Dopo anni di rincorse e promesse, arriva la CUN del Grano Duro: la “soluzione” ufficiale per fare chiarezza sui prezzi. Sulla carta, una rivoluzione di trasparenza da sempre invocata da noi di Granosalus. Nella pratica, tutto dipenderà da chi siederà a quel tavolo. Il Decreto nella designazione dei Commissari non dice nulla sulla incompatibilità degli agricoltori soggetti a contratti di filiera o peggio ancora contoterzisti di qualche importatore, che sono chiaramente inaffidabili perchè privi di quella libertà negoziale. Se a decidere saranno sempre gli stessi, il rischio è che i produttori restino ancora una volta spettatori del proprio destino.
Una novità importante per il mondo del grano arriva dai Ministeri dell’Agricoltura e del Made in Italy: è ufficialmente nata la Commissione Unica Nazionale (CUN) del Grano Duro, un organismo che avrà il compito di definire in modo trasparente i prezzi indicativi nazionali del grano duro e di monitorare la tendenza del mercato.
L’obiettivo è semplice ma ambizioso: offrire un punto di riferimento unico e affidabile a tutta la filiera, dal produttore al trasformatore, evitando discrepanze tra le diverse piazze di contrattazione e creando una base comune più equa.
Perché serve una CUN del grano duro
Fino a oggi, i prezzi del grano duro venivano stabiliti dalle Borse Merci e dalle Commissioni prezzi locali, spesso con risultati molto diversi tra regione e regione.
Con la nascita della CUN, queste rilevazioni saranno unificate a livello nazionale, secondo criteri di rappresentatività e trasparenza.
Il decreto prevede che la Commissione:
• formuli prezzi indicativi del grano duro di produzione nazionale;
• individui la tendenza di mercato;
• fornisca parametri di riferimento ufficiali per gli operatori del settore.
Un passo avanti, almeno nelle intenzioni, verso un sistema più chiaro e meno soggetto a squilibri locali o speculazioni.
Dove nasce e come funziona
La sede della nuova CUN sarà presso la Borsa Merci di Roma, con la possibilità di svolgere le riunioni anche online per permettere una partecipazione ampia.
Il Consesso si compone di 20 commissari, equamente divisi:
• 10 rappresentanti della parte venditrice (produttori, cooperative, agricoltori);
• 10 rappresentanti della parte acquirente (mulini, commercianti, industrie pastarie).
La rappresentatività è legata alla quantità di prodotto effettivamente rappresentata: più grano porti, più voce hai. Un meccanismo pensato per assicurare equilibrio tra le forze in campo — ma anche un punto da monitorare da vicino, perché la trasparenza deve essere garantita non solo nei metodi, ma anche nei rapporti di potere interni che solo gli agricoltori “liberi” possono assicurare.
Tre anni di mandato e regole di trasparenza
I commissari resteranno in carica per tre anni, con possibilità di sostituzione anticipata.
Un Regolamento di funzionamento definisce procedure, codice etico, penalità e la possibilità di coinvolgere esperti esterni indipendenti, in modo da ampliare la base di conoscenza e di controllo.
In caso di eventi anomali o turbative di mercato, il segretario della CUN potrà sospendere la formulazione dei prezzi e informare immediatamente il Ministero.
Cosa cambia per il mercato e per gli agricoltori
Le Borse Merci locali dovranno sospendere le loro rilevazioni dei prezzi del grano duro, lasciando alla CUN l’unico compito di formulare le quotazioni ufficiali a livello nazionale.
I produttori avranno così un riferimento comune più stabile e trasparente, mentre le industrie potranno contare su una base più chiara per la stipula dei contratti.
Nel medio periodo, l’obiettivo è creare un meccanismo più lineare che consenta a tutti gli attori della filiera di programmare in modo più consapevole.
L’opinione di GranoSalus: bene la trasparenza, ma vigilare sulla rappresentanza
Se da un lato la nascita della CUN del Grano Duro rappresenta un passo avanti per il sistema agricolo, dall’altro non mancano le perplessità.
Nessun riferimento alla griglia di qualità tossicologica, che tutelerebbe la produzione domestica di qualità.
Nessun ancoraggio con l’andamento dei prezzi dei prodotti finiti (Pasta, Pane e altri derivati del frumento duro) che vengono decisi autonomamente dalle industrie.
Il rischio, dunque, è che anche questo organismo finisca per rispecchiare sbilanciamenti storici tra chi produce e chi trasforma, con le grandi industrie, gli importatori e i commercianti in posizione di forza nella definizione dei prezzi.
La trasparenza invocata dal decreto potrà diventare realtà solo se le rappresentanze agricole avranno un ruolo forte e autonomo, e se i criteri di selezione dei commissari verranno resi accessibili e verificabili pubblicamente.
Serve gente libera da condizionamenti commerciali! Che non svenda la propria dignità per un piatto di lenticchie…A tal proposito molto utile sarebbe stata l’adozione di un metodo di selezione con le deleghe sottoscritte dagli agricoltori liberi, come già avvenuto in passato nella fase sperimentale con il placet dell’ Antitrust.
La vera sfida, quindi, sarà far sì che la CUN non diventi solo un’altra sigla burocratica, ma un luogo di confronto reale, dove il prezzo del grano duro rifletta finalmente il valore del lavoro nei campi, della qualità (anche sotto il profilo tossicologico) e della sostenibilità.
Una nuova stagione per la filiera del grano duro
Il grano duro resta una risorsa strategica per l’Italia e per il Made in Italy alimentare.
Con la CUN, il Governo punta a rafforzare la trasparenza e la competitività del settore, ma servirà un impegno collettivo affinché l’obiettivo non vada disperso.
La speranza è che dietro i numeri e i decreti ci sia una vera alleanza per la qualità e la giustizia economica, perché il valore della nostra pasta inizia — e deve essere riconosciuto — proprio dal campo.
