Alleviamo in casa per proteggere i nostri bambini e il vero made in Italy

Grazie alla globalizzazione siamo fuori dai mondiali di calcio. E’ lo scotto da pagare in un paese che importa di tutto, perfino i calciatori. E nel momento cruciale del confronto per i mondiali, non viene neppure ammesso. Ripartire dal made in Italy, quello vero…

Chi pensava che ce l’ avremmo fatta per qualche bizzarro diritto divino dovrà ricredersi sul significato del vero made in Italy. Che vuol dire coltivare in casa, allevare in casa. Sin da piccoli.

Dispiace per chi ce l’ha messa tutta, per i campioni che 11 anni fa alzavano la coppa più bella e oggi, invece, assaggiano il sapore della sconfitta.

Bisogna tornare ai vivai nostrani. L’ esterofilia, le cattive abitudini e il malcostume hanno il fiato corto. E ieri abbiamo avuto un esempio plastico.

Ma in quanti altri settori, diversi dallo sport, dovremmo cominciare ad essere un po’ più attenti ai nostri vivai? Alle cose di casa nostra?

Sul cibo, ad esempio, i nostri industriali ci dicono che non siamo autosufficienti con le nostre materie prime a produrre pasta. Ed il ragù di carne dobbiamo farlo con animali francesi, pomodori cinesi e olio tunisino.

Se pensiamo alla pasta, in nome di una globalizzazione funzionale all’ export e agli interessi di pochi, siamo costretti ad importare grano estero giustificandone la sua presenza in un made in Italy o in una dieta mediterranea con cui non vi è nessuna relazione.

Grazie al marketing industriale basta saper condire il piatto con un po’ di comunicazione subliminale, suscitando quelle giuste emozioni per accendere i desideri degli ignari consumatori. Ed il gioco è fatto! Non ha importanza cosa si nasconda dentro il piatto, a partire dal grano.

In questo caso lo scotto della globalizzazione è ancora più pesante. Non riguarda il sapore fetente delle lacrime di una sconfitta di calcio. Ma il dilagante fenomeno di una contaminazione che uccide silenziosamente, anche i più piccoli, senza neanche giocare la partita.

Noi pretendiamo solo una cosa: tornare a coltivare in casa e allevare in casa i nostri campioni e le nostre eccellenze. Del resto, il campo di gioco è paragonabile ad un campo di grano accestito, su cui anche i più piccoli devono essere protetti.

I refrattari se ne facciano una ragione…Dopo un funerale, torna sempre un sorriso.

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