Accordo UE-Mercosur: l’Europa industriale vince, quella agricola paga il conto

L’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur, firmato nel dicembre 2024 dopo oltre vent’anni di trattative, è stato accolto da Bruxelles come un successo storico: con oltre 700 milioni di persone coinvolte, nasce la più grande area di libero scambio al mondo.
Dietro l’annuncio trionfale, però, si nasconde una frattura profonda tra industria e agricoltura, tra chi intravede nuove opportunità e chi teme di essere travolto dalla concorrenza globale.

Un’intesa da record, ma non per tutti

L’Europa — scossa negli ultimi anni dalle politiche protezionistiche americane di Donald Trump e dalle tensioni geopolitiche — punta a diversificare i propri partner. L’intesa con i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, con la Bolivia pronta ad aderire) prevede l’eliminazione della gran parte dei dazi doganali e una collaborazione economica e ambientale più stretta.

Il 91% delle esportazioni europee e il 92% di quelle sudamericane saranno esenti da dazio. A beneficiarne saranno soprattutto i settori industriali: automotive, macchinari, fitofarmaci, moda e tessile. Le imprese europee potranno risparmiare fino a 4 miliardi di euro l’anno.

Una buona notizia per le aziende, meno per chi lavora la terra.

L’agricoltura in allarme: “Concorrenza sleale e regole diverse”

Dietro gli entusiasmi ufficiali, gli agricoltori europei denunciano una disparità di regole. I produttori sudamericani operano con standard ambientali e sanitari più permissivi, potendo così esportare a costi più bassi.
Il rischio è che i supermercati europei si riempiano di carne argentina, soia brasiliana e frutta tropicale low cost, mettendo in crisi i produttori locali. Sembra di rivedere un film già visto con il CETA firmato da Pittella & Co che ci ha inondati di grano canadese “low cost” su cui la nostra associazione ha acceso da diversi anni i riflettori sui rischi per i consumatori, anche attraverso i tribunali.

«Le proteste che attraversano l’Europa esprimono una legittima indignazione», ha dichiarato Arnaud Rousseau, presidente del sindacato agricolo francese FNSEA. E in effetti, dalle campagne francesi al Nord Italia, la rabbia monta.

La richiesta dei sindacati è chiara: reciprocità. Se gli agricoltori europei rispettano rigidi vincoli su pesticidi, emissioni e benessere animale, lo stesso dovrebbe valere per chi esporta verso l’UE. Ma, almeno per ora, resta una promessa difficilmente controllabile.

Italia e Francia dividono l’Europa

Francia e Italia sono state a lungo le voci più critiche dell’accordo. Macron ha definito il Mercosur “un’intesa di un’altra era”, riflesso di una globalizzazione che non tiene più conto della sostenibilità sociale e ambientale. Giorgia Meloni, invece, ha puntato su una linea pragmatica: sì al commercio, ma con clausole di salvaguardia per l’agricoltura.

Il compromesso è arrivato attraverso una mossa politica dietro le quinte: Bruxelles ha concesso maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi PAC per il periodo 2028-2035.
Niente nuovi stanziamenti, ma la possibilità di spendere subito — fin dal primo anno — i 293,7 miliardi previsti dalla Politica Agricola Comune.

Una vittoria apparente, che molti giudicano più “contabile” che sostanziale.

Un’Europa divisa tra industria e campi

Le reazioni sono tutt’altro che unanimi. Nonostante il si dell’ Italia al COREPER (il voto degli ambasciatori italiani ha consentito di raggiungere il 55% dei Paesi in rappresentanza del 65% della popolazione), nel centrodestra italiano, in particolare nella Lega, serpeggiano dubbi sull’effettiva utilità dell’accordo: “I rischi sono superiori ai benefici“. Anche parte del centrosinistra critica l’assenza di controlli sull’uso dei fondi agricoli. Contrario all’ accordo il M5S (ad eccezione di Patuanelli). Tra i paesi europei restano contrari all’accordo: Francia, Ungheria, Irlanda, Polonia e Austria.

Dietro la narrativa dell’Europa “aperta ai mercati globali” si nasconde una tensione più profonda: l’industria corre, l’agricoltura arranca.
Le aziende manifatturiere guardano con entusiasmo ai nuovi mercati dell’America Latina, ma per gli agricoltori europei la partita è ben diversa: i prezzi restano bassi, i costi aumentano e le regole ambientali stringono la presa.

L’accordo UE-Mercosur può rappresentare una grande opportunità geopolitica per l’Europa. Ma ogni progresso ha un prezzo, e in questo caso a pagarlo rischia di essere ancora una volta chi lavora la terra, tra burocrazia, cartelli sui prezzi, incertezze e promesse di aiuti che arrivano sempre troppo tardi.

Il provvedimento arriverà mai in Parlamento?

La Lega e il M5S hanno annunciato che voteranno contro l’accordo Mercosur quando arriverà in Parlamento, anche se è probabile che ciò non avvenga durante questa legislatura. L’accordo è di tipo “misto”: mentre il partenariato necessita dell’approvazione formale di tutti i Parlamenti nazionali, la parte commerciale può entrare in vigore subito, in modo provvisorio e senza ratifica. Questa fase provvisoria può durare indefinitamente, come già accaduto con il Ceta (l’intesa con il Canada), che non è stato ratificato da dieci Paesi, tra cui l’Italia, ma è comunque operativo.

La prossima tappa sarà l’accordo con l’India?

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