Nel dibattito relativo alla Commissione Unica Nazionale del grano duro e alla recente costituzione della Granaria di Foggia, emerge una questione che appare meritevole di particolare attenzione sul piano della trasparenza, della terzietà delle funzioni e della compatibilità tra ruoli diversi esercitati all’interno della stessa filiera.
La presenza, in contesti distinti ma potenzialmente interconnessi, di soggetti riconducibili sia alla rappresentanza agricola sia al comparto della trasformazione pone infatti interrogativi non irrilevanti circa la corretta delimitazione tra:
• funzioni di rappresentanza;
• interessi economici diretti o indiretti;
• partecipazione a organismi che incidono, o possono incidere, sulla formazione del prezzo e sugli equilibri della filiera.
In particolare, sono stati richiamati i nomi di Saverio Di Mola e Antonio Caione, riconducibili rispettivamente all’area di Confagricoltura e Confcooperative, nonchè di Umberto Sacco e Francesco Divella, espressione del comparto della trasformazione, in relazione alla loro presenza – secondo quanto riportato dagli allegati in basso – sia nella CUN grano duro nazionale sia nella nuova Granaria di Foggia.
La questione, in questa sede, non va affrontata in termini di automatica incompatibilità giuridica già accertata, nè di illiceità presunta, ma in termini più appropriati di opportunità istituzionale, apparenza di imparzialità, trasparenza delle relazioni di filiera e necessità di verifiche puntuali.
La funzione della CUN e l’esigenza di terzietà
La Commissione Unica Nazionale del grano duro è chiamata a svolgere una funzione di rilievo pubblico nella formazione degli indicatori di mercato e dei prezzi di riferimento del comparto. Proprio per questa ragione, la sua credibilità dipende non soltanto dalla correttezza formale delle procedure, ma anche dalla percezione di autonomia, equilibrio e assenza di condizionamenti impropri da parte dei soggetti che vi partecipano.
In tale prospettiva, la contemporanea partecipazione degli stessi soggetti a ulteriori organismi associativi o di filiera – soprattutto se costituiti in una fase di particolare tensione istituzionale attorno alla stessa CUN – può porre questioni meritevoli di approfondimento, in quanto suscettibili di incidere almeno sul piano della opportunità, della chiarezza dei ruoli e della distinzione tra funzione pubblica e iniziativa privata di settore.
Non è infatti irrilevante chiedersi se la sovrapposizione tra ruoli diversi, esercitati in sedi diverse ma insistenti sul medesimo mercato, possa determinare una situazione nella quale l’interesse generale alla trasparenza del sistema venga percepito come esposto a possibili interferenze.
La costituzione di Granaria e il tema delle sovrapposizioni
La nascita di Granaria di Foggia si colloca in una fase nella quale la CUN grano duro è oggetto di contestazioni, rilievi critici e iniziative giudiziarie. In un simile contesto, la costituzione di un soggetto associativo che riunisce solo produttori di Confagricoltura, stoccatori, trasformatori, mediatori e altri operatori della filiera non può non richiamare l’attenzione sul piano dell’assetto degli interessi coinvolti.
Il punto non è negare la legittimità, in astratto, della costituzione di un’associazione privata di filiera. Il punto è piuttosto verificare se la partecipazione ad essa di soggetti che operano anche nella CUN possa determinare:
• sovrapposizioni funzionali;
• interferenze tra rappresentanza pubblica e privata;
• condizioni idonee a porre in dubbio la piena terzietà del sistema di formazione dei prezzi.
Da questo punto di vista, più che di conclusioni già acquisite, si impone un’esigenza di trasparenza preventiva, di dichiarazione dei ruoli e di valutazione delle compatibilità sostanziali.
Il caso Di Mola e il tema dei rapporti economici rilevanti
Un profilo che richiede particolare cautela e, al tempo stesso, particolare attenzione è quello riferito a Saverio Di Mola.
