A Manfredonia via vai di navi di grano duro: “Chi sono i veri africani per gli speculatori?”

A Manfredonia procede il via vai di navi. La nave proveniente dalla Russia Petrobulk che ha già scaricato grano russo o kazako destinato a Moderne Semolerie Italiane Spa con sede in Foggia, è ripartita per Varna. Adesso una nuova nave sta caricando il nostro ‘granosalus’ per portarlo in Tunisia. Insomma, l’attitudine degli operatori del commercio – in questo folle mondo globale – sembrerebbe quella d’ importare grano tossico da far mangiare ai consumatori italiani ed esportare grano sano nel nord africa per il cuscus. Chi sono allora i veri africani? Per la speculazione siamo tutti africani! Specie ad Altamura 

Nessuna vena di razzismo nel nostro cappello introduttivo, profondo rispetto per le popolazioni africane. Il rispetto è un valore cristiano e noi cerchiamo sempre di praticare diligentemente quelle “buone maniere” delle quali il mondo oggi non sembra più capace.

Ma se ci lamentiamo di avere “valori accettati in Europa ma non in Italia” oppure ci illudiamo che i “controlli alimentari in Italia siano i più rigidi“, come dichiara in un comunicato il sito investireoggi, dobbiamo pur avere il coraggio di affermare che è un bene per i consumatori essere informati da GranoSalus. Il nostro non è allarmismo. Vogliamo semplicemente evitare di trasformarci noi in africani.

Nel Nord Africa le richieste di grano prestano molta attenzione alla qualità tossicologica. A Tunisi non vogliono il Don, il Glifosate e il Cadmio perché il grano duro serve per il cuscus, Questo piatto è l’alimento tradizionale di tutto il Nordafrica, al punto che lo si potrebbe definire “piatto nazionale” e si produce proprio attraverso granelli di semola di frumento cotti a vapore.

E’ evidente che gli africani pretendono garanzie per potersi alimentare adeguatamente con le semole di grano duro ed hanno un sistema di controlli che funziona più del nostro. Forse dovremmo mangiare il loro cuscus per essere più al sicuro?

Ma da noi il piatto nazionale non è il cuscus ma la pasta.

Il problema è dunque italiano. Le norme ci sono ma non si rispettano. E fa specie come nei paesi del terzo mondo tutelino la salute dei propri cittadini molto più di quanto non faccia  la civile Europa. Ne è prova la richiesta dei nostri grani di qualità, non già di quelli canadesi. Mentre in Europa i limiti artificiali dei residui servono solo alle speculazioni degli industriali per far sì che dall’ estero possa arrivare grano contaminato, a basso prezzo.

Da noi esiste un divieto sul glifosate ma le navi canadesi piene di glifosate stanno aumentando anziché diminuire. Il motivo? Semplice. L’iper produzione del raccolto del 2016 è in offerta speciale. E siccome è crollata la domanda di grano canadese di bassa qualità, i nostri operatori in Puglia fanno incetta, senza curarsi dei residui di DON, Glifosate e Cadmio. Per loro basta il prezzo!

Un Ministero della Salute efficiente che avesse a cuore le sorti dei consumatori avrebbe dovuto emanare subito un provvedimento di blocco delle importazioni. Proprio come l’ Europa ha previsto di poter fare sugli OGM, come abbiamo dimostrato in questo articolo.

Glifosate nel grano e nella pasta, GranoSalus: “Dopo l’Ordinanza dei giudici di Roma, l’ Italia applichi principio di salvaguardia di protezione della salute”

Ma si sa siamo in Italia costretti a convivere con un paradosso:  il glifosate non si controlla proprio! Per volontà divina confindustriale…La pressione di queste lobby è tale per cui il Ministero ha le mani legate.

In assenza di controlli pubblici la nostra attività d’informazione diventa quindi preziosa – anche se comporta rischi giudiziari da cui si può uscire a testa alta – per mettere in guardia i consumatori da pasta, pane, biscotti, pizze e dolci vari prodotti con materie prime di dubbia provenienza e di dubbia qualità.

Nell ‘articolo del 3 ottobre pubblicato sul nostro blog

Dalla Russia grano duro al porto di Manfredonia. Possiamo stare tranquilli sull’assenza di radioattività?

avevamo evidenziato l’arrivo di una nave sospetta dalla Russia. Oggi possiamo affermare che quella nave, secondo nostre fonti attendibili, è stata scaricata presso Moderne Semolerie Italiane Spa con sede in Foggia.

Ed è sempre dal Tavoliere di Foggia che nei prossimi giorni partirà una nave di grano pugliese – il famoso granosalus – con destinazione Tunisi.

I camion fanno già la spola per caricare in tre giorni 150 mila quintali di grano pugliese sulla HC JANA ROSA, una Bulk Carrier che proviene da Koper (Slovenia) IMO 9509243 MMSI 304090000, costruita nel 2009, battente bandiera ANTIGUA & BARBUDA (AG) con una stazza lorda di 14909 ton, summer DWT 22108 ton.

Il terzo mondo ci riconosce un prezzo maggiore (oltre 24 euro a quintale dovrebbe essere il prezzo che Casillo spunterà su questa nave, senza presentare fattura in Commissione prezzi!) rispetto a quello locale, mentre quello straniero arriva in Italia a prezzi stracciati, per via dei contaminanti presenti, e determina il prezzo (basso) del nostro prodotto locale.

Al Borsino di Altamura, che non ha alcuna legittimità rispetto alle camere di commercio, il canadese di terza categoria ogni volta che registra un calo, si riflette sulle quotazioni del nostro grano locale per uso alimentare. Eppure non solo non è  il vero prezzo all’origine pagato agli agricoltori in Canada, ma rappresenta quasi un grano zootecnico a causa degli elevati livelli di micotossine don.

Lo riconoscono ormai anche i giudici nelle ordinanze. La speculazione è dunque doppia: in entrata e in uscita. L’importante è trattare tutti come maiali…

SOSTENERE LE BATTAGLIE DI GRANOSALUS E’ DOVEROSO, ANCHE CON UN PICCOLO GESTO

 




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