Quando un ricorso scuote gli equilibri, significa che ha toccato un nervo scoperto.
E se oggi, a Foggia, prende forma una “Granaria – Associazione Filiere Grano Duro Foggia”, costruita sulla falsariga di esperienze già viste altrove, il segnale politico è tutt’altro che secondario: qualcuno ha capito che la CUN del grano duro, così come è stata concepita, non regge. E che il ricorso promosso da Granosalus non è una protesta simbolica, ma una iniziativa capace di mettere in discussione un impianto che presenta evidenti profili di illegittimità e gravi squilibri a danno dei produttori.
In altre parole: se si corre ai ripari, è perchè il colpo è arrivato.
Il ricorso ha fatto emergere la contraddizione
Per mesi si è tentato di raccontare la nuova CUN come uno strumento neutro, tecnico, inevitabile. Una macchina pensata – ci è stato detto – per modernizzare il mercato, stabilizzare i prezzi, rendere la filiera più ordinata.
Ma la realtà è un’altra.
Il ricorso di Granosalus ha avuto il merito di portare alla luce ciò che molti volevano lasciare in ombra:
• una sede collocata lontano dal cuore produttivo reale del grano duro italiano;
• un impianto che pone seri interrogativi sulla rappresentanza effettiva della componente agricola;
• un meccanismo che rischia di tradursi in una gestione del prezzo più funzionale agli interessi industriali che alla tutela dei cerealicoltori;
• una costruzione che appare lontana dallo spirito con cui la CUN avrebbe dovuto nascere: trasparenza, equilibrio, prezzo nazionale, valorizzazione della qualità secondo le risoluzioni del Parlamento.
Se oggi si sente il bisogno di costruire nuove forme associative di filiera, il motivo è semplice: la soluzione imposta dall’alto non convince fino in fondo neppure chi avrebbe dovuto beneficiarne.
La nascita della Granaria non è una smentita: è una conferma
Qualcuno potrebbe tentare di presentare la nascita della Granaria come una risposta virtuosa, quasi un’evoluzione spontanea del sistema. Ma letta nel contesto giusto, questa iniziativa racconta altro.
Racconta che il territorio avverte una fragilità di cui prendono consapevolezza anche i Comuni.
Racconta che gli assetti costruiti attorno alla CUN non bastano a rassicurare.
Racconta che il bisogno di “mettere insieme tutta la filiera” emerge proprio mentre cresce la consapevolezza che la CUN del grano duro, così com’è stata costruita, è zoppa nel metodo e debole nella legittimazione.
Quando si afferma che per la prima volta agricoltori, cooperative, industriali, stoccatori e mediatori intendono sviluppare un approccio trasparente e collaborativo, la domanda è inevitabile: perchè proprio adesso?
Perchè proprio nel momento in cui il ricorso di Granosalus mette in discussione l’architettura della CUN?
Perchè proprio mentre aumenta l’attenzione pubblica su sede, rappresentanza e formazione del prezzo?
Perchè proprio quando diventa più difficile far passare come naturale un sistema che tanti produttori percepiscono come squilibrato?
La risposta è sotto gli occhi di tutti: il ricorso ha aperto una crepa politica e istituzionale. E qualcuno sta cercando di tamponarla.
Correre ai ripari non basta a cancellare il problema
Sia chiaro: nessuno può essere contrario in astratto alla collaborazione di filiera. Se davvero esistesse una volontà autentica di costruire rapporti più equi, trasparenti e rispettosi del lavoro agricolo, sarebbe un fatto positivo.
Ma proprio qui sta il nodo.
La collaborazione non può diventare il paravento elegante dietro cui si cerca di assorbire il conflitto senza risolverlo. Non può essere la vernice nuova stesa su una struttura vecchia e sbilanciata. Non può servire a rendere presentabile un impianto che resta contestato nei suoi presupposti giuridici e politici.
Se la CUN del grano duro è nata in modo distorto, se la sede è stata collocata in violazione della logica della rilevanza economica, se la rappresentanza agricola appare compressa o filtrata senza tener conto dei pareri Antitrust, se la formazione del prezzo continua a suscitare dubbi profondi, allora la creazione di nuove sigle non basta.
Prima viene la legalità dell’impianto. Poi il resto.
Foggia non può essere usata solo quando fa comodo
C’è una verità che nessuna operazione cosmetica può cancellare: Foggia e la Capitanata sono il cuore storico e produttivo del grano duro italiano.
