, misure di sostegno ai redditi.
Il punto, qui, è il rapporto tra gli obiettivi di trattato e gli strumenti attuativi. Gli obiettivi sono norme giuridiche vincolanti. Gli strumenti sono scelte politiche che devono essere coerenti con quegli obiettivi. Quando gli strumenti non realizzano gli obiettivi, c’è un problema di coerenza — e, in ultima analisi, di legittimità, su cui Granosalus sta facendo degli approfondimenti, autofinanziandosi, per sopperire al vuoto dei sindacati.
La PAC attuale è coerente con l’art. 39 TFUE?
La domanda è legittima, e merita di essere posta senza tentennamenti. Il grano duro del Mezzogiorno ne è un banco di prova emblematico.
Consideriamo i fatti.
Sul tenore di vita equo (art. 39, comma 1, lett. b). Il sostegno accoppiato al grano duro del Centro-Sud è oggi pari al 12,92% dei pagamenti diretti. I pagamenti diretti complessivi al grano duro sono destinati a calare del 36% a regime rispetto al precedente settennato. I prezzi alla produzione sono bassi, i costi di produzione sono in crescita, il reddito agricolo è compresso. Il tavolo del grano del 21 luglio 2026 ha annunciato 40 milioni di euro nel ColtivaItalia a partire da gennaio 2027 — una misura utile, ma largamente insufficiente a compensare la caduta strutturale del reddito. C’è chi, di fronte a questi numeri, sostiene che la PAC attuale non stia assicurando un “tenore di vita equo” alla popolazione agricola cerealicola del Mezzogiorno. Granosalus lo sostiene, e non è un’opinione: è un dato. Ed è pronta ad agire nelle sedi competenti se raccoglierà le risorse necessarie.
Sulla stabilizzazione dei mercati (art. 39, comma 1, lett. c). Il grano duro italiano è esposto a una concorrenza crescente con il grano importato, talora “nazionalizzato” sulla carta attraverso operazioni documentali non corrispondenti alla realtà. Il monitoraggio Ismea dei costi di produzione — strumento di trasparenza e di stabilizzazione dei rapporti di filiera — è stato annullato dal TAR Lazio per vizio formale (sent. n. 13264/2026), con un vuoto conoscitivo che penalizza proprio la parte agricola. L’assenza di strumenti di trasparenza sostanziali sui costi e sull’origine non contribuisce alla stabilizzazione dei mercati; ne favorisce, semmai, la distorsione a svantaggio dei produttori onesti e a vantaggio di una concentrazione delle terre nelle mani di commercianti, industriali e organizzazioni criminali (nuovi latifondisti post moderni ! ).
Sull’utilizzazione ottimale della manodopera (art. 39, comma 1, lett. a). La compressione del reddito agricolo, l’incertezza sui prezzi, la mancanza di strumenti di tutela efficaci alimentano il fenomeno — notorio e più volte accertato dalla magistratura — dello sfruttamento della manodopera agricola e dell’intermediazione illecita (il c.d. “caporalato“). È una distorsione che la PAC attuale non argina, e che anzi rischia di radicarsi proprio là dove il reddito agricolo è più compresso.
Sui prezzi ragionevoli per i consumatori (art. 39, comma 1, lett. e). Il consumatore italiano paga un prezzo pù elevato per la pasta che incorpora il valore della dicitura “100% grano italiano” — ma senza avere strumenti oggettivi per verificare che quell’origine sia reale e non solo cartolare. Il divario tra il prezzo alla produzione e il prezzo al consumo è cresciuto negli anni, con un valore aggiunto che si concentra solo nelle fasi industriali e commerciali. Il “prezzo ragionevole” per il consumatore non è solo una questione di livello: è anche una questione di verità dell’etichetta, di consapevolezza.
La proposta Granosalus come attuazione dell’art. 39 TFUE
Qui si apre lo spazio per una considerazione giuridicamente fondata. La proposta di Granosalus di un aiuto diretto di € 800/ha per il grano duro del Mezzogiorno non è una richiesta corporativa senza base normativa. È una proposta di attuazione di un obiettivo di trattato — l’art. 39, comma 1, lett. b) TFUE — attraverso uno strumento PAC (sostegno volontario accoppiato, ex art. 31 reg. UE 2021/2115) che è espressamente previsto dall’ordinamento europeo per realizzare quell’obiettivo.
La coerenza è:
- giuridica: l’aiuto diretto è lo strumento che la PAC prevede per assicurare un tenore di vita equo alla popolazione agricola;
- territoriale: il Mezzogiorno è l’area in cui il grano duro svolge la funzione più ampia di presidio economico, sociale e ambientale, e in cui la compressione del reddito è più grave e lo spopolamento più evidente;
- funzionale: l’aiuto è calcolato sui costi medi di produzione (da riattivare con il monitoraggio Ismea in forme partecipate); è subordinato a una condizionalità rafforzata; è cumulabile con contratti di filiera equo-solidali e include una componente premiale legata alla qualità analitica del prodotto.