Secondo quanto si evincerebbe da elementi informativi che meriterebbero riscontro documentale, egli – attraverso la OP CO.CE.CA di cui è presidente – risulterebbe intrattenere rapporti commerciali significativi con Umberto Sacco (Moderne Semolerie Italiane Spa), circostanza che, ove documentalmente confermata, meriterebbe attenta valutazione. Qualora risultasse contestualmente la sua presenza – diretta o indiretta – sia nei meccanismi di rappresentanza della CUN sia nella Granaria, si porrebbe una questione non trascurabile di cumulo tra funzione rappresentativa e rapporto economico strutturato con operatori collocati in un diverso segmento della filiera.
Il tema, anche qui, non è quello di presumere irregolarità o censurare rapporti commerciali in sè leciti. Il tema è piuttosto verificare se la compresenza di:
• un ruolo incidente sulla credibilità del mercato;
• rapporti economici stabili o significativi tra venditore e trasformatore;
• partecipazione comune a organismi di filiera pubblici e privati;
sia compatibile con l’esigenza di imparzialità apparente e sostanziale che dovrebbe presidiare un organismo pubblico e nazionale come la CUN.
In sistemi regolati, infatti, non rileva solo l’assenza di illecito. Rileva anche la necessità di evitare che si determinino situazioni suscettibili di compromettere la fiducia degli operatori nella neutralità delle sedi decisionali.
La posizione dei trasformatori e la concentrazione di ruoli
Analoga attenzione merita la posizione di soggetti riconducibili al mondo della trasformazione, come Umberto Sacco e Francesco Divella.
E’ fisiologico che i trasformatori partecipino alla filiera e abbiano interessi propri, distinti da quelli della parte agricola. Proprio per questo, tuttavia, risulta essenziale che gli spazi in cui si formano le previsioni di prezzo o si orienta il mercato siano caratterizzati da regole di partecipazione tali da evitare ambiguità o concentrazioni eccessive di influenza.
Se, infatti, gli stessi soggetti risultano presenti:
• nelle sedi di formazione degli indicatori di mercato;
• in organismi territoriali o privati di riorganizzazione della filiera;
• in relazioni economiche con rappresentanti del lato agricolo;
si pone almeno un problema di equilibrio degli assetti rappresentativi e di percezione di imparzialità del sistema.
Confagricoltura, Confcooperative rappresentanza agricola e possibile sovrapposizione di interessi
La presenza di esponenti dell’area Confagricoltura, come Di Mola e altri, nonchè di Caione (Confcooperative), richiede un’ulteriore riflessione. La rappresentanza agricola, per essere credibile, deve poter dimostrare di agire con una linea chiaramente orientata alla tutela del reddito agricolo e della posizione contrattuale dei produttori.
Quando, tuttavia, la stessa rappresentanza si colloca in spazi condivisi con soggetti della trasformazione e del commercio, oppure appare inserita in assetti nei quali i confini tra lato venditore e lato compratore tendono ad attenuarsi, può emergere un problema di chiarezza del mandato rappresentativo.
Non si tratta, ancora una volta, di affermare un’ incompatibilità in senso tecnico-giuridico. Si tratta di evidenziare come il cumulo di funzioni e appartenenze possa porre un interrogativo sulla piena coerenza tra collocazione formale e percezione del ruolo rappresentativo.
Il caso Caione e il significato del voto espresso in CUN
Particolarmente delicata appare anche la posizione di Antonio Caione, agricoltore e cooperatore.
Nel recente verbale del 18 maggio 2026 della CUN grano duro, egli avrebbe espresso un voto che, alla luce delle posizioni assunte dagli altri componenti della parte venditrice, è stato interpretato come non coerente con gli interessi sostenuti dalla componente agricola. La parte venditrice, ad eccezione di Di Mola, non si è trovata d’accordo con la proposta finale avanzata da Caione (“un calo di 4 €/t per tutte le voci del Sud-Italia”), rispetto alla quale gli altri componenti della parte venditrice agricola hanno proposto un “invariato“. Caione, tuttavia, già nella proposta iniziale aveva chiesto per primo “un calo di 2 €/t per tutte le voci del Sud-Italia”, agevolando così la successiva richiesta al ribasso di 5€/t da parte di Sacco.
