Glifosato: quando la ricerca disturba gli interessi. La mozione del Senato rilanciava il principio di precauzione

Il caso dell’Istituto Ramazzini e la rettifica pervenuta riguardo la rimozione del ricercatore Mandrioli dal progetto sul glifosato, hanno riaperto una ferita che in Italia non si è mai chiusa: può la scienza restare libera quando tocca interessi miliardari?
Il dibattito sul diserbante più usato al mondo torna oggi al centro anche grazie alla mozione presentata all’epoca dal senatore
DeBonis, che puntava a colmare un vuoto politico e normativo rimasto aperto dal 2017.

Il glifosato: un affare globale, una questione di salute pubblica

Il glifosato è l’erbicida più usato al mondo. E’ utilizzato su vasta scala per diserbare i campi di cereali, soia, mais e perfino nelle colture d’olivo.

Nel 2015 l’Agenzia per la Ricerca sul Cancro (IARC) lo ha classificato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo”, generando una frattura tra gli organismi indipendenti e le agenzie regolatorie europee (EFSA ed ECHA).

L’Unione europea, nel 2017, decise comunque di rinnovarne l’autorizzazione per altri cinque anni, fino al2022 (poi prorogati), basandosi in parte su dossier forniti dalle stesse multinazionali agrochimiche.

Ma oggi, dopo studi e controperizie ovunque nel mondo, la questione resta aperta e politicamente esplosiva.

La mozione DeBonis e la lotta al glifosato

La mozione DeBonis , approvata ad unanimità dal Senato nella scorsa legislatura, impegnava il Governo italiano a “intraprendere ogni iniziativa in sede europea” per rivedere le decisioni del 2017 sul rinnovo del glifosato e a sospendere gli effetti del comunicato del Ministero dellaSalute che allora recepiva il prolungamento dell’autorizzazione per cinque anni.

Il documento aveva inoltre tre obiettivi centrali:

1. Applicare il principio di precauzione comunitario ai grani e alle materie prime provenienti da Paesi dove l’uso del glifosato è obbligato da condizioni climatiche (comeUSA eCanada).
Questo significherebbe valutare tali importazioni con criteri più restrittivi per tutelare salute e ambiente.

2. Introdurre divieti mirati nei porti italiani, in particolare quelli pugliesi, dove sbarca gran parte del grano duro estero.
Le navi dovrebbero garantire stive totalmente prive di residui di glifosato, anche se il carico è già sdoganato in altri porti europei.
La mozione prevedeva perciò l’intensificazione dei controlli doganali e fitosanitari, a garanzia della sicurezza alimentare nazionale.

3. Vietare progressivamente la presenza di glifosato negli alimenti e scoraggiare l’acquisto di grani stranieri miscelati a quello italiano, così da tutelare la qualità del grano duro nazionale e la trasparenza delle quotazioni di mercato.

Obiettivi chiari, che puntavano a bilanciare tutela della salute e equità economica per i produttori italiani, penalizzati da materie prime meno costose ma più contaminate.

Scienza, politica e lobby: il vero terreno di scontro

Il caso Ramazzini potrebbe mostrare quanto sia fragile la libertà della ricerca quando i risultati toccano il cuore del potere agrochimico, ma è bene tener conto dei chiarimenti dello stesso Istituto.
La mozione De
Bonis interveniva proprio in questo vuoto: chiedeva che la politica si muovesse sulla base del principio di precauzione e non sulle pressioni del mercato.
Una linea coerente con il nuovo orientamento europeo sul Green
Deal, che punta a dimezzare l’uso di pesticidi entro  il 2030 e a promuovere coltivazioni a basso impatto chimico.

Un tema anche economico e identitario

Il grano duro italiano – in particolare quello del Mezzogiorno – naturalmente povero di contaminanti come DON e Cadmio, viene spesso mescolato a grani importati che arrivano in Italia dopo essere stati trattati in pre‑raccolta con glifosato.

Questo sistema, oltre a indebolire la qualità finale della pasta, falsifica il mercato interno e penalizza chi produce in modo pulito e sostenibile.

Se neanche la mozione è riuscita nell’intento di promuovere un cambio di paradigma, per valorizzare la filiera italiana come modello di sostenibilità alimentare in Europa, agli agricoltori non rimane altro che la strada della certificazione di qualità.

Granosalus è già pronta su questo nuovo percorso e farà la sua parte a favore dei consumatori e dei produttori.

📰 Rettifica – Precisazioni dell’Istituto Ramazzini

In relazione all’articolo apparso nei giorni scorsi riguardante la governance dell’Istituto Nazionale per lo Studio e il Controllo dei Tumori e delle Malattie Ambientali “Bernardino Ramazzini”, pubblichiamo di seguito la nota di rettifica pervenuta dall’Istituto stesso, al fine di garantire una corretta e completa informazione ai lettori.

🔹 Chiarimenti ufficiali dell’Istituto Ramazzini

L’Istituto Ramazzini precisa che le recenti notizie apparse in alcune testate contengono ricostruzioni non corrette che rischiano di generare disinformazione e discredito nei confronti di un centro di ricerca che da oltre cinquant’anni opera nel pieno rispetto della scientificità e indipendenza.

In particolare, l’Istituto comunica quanto segue:

  1. Il rapporto con il dottor Daniele Mandrioli si è concluso il 31 dicembre 2025 all’esito di un percorso concordato, relativo alla riorganizzazione della governance, senza alcuna relazione con motivi scientifici o con i progetti di ricerca in corso.
  2. Il Global Glyphosate Study, avviato nel 2015 sotto la direzione della dott.ssa Fiorella Belpoggi, prosegue regolarmente e rappresenta un progetto collettivo portato avanti dai team interni dell’Istituto. I dati scientifici già acquisiti dalle autorità europee EFSA ed ECHA rimangono un contributo fondamentale al dibattito internazionale sui rischi ambientali dell’erbicida.
  3. È in corso una selezione internazionale per la nomina del nuovo direttore del Centro di Ricerca “Cesare Maltoni”, scelta che avverrà tra personalità di primo piano del mondo scientifico e garantirà continuità e autonomia alla ricerca.
  4. L’ingresso del dottor Alessandro Nanni Costa nel Consiglio di Amministrazione (12 gennaio 2026) rafforza la connessione tra attività clinica e ricerca, consolidando l’identità dell’Istituto come centro d’eccellenza indipendente.
  5. L’Istituto ribadisce che non ha mai subito condizionamenti industriali o associativi e che la propria struttura cooperativa, composta da oltre 40.000 soci, costituisce garanzia di autonomia e libertà scientifica.

🔹 L’impegno dell’Istituto per la salute pubblica

L’Istituto Ramazzini sottolinea che qualsiasi tentativo di diffondere informazioni non veritiere o di delegittimare la sua attività rischia di danneggiare una voce scientifica libera e indipendente, riconosciuta a livello internazionale per il suo contributo alla tutela della salute pubblica e ambientale.

La direzione di GranoSalus prende atto delle precisazioni fornite dall’Istituto Ramazzini e invita i lettori a considerare la presente comunicazione come rettifica ufficiale alle precedenti notizie, ai sensi della normativa vigente sul diritto di informazione corretta e completa.

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