Qui si concentrano superfici, produzione, lavoro, identità agricola, competenze e sacrifici che nessun ufficio romano e nessuna regia esterna possono fingere di non vedere. Eppure, proprio questo territorio è stato marginalizzato nel momento decisivo: quello dell’organizzazione concreta della CUN.
Ora, improvvisamente, si scopre che bisogna “mettere insieme” la filiera foggiana.
Meglio tardi che mai. Ma resta la domanda di fondo: dov’erano tutti quando si decideva un assetto che ha penalizzato proprio il territorio più titolato a essere centrale?
Non basta evocare orgoglio, collaborazione e appartenenza se poi, sul terreno concreto delle scelte istituzionali, si accettano soluzioni che svuotano il ruolo di Foggia.
Il punto vero è il controllo del prezzo
Dietro il linguaggio della filiera, della collaborazione e della sfida condivisa, il cuore del problema resta sempre lo stesso: chi controlla la formazione del prezzo del grano duro?
E soprattutto: il prezzo viene costruito per riconoscere il valore reale del lavoro agricolo, dei costi di produzione, della qualità sanitaria e della sicurezza alimentare? Oppure viene orientato da rapporti di forza che finiscono per favorire chi compra e trasforma, scaricando il peso della debolezza contrattuale su chi produce?
Il ricorso Granosalus ha avuto il merito di rimettere al centro questa domanda.
Ed è una domanda che fa paura, perchè tocca il vero equilibrio di potere nella filiera.
Per questo oggi si moltiplicano le iniziative di ricomposizione, i segnali di rassicurazione, le operazioni di rappresentazione unitaria. Ma la sostanza non cambia: finchè non si chiarisce il nodo della legittimità e della trasparenza della CUN, ogni costruzione parallela somiglierà più a una difesa preventiva che a una svolta reale.
Granosalus ha costretto tutti a scoprirsi
Questo è il dato politico che conta.
Il ricorso non ha soltanto aperto una controversia giuridica. Ha costretto tutti i soggetti della filiera a prendere posizione. Ha obbligato il territorio a guardarsi allo specchio. Ha fatto emergere contraddizioni, ritardi, silenzi sindacali e improvvise accelerazioni.
E la nascita della Granaria, in questo senso, non è affatto un fatto neutro.
E’ la dimostrazione che il terreno si è mosso. Grazie a noi…
Quando un’iniziativa indipendente riesce a spingere altri a riorganizzarsi, a ripensare le proprie mosse, a costruire contenitori nuovi per rafforzare una posizione indebolita, vuol dire che non era velleitaria (ditelo anche a Venarucci & Co). Vuol dire che aveva colpito nel punto giusto.
La strada giusta è quella della verità, non della cosmetica
Se davvero si vuole costruire una filiera più giusta, la strada non passa per operazioni di immagine o per sigle nate in fretta per riequilibrare gli effetti di una scelta sbagliata.
Passa da punti molto concreti:
• ripristinare legalità e coerenza nell’impianto della CUN;
• riconoscere a Foggia il ruolo centrale che le spetta;
• garantire una rappresentanza agricola autentica e non filtrata;
• costruire un vero prezzo nazionale trasparente con una griglia tossicologica e reologica;
• valorizzare il grano duro in base a qualità, salubrità e sicurezza
• impedire che il peso della filiera ricada, ancora una volta, solo sugli agricoltori
Se questi nodi non vengono sciolti, ogni nuova architettura associativa rischia di restare una risposta tattica, non una soluzione.
Conclusione
La nascita della Granaria a Foggia non smentisce Granosalus.
Semmai ne conferma la forza politica.
Se il ricorso ha suscitato movimenti, accelerazioni e tentativi di riorganizzazione della filiera, allora significa che la battaglia ha già prodotto un primo risultato: ha tolto il velo da un impianto che qualcuno voleva rendere intoccabile.
La verità è semplice: quando gli industriali corrono ai ripari, è perchè sanno che la CUN del grano duro, così come è stata concepita, presenta criticità troppo grandi per essere ignorate.
Ed è proprio per questo che Granosalus è sulla strada giusta e va sostenuta anche dai più scettici.
Non perchè lo dica da sola.
Ma perchè i fatti, attorno, stanno cominciando a dirlo con sempre maggiore evidenza.


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