Una PAC coerente con l’art. 39 TFUE non può limitarsi a erogare sostegni generalisti, indifferenziati, decrescenti. Deve mirare il sostegno dove il bisogno è maggiore, e dove la funzione economica, sociale e ambientale della produzione agricola è più irrinunciabile. Il grano duro del Mezzogiorno è esattamente uno di quei casi.
Il 2026 sarà dedicato alla scrittura definitiva della nuova PAC 2028-2034 e al confronto tra Governi, associazioni, parti sociali e tutti i soggetti della filiera. Approvata la PAC, la scena si sposterà al Piano Strategico Nazionale (PSN): ed è proprio lì, nella traduzione operativa, che il singolo agricoltore scoprirà se il nuovo impianto lo tutelerà o lo penalizzerà.
Una questione di legittimità
C’è un secondo livello, più profondo, che vale la pena esplicitare. Quando una politica pubblica — in questo caso, la PAC — si discosta in modo persistente e documentato dagli obiettivi del trattato che la fonda, si pone un problema non solo di efficacia, ma di legittimità. Gli obiettivi dell’art. 39 TFUE non sono suggerimenti: sono norme giuridiche. Gli strumenti della PAC sono legittimi nella misura in cui realizzano quegli obiettivi. Quando non li realizzano, o li realizzano in modo insufficiente, lo scostamento va motivato, corretto, o — in subordine — contestato.
Granosalus non intende contestare la PAC in quanto tale. Intende richiamare la PAC ai suoi obiettivi — a quegli obiettivi che il Trattato di Roma ha scritto nel 1957 e che il TFUE conserva oggi. Un richiamo che è, al tempo stesso, politico e giuridico. Politico, perché chiede alle istituzioni europee e nazionali di orientare le scelte di bilancio e di regolazione verso il reddito agricolo. Giuridico, perché fonda questa richiesta su una norma di trattato, gerarchicamente sovraordinata agli atti settoriali della PAC.
La memoria lunga del diritto
C’è qualcosa di particolare, in un articolo che ha attraversato quasi settant’anni di storia europea senza perdere la sua funzione. L’art. 39 del Trattato di Roma è una di quelle norme che la storia ha salvato da se stessa — riassorbita in trattati successivi, rinumerata, riorganizzata, ma mai soppressa. E non è un caso: perché gli obiettivi che enuncia — produttività, reddito agricolo, stabilità dei mercati, sicurezza degli approvvigionamenti, prezzi ragionevoli per i consumatori — sono obiettivi permanenti, che la società europea non ha smesso di riconoscere come propri.
Il problema non è l’articolo. Il problema è che la PAC attuale, su alcuni di questi obiettivi, ha perso la rotta. E che la politica, compresa quella sindacale, in troppi casi, ha accettato di farsi cameriera dell’economia anziché custode del trattato.
Granosalus chiede che la PAC ritrovi la rotta. Chiede che le spese per il riarmo non siano un alibi per ridurre la sicurezza degli approvvigionamenti. Chiede che l’art. 39 TFUE — l’articolo del “tenore di vita equo” — torni a essere il parametro concreto delle scelte di politica agricola, non una formula rituale richiamata in premesse e dimenticata nei bilanci. Chiede che il grano duro del Mezzogiorno — coltura strategica, presidio territoriale, patrimonio identitario — riceva il sostegno che l’art. 39 TFUE gli riconosce come dovuto.
La proposta di € 800/ha è, sotto questo profilo, più di una richiesta corporativa. È la traduzione operativa di una norma di trattato. E la domanda che va posta alle istituzioni europee e nazionali è semplice: se l’art. 39 TFUE è ancora in vigore, perché non si attua? Perchè i fondi debbano essere dirottati alla difesa e alla sicurezza?
Sebbene l’art. 39 TFUE sia una norma di obiettivo, non una norma di diretta applicabilità nel senso tecnico, le azioni giudiziarie per violazione dell’art. 39 TFUE sono possibili. Anche gli agricoltori difendono la sicurezza alimentare.
La Corte di Giustizia europea è tradizionalmente cauta nel riconoscere “effetto diretto” alle disposizioni che fissano obiettivi politici da attuare mediante legislazione secondaria, e riconosce al legislatore dell’Unione un’ampia discrezionalità nella scelta degli strumenti della PAC. Questo non chiude la porta alle azioni di Granosalus per violazione dell’art. 39 TFUE — ma ne delimita i margini. Noi ci siamo, perchè siamo avanguardia, come sempre.

