Pasta di grano duro, la politica la dimentica tra i piatti dei territori

C’è un dettaglio che non è sfuggito agli osservatori più attenti. Durante la presentazione al Senato dell’iniziativa dedicata ai prodotti agricoli tradizionali — un evento ricco di buone intenzioni, con tanto di omaggi alla cucina autentica dei territori — la senatrice Paola Fallucchi, promotrice dell’incontro, ha passato in rassegna le eccellenze italiane. Tuttavia, tra formaggi, vini e specialità d’antica memoria, non ha trovato spazio per citare una delle colonne portanti del patrimonio agroalimentare nazionale: la pasta di grano duro, simbolo identitario del Sud e della Puglia.

Un’assenza che pesa

Non si tratta di un semplice dettaglio gastronomico. La pasta di grano duro è molto più di un alimento: rappresenta il cuore della dieta mediterranea, la bandiera delle esportazioni italiane e il simbolo identitario del Mezzogiorno agricolo, dalla Basilicata alla Puglia, dalla Sicilia alla Sardegna.
Dimenticarla in una sede istituzionale come il Senato, proprio in un evento costruito per valorizzare “autenticità e tradizione territoriale”, è un lapsus significativo. Perché è proprio dal grano duro che nasce una delle storie produttive più virtuose del Paese, che unisce agricoltori, pastifici e cultura contadina.

Un patrimonio economico e culturale

La filiera del grano duro occupa un ruolo centrale nell’economia agricola italiana: produce eccellenze riconosciute nel mondo, come la pasta di Gragnano IGP o quella lucana, pugliese e siciliana, con varietà di grani locali custodite da generazioni.
Ignorare questo patrimonio significa dimenticare l’Italia reale, quella che lavora con fatica nelle campagne, che difende i marchi, che sperimenta innovazione nel rispetto della tradizione.

Dalle parole ai fatti

L’agricoltura italiana non ha bisogno di celebrazioni di maniera, ma di politiche concrete di tutela e promozione. Se davvero si vuole dare “nuovo slancio ai rappresentanti dei territori”, come ha promesso la senatrice Fallucchi, allora occorre partire dalle basi: riconoscere il valore dei prodotti che incarnano la storia, la qualità e l’identità delle regioni agricole.
E niente, più della pasta di grano duro, su cui l’Associazione Granosalus tanto si è spesa in questi anni a tutela di produttori e consumatori, riesce a raccontare quel legame antico tra terra, lavoro, comunità e salute pubblica.

Un simbolo da non ignorare

In tempi di globalizzazione alimentare e di mercati sempre più standardizzati, ricordare la centralità del grano duro e della pasta italiana significa difendere un patrimonio che è insieme economico, culturale e politico.

La prossima volta che il Senato celebrerà i prodotti agricoli tradizionali, ci auguriamo che tra le eccellenze citate non manchi la protagonista assoluta della tavola italiana: la pasta di grano duro, orgoglio dei nostri territori e della nostra identità nazionale.

E tra le associazioni invitate non manchi la nostra…

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *