Braia, il rinnovamento a memoria selettiva: l’agricoltura lucana paga ancora i suoi errori

L’ex assessore Luca Braia accusa oggi la Regione Basilicata di inefficienza nella gestione dei fondi europei, ma dimentica che ritardi e blocchi del PSR nacquero proprio sotto il suo mandato.
Gli agricoltori — e le urne — lo hanno già giudicato.

Quando si governa, la coerenza conta più della memoria

C’è una regola non scritta in politica: prima di impartire lezioni, bisognerebbe confrontarsi con il proprio passato.
Braia, ex assessore regionale all’Agricoltura e oggi esponente di Italia Viva, sembra averla dimenticata.
Nelle sue recenti dichiarazioni punta il dito contro l’attuale gestione della Regione per presunte inefficienze nella spesa del FEASR, evocando allarmi e sprechi.
Ma le radici del problema sono ben più profonde di un solo mandato.

Ricordiamo i numeri della sua gestione

Chi segue da vicino la storia della politica agricola lucana sa che molte criticità del PSR 2014 – 2020 si sono originate proprio durante la guida di Braia.
Tra il 2018 e il 2019 la Basilicata risultava già tra le ultime regioni per avanzamento della spesa, con bandi pubblicati in ritardo, graduatorie bloccate e pagamenti dilazionati.
Numerosi giovani agricoltori, vincitori di fondi per il primo insediamento, attesero anni prima di ricevere quanto dovuto, mentre le misure su biologico e filiere cerealicole restarono intrappolate tra burocrazia e ricorsi.

Allora non si parlava ancora di “fondi europei perduti”, ma i risultati non erano affatto dissimili da quelli che oggi l’ex assessore denuncia.

Procedure complicate e riforme mancate

Oggi Braia chiede efficienza, ma dimentica gli anni in cui dirigeva lo stesso Dipartimento.
Fu in quella fase che vennero introdotte procedure complesse per la misura 4.1 (sostegno agli investimenti aziendali) e lasciati fermi diversi milioni destinati alla misura 6.1 per i giovani agricoltori, poi sbloccati solo dopo il suo mandato.

Le carenze strutturali della Basilicata agricola nascono da una lunga continuità di errori tecnici e politici: bandi dispersivi, eccessiva frammentazione delle risorse, scarsa programmazione industriale.
Si è spesso scambiata la spesa per sviluppo, gestendo l’agricoltura più come un apparato elettorale che come un settore produttivo strategico.

Le scelte dirigenziali e la perdita di credibilità

Durante il suo mandato, Braia avviò nomine amministrative e riorganizzazioni più calibrate sugli equilibri politici che sulle competenze tecniche, compromettendo la rapidità decisionale e l’efficienza gestionale.
Oggi sembra voler osservare da spettatore dinamiche che in realtà contribuì a creare.

Il confronto con Ottati: percorsi diversi

Prima di Braia, il Dr. Ottati — assessore con un curriculum internazionale — aveva impostato un percorso di dialogo tra agricoltura e ambiente, chiedendo verifiche sull’impatto del petrolio sulle coltivazioni e sulla qualità delle acque.
Fu allontanato, come dichiarò pubblicamente, per le sue posizioni critiche verso la giunta Pittella.

A lui subentrò Braia, che non proseguì quelle istanze di controllo ambientale e scelse strategie differenti, più orientate alla gestione amministrativa dei fondi.
Con il tempo, però, gli elettori hanno riconosciuto come più credibile la linea di chi difese gli agricoltori anche a costo delle proprie dimissioni.

Gli elettori ricordano: le urne non mentono

I risultati elettorali successivi mostrano che la credibilità politica di Braia nel comparto agricolo si è progressivamente ridotta.
Le associazioni di categoria raramente lo indicano come riferimento, e molti operatori conservano memoria del caos gestionale di fine legislatura. Gli agricoltori, durante la gestione Braia, non hanno potuto apprezzare idee e proposte in grado di aumentare la competitività del comparto.
Chi non ha saputo garantire efficienza nella stagione del potere non può oggi presentarsi come paladino dell’efficienza stessa.

Alcuni commentatori locali ipotizzano che in futuro potrebbe ambire ad altri incarichi tecnici, ma si tratta di congetture mai confermate.

La lezione vera: servono risposte, non recriminazioni

Oggi l’agricoltura lucana, che da tempo non convoca gli stati generali, ha bisogno di una governance nuova:

  • riforme di semplificazione,
  • anagrafe digitale unica delle imprese agricole,
  • consulenza tecnica per le aree interne,
  • più attenzione verso le OP,
  • maggiore connessione con le filiere agro‑industriali.

Riaccendere polemiche senza offrire soluzioni non serve.
La credibilità politica richiede coerenza e riconoscimento degli errori passati.
La verità è che il declino amministrativo del settore primario lucano è iniziato anni fa e si può invertire solo superando quella stagione di improvvisazione che ancora oggi pesa sulla Regione.

Conclusione

Le parole di Braia suonano come un tentativo di riscrivere la storia.
Ma i dati, i ritardi e le testimonianze del mondo agricolo affermano altro:
l’agricoltura lucana non è “in affanno” da oggi, ma da quando la politica ha preferito la propaganda alla programmazione.

Prima di chiedere conto a chi governa adesso, sarebbe più utile chiedere scusa agli agricoltori di ieri — quelli che attendevano meno promesse e più fatti.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *