Il grano duro italiano non può restare “solo sulle carte”. Interrogazione della Sen Aloisio (M5S)

Il 16 luglio 2026 la Senatrice Aloisio ha presentato al Governo un’ interrogazione (Atto n. 4-03208) che tocca il cuore di una battaglia che Granosalus porta avanti da tempo: la tutela effettiva del grano duro italiano e la trasparenza reale lungo tutta la filiera.

Non si tratta di un’iniziativa politica come tante. Si tratta di un atto formale che, partendo proprio dalle rilevazioni analitiche condotte da Granosalus, chiede al Ministero dell’Agricoltura e alla Ministra della Salute di pronunciarsi su questioni decisive per il reddito dei cerealicoltori e per i diritti dei consumatori.

Di cosa parla l’interrogazione

L’atto poggia su un presupposto semplice, ma troppo spesso dimenticato: valorizzare il grano italiano non può essere affidato esclusivamente alle carte. Quando una pasta o una semola dichiara in etichetta “100% grano italiano”, quella dicitura deve essere garantita non solo da fatture e documenti di trasporto, ma da riscontri oggettivi, verificabili e scientificamente fondati.

L’interrogazione della Senatrice Aloisio parte proprio da qui e chiede al Governo di:

• valutare l’utilizzabilità di marcatori analitici come DON (deossinivalenolo) e residui di glifosato come strumenti di supporto nei controlli sull’origine effettiva del grano;

• inserire nei piani straordinari e ordinari di controllo specifici protocolli di verifica che non si limitino alla regolarità documentale;

• subordinare l’accesso a contributi e incentivi pubblici anche alla dimostrazione analitica della coerenza tra origine dichiarata e profilo sanitario della materia prima;

• rafforzare gli obblighi di trasparenza in etichetta, perché il consumatore sappia davvero cosa acquista;

• contrastare ogni pratica di “nazionalizzazione” cartolare del grano importato (con l’avallo di molti agricoltori senza scrupoli) che alteri il mercato, comprima il reddito agricolo e inganni i consumatori.

È un tema su cui ci auguriamo che tutte le sigle di categoria vogliano misurarsi.

Perché è un passo importante

Granosalus da anni denuncia un sistema fondato quasi esclusivamente sulla documentazione commerciale e fiscale. Un sistema che, da solo, non basta: dove esistono meccanismi di apparente “nazionalizzazione” del grano importato attraverso operazioni cartolari non corrispondenti alla reale produzione nazionale, la carta può raccontare una storia diversa dalla realtà.

Le conseguenze sono concrete:

• pregiudizio per gli agricoltori onesti, esposti a una concorrenza sleale che non possono contrastare;

• danno per l’erario, per i possibili effetti distorsivi sul mercato e sul corretto orientamento dei sostegni pubblici;

• inganno per i consumatori, che scelgono prodotti presentati come italiani senza avere strumenti per verificarne la reale origine;

• compressione del reddito agricolo, in un divario crescente tra il prezzo riconosciuto ai cerealicoltori all’origine e il prezzo finale dei prodotti trasformati al consumo.

È un sistema in cui il valore aggiunto si concentra nelle fasi industriali e commerciali, mentre la fase agricola — quella che tiene vivo il territorio, l’identità e il presidio ambientale del Mezzogiorno — resta ai margini. Così la sovranità alimentare diventa solo sovranità commerciale e industriale.

I marcatori analitici: uno strumento, non un’accusa

L’interrogazione non sostiene che la presenza di DON o glifosato, anche entro i limiti di legge, dimostri di per sé la non-italianità del grano. Sostiene qualcosa di più prudente e di più utile: che la loro presenza e distribuzione possono costituire un elemento di verifica ulteriore, da affiancare alla documentazione cartolare, per rafforzare i controlli.

Un grano coltivato in Italia, in condizioni climatiche, agronomiche e sanitarie note, presenta un profilo analitico caratteristico. Quando quel profilo non corrisponde a quello atteso, è legittimo — anzi, è doveroso — chiedersi se la dichiarazione d’origine corrisponda al vero. Non si tratta di sospettare di tutti, ma di dotare la filiera di strumenti oggettivi di tutela, a vantaggio di chi produce onestamente e di chi acquista consapevolmente.

Le domande al Governo

La Senatrice Aloisio chiede ai Ministri in indirizzo di pronunciarsi su cinque punti essenziali:

1 conoscenza delle criticità esposte in ordine alla necessità di strumenti analitici più efficaci;

2 promozione di uno studio tecnico-scientifico — con enti pubblici di ricerca, istituti zooprofilattici, agenzie sanitarie e organismi di controllo — sull’utilizzabilità dei marcatori DON e glifosato;

3 inserimento di protocolli di verifica nei piani di controllo straordinari e ordinari su grano duro, semola e pasta;

4 criteri più stringenti per l’accesso ai contributi pubblici, subordinati anche alla dimostrazione analitica della coerenza tra origine dichiarata e profilo sanitario;

5 rafforzamento degli obblighi di trasparenza in etichetta, perché il consumatore abbia elementi chiari e verificabili.

Cinque domande che, nelle sedi competenti, anche quella del 21 luglio lo è, finalmente danno voce a un’esigenza di legalità e di lealtà che il solo mercato non è in grado di garantire. E che ai sindacati agricoli sfugge….

Cosa chiede Granosalus

Granosalus sostiene con forza questa iniziativa e ne condivide l’impianto. Non chiediamo sospetti generalizzati, chiediamo strumenti oggettivi. Non chiediamo favori, chiediamo regole uguali per tutti. Non chiediamo protezionismo, chiediamo trasparenza reale — quella che distingue il grano realmente italiano dalla materia prima che, con una fatturazione, diventa italiana solo sulla carta.

Lo studio dei marcatori analitici, proposto dall’interrogazione, è una strada percorribile e scientificamente fondata. Gli enti di ricerca, le agenzie sanitarie e gli organismi di controllo hanno le competenze per valutarne l’attendibilità e per costruire protocolli che garantiscano al contempo la tutela dei produttori onesti e il diritto dei consumatori.

L’auspicio è che il Governo risponda al Parlamento con la concretezza che la questione richiede. Il grano duro italiano — coltura strategica del Mezzogiorno, presidio economico, sociale, ambientale e identitario — merita una tutela che non si fermi alle dichiarazioni. Merita controlli veri, trasparenza vera, garanzie vere.

Granosalus continuerà a fare la sua parte, come ha fatto con il ricorso al Consiglio di Stato per la CUN (che stà già dando i primi risultati anche se non sostenuto dai Liberi Agricoltori) e come farà su ogni altro terreno utile. La battaglia per la trasparenza lungo la filiera è una battaglia per la dignità del lavoro agricolo italiano. 

Granosalus ringrazia la Senatrice Aloisio per la sensibilità e l’attenzione mostrate verso le esigenze della filiera cerealicola nazionale.

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