Oggi si celebra la Repubblica. Le bandiere, le fanfare, i discorsi ufficiali. E poi, come ogni anno, tutto torna al suo posto. Ma per Granosalus il 2 giugno 2026 ha un significato diverso, più concreto, più urgente: è il giorno in cui vale la pena ricordare che la Costituzione non è un documento da museo. È lo strumento con cui, in questo momento, stiamo combattendo una battaglia vera — nei campi e nei tribunali.
Una Repubblica nata per impedire il dominio incontrollato
Ottanta anni fa gli italiani scelsero la Repubblica e affidarono a un’Assemblea Costituente il compito di disegnare le regole del gioco. Quelle donne e quegli uomini avevano visto cosa succede quando il potere si concentra senza argini: avevano vissuto il fascismo, la guerra, la distruzione. Sapevano che la libertà non si garantisce con le buone intenzioni, ma con le istituzioni.
Per questo la Costituzione non è un elenco di principi astratti. È un sistema di bilanciamento pensato con precisione chirurgica:
- Il Parlamento al centro della sovranità popolare: le leggi le fa chi è eletto dal popolo, non chi siede in una stanza ministeriale.
- Il Presidente della Repubblica come garante super partes: vigila che nessuno stravolga le regole del gioco.
- La magistratura indipendente: giudica senza subire pressioni dal potere politico o economico.
- Il controllo costituzionale delle leggi: nessun atto — nemmeno un decreto ministeriale — può violare i principi fondamentali senza essere fermato.
Ogni ingranaggio risponde alla stessa esigenza: impedire che la sovranità popolare si trasformi in dominio incontrollato. Impedire che chi governa oggi possa scrivere regole su misura per sé, o per qualche corporazione, senza che nessuno possa dire “no”.
Perché ci siamo appellati alla Costituzione
Granosalus non si è fermata alle proteste di piazza o ai comunicati stampa. Ha studiato il decreto direttoriale del 16 gennaio 2026 sulla CUN del grano duro riga per riga. Ha confrontato ogni articolo con la legge del 2015 che lo doveva attuare. Ha misurato la distanza tra ciò che il Parlamento aveva scritto e ciò che il Ministero aveva prodotto.
Quella distanza è grande. E ha un nome giuridico preciso: eccesso di potere, violazione di legge, lesione di diritti costituzionalmente garantiti.
- La libertà associativa tutelata dall’art. 18 della Costituzione: violata da criteri di rappresentanza che escludono le sigle indipendenti e consegnano il tavolo alle sole confederazioni storiche, ivi compresa Liberi Agricoltori.
- Il principio di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione sancito dall’art. 97: ignorato da un provvedimento adottato senza istruttoria trasparente e senza ascoltare tutti i portatori di interesse.
- La libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41: compressa da un sistema di formazione dei prezzi che favorisce chi concentra il potere e penalizza chi produce.
- Le garanzie partecipative della legge 241/1990: aggirate in ogni passaggio procedurale rilevante.
Abbiamo quindi fatto quello che la Costituzione consente: ci siamo appellati al Consiglio di Stato con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Abbiamo chiesto al sistema di controllo di fare il suo lavoro. Abbiamo creduto che le regole scritte con fatica dal Parlamento non potessero essere svuotate da un decreto direttoriale. Abbiamo invocato – invano – il sostegno della Confederazione italiana Liberi Agricoltori a cui eravamo affiliati.
Il 2 giugno visto dai campi
Dai palchi ufficiali si celebra la Repubblica con parole alte. Dai campi del Mezzogiorno la si vede diversamente: con il grano duro pagato sotto costo, con listini frammentati per macro-aree che indeboliscono il potere contrattuale dei produttori, con un tavolo istituzionale costruito per escludere chi non ha già un posto fisso nel sistema.
Non è retorica: è la differenza tra una Costituzione viva e una Costituzione decorativa.
Una Costituzione viva è quella che un piccolo agricoltore di Irsina, un cerealicoltore della Capitanata, un produttore indipendente della Sicilia e della Sardegna può invocare davanti a un tribunale e aspettarsi che funzioni. Una Costituzione decorativa è quella che si appende al muro il 2 giugno e si dimentica il 3.
Granosalus ha scelto la prima.
Cosa ci aspettiamo dal sistema che abbiamo invocato
Il ricorso al Consiglio di Stato è un atto di fiducia nelle istituzioni repubblicane, non una sfida al sistema. Ci aspettiamo:
- che il Consiglio di Stato esamini nel merito le violazioni denunciate e valuti la sospensiva richiesta;
- che il Governo consideri seriamente l’autotutela, sospendendo gli effetti di un decreto contestato prima che si consolidi un assetto distorto;
- che il Parlamento — titolare originario della delega normativa — verifichi se l’attuazione ministeriale rispetta la volontà del legislatore del 2015;
- che le organizzazioni sindacali agricole smettano di occupare posti ai tavoli costruiti con regole illegittime e inizino a contestarle.
Un augurio di Repubblica
Il 2 giugno non è la festa del Governo in carica. È la festa delle istituzioni che tengono il Governo in carica nei binari della legalità.
Granosalus augura a tutti i cerealicoltori, a tutti i produttori del Sud, a tutti gli agricoltori che hanno scelto di lottare piuttosto che adeguarsi, una Festa della Repubblica con il sapore di ciò che questa data promette: una comunità di uguali, con regole uguali per tutti, dove il potere risponde alla legge e non il contrario.
Il grano duro è sul campo. Il ricorso è al Consiglio di Stato. La Costituzione è dalla nostra parte.
Buona Festa della Repubblica.
