La pastaia diplomatica confonde tutela salute con protezionismo

In una intervista su Repubblica.it ,  Margherita Mastromauro, 48 anni, general manager del Pastificio Riscossa, di Corato (Ba), nonché ex parlamentare del Pd, non indica nessuna strategia per tutelare la salute dei consumatori e continua a pontificare nascondendosi dietro l’alibi del protezionismo

Non tutti gli industriali hanno compreso il mutamento delle motivazioni di acquisto da parte dei consumatori di pasta. La campagna di informazione avviata da Granosalus da oltre un anno ha contagiato il mercato ma non tutte le industrie. Alcuni fanno finta di non aver compreso questo mutamento storico e tentano di rifugiarsi dietro il comodo alibi del protezionismo agricolo. Quel che va difesa è la salute, non il nostro grano.

Eppure dalle dichiarazioni della pastaia coratina, che voleva fare la diplomatica, emergerebbe una certa visione strategica del mercato:

…”Il mio impegno negli ultimi anni – spiega oggi su Repubblica.it – si è concentrato su dove dobbiamo andare e cosa dobbiamo fare. La conoscenza del mercato mi consente di procedere con una certa serenità”…

I consumatori vogliono risposte sulla qualità tossicologica

La conoscenza del mercato dovrebbe indurre la Mastromauro a dire con serenità a tutti i consumatori qual’è la situazione tossicologica della sua pasta.

Ci sono residui di micotossine, erbicidi e metalli pesanti? Come siamo messi con il glifosato?

Questo oggi chiede il mercato senza tanti giri di parole o narrazioni storiche che non incantano più nessuno. Nemmeno le fantasiose operazioni di restyling della confezione o del brand aiutano ad andare nella giusta direzione.

Le nuove tendenze dei consumatori italiani, e stranieri, vanno nella direzione di una maggiore trasparenza e informazione sul livello dei residui tossici per la nostra salute.

La parabola delle filiere, quindi, non va confusa con la tutela della salute dei consumatori. Non è un contentino per pochi a risolvere il problema generale.

Le filiere non sono un regalo ai produttori

Nell’ intervista, la numero uno della sezione Agroalimentare di Confindustria ha riferito di aver affrontato la vertenza con le associazioni di produttori locali sull’importazione del grano dall’estero. Come se la guerra del grano fosse unicamente una guerra economica e non una riscossa dei consumatori.

“Quando il prezzo del grano è calato, gli agricoltori si sono, dico giustamente, ribellati e hanno utilizzato questa emergenza per sostenere il discorso delle filiere del grano italiano. Per noi aziende pastaie pugliesi è un plus riuscire a incentivare le filiere e adoperare il grano di casa nostra. Tutti i pastifici hanno accolto con favore gli accordi di filiera, si sono attrezzati e hanno messo in commercio prodotti di grano italiano, sebbene in quantità ancora limitate.

Ebbene, la vertenza è proprio questa: dare ai consumatori italiani prodotti di grano italiano, ma non in quantità limitate! Il diritto al cibo sano è un diritto di tutti non di pochi.

Il protezionismo come alibi

Nemmeno la favola del protezionismo e dell’ insufficienza quantitativa e qualitativa va confusa con la tutela della salute dei consumatori.

“Ma la via giusta non è quella del protezionismo perché di grano nostro non ce n’è abbastanza e per alimentare le produzioni di pasta ne dobbiamo importare per forza dall’estero. È però necessario che sia materia di qualità. In gran parte la miscelazione avviene per garantire il consumatore sulle performance della pasta, è chiaro quindi che il grano importato debba avere caratteristiche di un certo tipo”.

La guerra del grano (quella vera inaugurata da Granosalus!) sarà finita quando le industrie avranno compreso il messaggio di Granosalus e la sua portata storica: la miscelazione deve avvenire per garantire il consumatore sulle performance della pasta (tenuta di cottura), ma anche sulle qualità tossicologiche (assenza di residui).

Se la miscelazione continuerà a realizzarsi tra grani insalubri stranieri (low cost) e grani salubri italiani a rimetterci sarà sempre la salute del consumatore.

Pertanto, sappia la dottoressa Mastromauro, che gli agricoltori non sono contrari alle importazioni ma vogliono che il confronto sia corretto, ad armi pari e, soprattutto, nell’ interesse dei consumatori! Gli strumenti parlamentari ci sono (risoluzione griglia tossicologica) e sono stati approvati non certo per volontà della Mastromauro!

Ma il momento culmine dell’ intervista che dimostra la totale miopia strategica (arricchita di contraddizione) è ricavabile in questo passaggio:

“Va anche detto che se all’estero porto la mia pasta fatta di grano italiano, questo non è un plus, agli stranieri basta che sia targata made in Italy”.

E no dottoressa Mastromauro! Lei conosce bene le implicazioni per la salute che il grano italiano, anzi quello del mezzogiorno, conferisce alla semole e alle paste. Sappiamo bene che lei appartiene alla categoria dei trasformatori contrari a fornire informazioni in etichetta e ad utilizzare lo schermo del mercato unico per nascondere certe verità, ma i tribunali italiani si sono pronunciati in maniera diversa: il diritto alla salute è prioritario rispetto all’ economia!

Del resto, non può, da un lato, affermare che “Per noi aziende pastaie pugliesi è un plus riuscire a incentivare le filiere e adoperare il grano di casa nostra” e, dall’ altro, contraddirsi dicendo “se all’estero porto la mia pasta fatta di grano italiano, questo non è un plus“. 

Vorrebbe forse dire al mercato che ci sono consumatori di serie A e consumatori di serie B? Il diritto alla salute, oltre ad essere un diritto universale, da noi è un diritto costituzionale fondamentale e non ammette queste distinzioni o contraddizioni.

Ci dispiace, purtroppo, che durante la sua esperienza parlamentare Mastromauro non abbia colto il valore della carta costituzionale, né il senso del cambiamento in atto dando un contribuito, con una sua iniziativa, per favorire una maggiore tutela per la salute dei consumatori .

Sicchè sarà Granosalus, per il momento sulla pasta, a garantire ai consumatori il vero made in Italy.

Un commento

  1. E’ una regione con un alto livello produttivo di materia prima, grano duro. Purtroppo c’è un squilibrio tra i mugnai /pastai che si sono trovati in una situazione strana da artigiani a quasi industriali una confusione totale che non gli fa più distinguere la qualità alla quantità. Forse bisogna fermarsi un attimo. Dividere le due attività quella di qualità pagando agli agricoltori italiani un prezzo min. di 30 €. q.le quali collaboratori dei pastai e quella di quantità che importa grano duro dall’estero ed esporta all’estero la pasta ed i suoi derivati. Insomma non si possono più tollerare miscele a discapito dei produttori e naturalmente anche dei consumatori. Meno pubblicità più qualità.

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