Nel verbale del 27 aprile 2026 della CUN grano duro, egli avrebbe ribadito una tendenza in calo: “l’offerta è molto elevata … è opportuno segnalare un mercato in calo“, mentre i colleghi della parte agricola proponevano sostanzialmente un invariato perchè “il mercato è stabile e gli scambi sono esigui“.
Si aggiunge inoltre che sono state formulate osservazioni in ordine alla prevalenza del profilo commerciale di Caione rispetto a quello strettamente produttivo, circostanza che, se rilevante, meriterebbe di essere chiarita nelle sedi opportune.
Se tale ricostruzione fosse confermata documentalmente, il tema non riguarderebbe tanto la legittimità astratta del voto espresso, quanto piuttosto il suo significato rappresentativo. In altri termini, si porrebbe la questione se il comportamento tenuto in Commissione risulti coerente con la funzione formalmente ricoperta e con gli interessi della parte che quel ruolo dovrebbe presidiare.
Anche in questo caso, il problema non va posto in termini accusatori, ma in termini di coerenza funzionale, trasparenza della collocazione e opportunità istituzionale. Perchè quando un componente formalmente ascritto al lato venditore adotta posizioni percepite come penalizzanti per i produttori, mentre parallelamente partecipa a organismi di filiera condivisi con soggetti della trasformazione e del commercio, la questione della neutralità e della chiarezza dei ruoli diventa inevitabilmente più sensibile.
Il conflitto di interessi come tema di prevenzione, non solo di illecito
Su un piano più generale, è opportuno ricordare che il conflitto di interessi non coincide necessariamente con una violazione penale o con un illecito già accertato. Nel nostro ordinamento, esso rileva anche come strumento di prevenzione, di garanzia dell’imparzialità e di tutela della fiducia nei procedimenti e negli organismi che svolgono funzioni di interesse generale.
Per questa ragione, il problema può porsi anche prima di un accertamento giudiziario, e perfino indipendentemente da esso, ogniqualvolta il cumulo di ruoli, relazioni economiche e appartenenze associative sia tale da far emergere dubbi ragionevoli in ordine alla piena indipendenza del soggetto coinvolto.
Applicato al caso in esame, ciò significa che la questione non va banalizzata come semplice polemica politica: essa investe il profilo sistemico della credibilità della CUN, la limpidezza delle relazioni di filiera e la necessità di evitare che organismi destinati a svolgere funzioni di rilievo pubblico risultino esposti a situazioni meritevoli di verifica.
L’esigenza di verifiche istituzionali
Alla luce di tali considerazioni, apparirebbe ragionevole sollecitare verifiche da parte delle sedi competenti, al fine di chiarire:
• l’effettiva posizione dei soggetti coinvolti;
• la natura dei rapporti economici eventualmente intercorrenti;
• la compatibilità tra i ruoli svolti nella CUN e quelli esercitati in Granaria;
• l’eventuale sussistenza di situazioni idonee a compromettere l’imparzialità o l’apparenza di imparzialità del sistema.
In tale prospettiva, non apparirebbe incongruo un approfondimento da parte delle autorità e degli organismi istituzionalmente preposti ai profili di trasparenza, correttezza degli assetti di mercato e prevenzione dei conflitti di interesse.
Conclusione
La questione non riguarda la legittimità astratta dell’esistenza di Granaria, nè la liceità in via di principio dei rapporti commerciali tra operatori della filiera. Riguarda, piuttosto, la necessità che il mercato del grano duro e gli organismi chiamati a incidere sulla sua regolazione siano assistiti da un livello adeguato di chiarezza, separazione dei ruoli, trasparenza delle relazioni e verificabilità delle posizioni soggettive.
Se soggetti operanti nella CUN risultano al tempo stesso presenti in organismi privati di filiera e legati da rapporti economici significativi con operatori della trasformazione, il tema non può essere liquidato come irrilevante. Esso richiede, quantomeno, una verifica seria e documentata.
In presenza di ruoli concorrenti, relazioni economiche rilevanti e sovrapposizioni associative, appare opportuno che ogni posizione venga chiarita nelle sedi competenti, a tutela della trasparenza del mercato e della credibilità degli organismi di riferimento della filiera.

