Nel resoconto della 9ª Commissione del Senato del 14 maggio 2026, il Sottosegretario La Pietra ha risposto all’interrogazione sul funzionamento della nuova CUN del Grano Duro.
Una risposta lunga, tecnica, piena di numeri internazionali… e totalmente elusiva rispetto ai problemi reali denunciati da agricoltori, associazioni indipendenti e produttori del Mezzogiorno.
Paradossalmente, proprio le sue parole confermano la fondatezza del ricorso straordinario presentato da Granosalus al Presidente della Repubblica e ora all’esame del Consiglio di Stato.
1. La Pietra parla del mondo, non dell’Italia
Il Sottosegretario apre parlando della produzione mondiale, del Canada, del mercato globale.
Tutto utile… ma fuori tema.
L’interrogazione chiedeva:
- perché la CUN è stata istituita a Roma e non nel principale distretto cerealicolo europeo, Foggia;
- perché i prezzi CUN sono frammentati in quattro aree in violazione dell’art. 6‑bis DL 51/2015;
- perché è stato imposto un sistema chiuso e non concorrenziale di rappresentatività, basato sui database delle grandi organizzazioni.
A queste domande non ha risposto.
2. Sostiene che i prezzi crollano per “il mercato globale”
La Pietra afferma che il crollo dei prezzi è dovuto al contesto internazionale.
Ma ignora (volutamente?) tre fatti:
- ISMEA certifica che i costi di produzione sono superiori ai prezzi riconosciuti;
- il mercato mondiale sta subendo una contrazione dell’offerta UE, non un’espansione;
- i prezzi CUN non seguono la qualità, ma solo una media aritmetica basata su criteri merceologici (proteici), ignorando totalmente i criteri reologici e tossicologici previsti da risoluzioni del Parlamento.
Granosalus lo denuncia da anni: senza premiare qualità e sicurezza alimentare, il produttore resta schiacciato e il consumatore ingannato da un falso Made in Italy.
3. La Pietra sostiene che la CUN “non fissa prezzi”: tecnicamente vero, politicamente falso
Dire che la CUN “non fissa prezzi” è un gioco di parole.
I listini CUN:
- diventano riferimento obbligato per contratti, banche e assicurazioni;
- orientano i prezzi delle borse merci locali;
- influenzano i rapporti contrattuali tra cerealicoltori e industrie di trasformazione.
Dunque la CUN non fissa, ma condiziona – fortemente – il mercato.
E se il meccanismo previsionale è sbagliato, il danno è reale.
4. Rivendica la frammentazione in 4 aree: ma la legge dice il contrario
Il Sottosegretario rivendica con orgoglio che la CUN ha “quattro aree territoriali”.
Ma l’art. 6‑bis DL 51/2015 è chiarissimo:
le Commissioni devono essere uniche a livello nazionale, superando la frammentazione delle borse merci.
Frammentare il mercato in Nord, Centro, Sud e Isole ripropone esattamente il modello che il legislatore voleva superare, come ha ribadito l’AGCM.
Questa è una delle principali violazioni denunciate nel ricorso di Granosalus.
5. Sulla sede a Roma: giustificazione debole e non supportata da istruttoria
La Pietra dice che Roma è “centralizzata” e più comoda.
Ma:
- la sede deve essere scelta in base alla rilevanza economica della filiera, non alla geografia;
- i dati ISMEA e CREA certificano che il baricentro produttivo è tra Foggia e la Sicilia;
- non esiste alcuna istruttoria, documento o relazione che motivi la scelta di Roma.
Il Consiglio di Stato lo valuterà: la mancanza di istruttoria è un vizio di per sé sufficiente ad annullare il decreto.
6. Nessuna risposta sui criteri di rappresentatività
La domanda centrale era:
- perché impedire agli agricoltori di delegare liberamente le associazioni non iscritte alle grandi organizzazioni?
- perché basare la rappresentatività sui dati SIAN detenuti da pochi gruppi?
- perchè garantire la rappresentatività a coloro che hanno sottoscritto contratti di filiera?
Su questo punto – decisivo – la risposta è stata silenzio assoluto.
Il che conferma la correttezza della critica di Granosalus:
la nuova CUN cristallizza un oligopolio rappresentativo ed elimina il pluralismo.
7. Il vero nodo: la mancanza di trasparenza
La risposta di La Pietra evita ogni riferimento a:
- parere AGCM,
- violazioni dell’art. 41 Cost.,
- possibili effetti anticoncorrenziali,
- meccanismi di delega distorti,
- mancata valutazione d’impatto,
- assenza di qualità tossicologica.
Non una parola su questi punti, nonostante La Pietra avesse sottoscritto in Commissione Agricoltura lo Schema di Risoluzione (Relatore Sen De Bonis) durante l’Affare assegnato sulle problematiche di mercato e aspetti tossicologici del grano duro.
Se l’obiettivo è la “trasparenza”, la risposta del Sottosegretario dimostra il contrario.
Conclusione: la risposta del Governo rafforza il ricorso di Granosalus
Il Governo sostiene che:
- la CUN funziona,
- i prezzi sono frutto del mercato globale,
- Roma è la sede “centrale”,
- la frammentazione territoriale è un pregio.
Ma nessuna di queste affermazioni affronta le violazioni di legge, i profili di incostituzionalità e le distorsioni concorrenziali contestate.
Per questo il ricorso di Granosalus non solo è fondato: oggi appare ancora più necessario e va sostenuto da tutti i “liberi agricoltori” che non vogliono sottoscrivere contratti di filiera capestro.
E mentre il Governo parla di “mercati globali”, i cerealicoltori italiani continuano a vendere sotto costo.
Una CUN così concepita non aiuta il mercato: lo oscurisce.
Il Mezzogiorno agricolo merita di meglio.
E Granosalus continuerà, anche nei tribunali, a pretendere legalità, trasparenza e giustizia per i produttori e per la salute dei consumatori.
