Con la sentenza n. 169 del 13 ottobre 2026, la Corte costituzionale ha accolto il conflitto di attribuzione promosso dal Senato e ha annullato la sentenza di condanna emessa dal giudice Angela Nettis del Tribunale di Matera nei confronti dell’allora senatore Saverio De Bonis.
Il motivo non è un cavillo tecnico. È una regola elementare dello Stato di diritto.
L’articolo 3 della legge 140 del 2003 — scrive la Corte — è «assolutamente chiaro»: quando il giudice ritiene infondata l’eccezione di insindacabilità sollevata ai sensi dell’art. 68 della Costituzione, non può proseguire il processo. Deve trasmettere gli atti alla Camera di appartenenza, che è l’unico organo competente a pronunciarsi. Il giudice che non condivide la decisione della Camera può promuovere conflitto davanti alla Consulta. Non può decidere da solo.
È il «meccanismo di leale collaborazione tra poteri dello Stato». Non un favore ai parlamentari: una garanzia per tutti.
Il Giudice Nettis, invece, ha respinto l’eccezione ed è andato avanti fino alla condanna. La Corte ha annullato tutti i provvedimenti adottati dopo quell’eccezione, compresa la sentenza.
E qui sta la domanda che nessuno vuole fare: di cosa era accusato il Presidente di Granosalus ?
Di aver pubblicato sulla sua pagina Facebook un articolo di stampa e averlo commentato. Un senatore che difendeva il grano italiano e la salute dei consumatori — e che per questo si è ritrovato, senza che il Senato potesse prima pronunciarsi nel merito dell’insindacabilità, con una condanna penale addosso.
La procedura esiste esattamente per questo: perché un giudice non possa decidere, da solo, cosa è attività parlamentare e cosa non lo è. Quando quella procedura viene saltata, non si fa giustizia: si fa politica con la toga addosso.
Francesco Casillo se ne faccia una ragione, anche perchè il reato è ormai estinto per prescrizione e nel frattempo il Senato ha concesso l’insindacabilità, dopo l’esame del nesso funzionale in Giunta delle elezioni e Immunità, che nei fatti chiude la partita.
Difendere il grano italiano, gli agricoltori del Sud e la salute di chi mangia non è un reato. E non lo diventa perché un giudice decide di ignorare l’articolo 3 della legge 140/2003.
La condanna è stata annullata. Il Grano va difeso. Il resto lo dicano i giudici — stavolta seguendo la Costituzione.
Comunicato stampa Corte Costituzionale


