Grano, interrogazione di Paroli, Occhiuto e Damiani (FI): “applicare principio di Precauzione su import”

L’arrivo di grano turco e russo sui nostri mercati è in aumento e potrebbe creare problemi alla salute dei consumatori. Una interrogazione di tre senatori di Forza Italia invoca il principio di precauzione e l’aumento dei controlli dei contaminanti agli importatori. Il principio di precauzione si fonda sulla necessità che, a richiesta dello Stato di destinazione della merce, l’importatore dimostri la non nocività del bene da importare.

PAROLIOCCHIUTODAMIANI – Ai Ministri dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e della salute. –

Premesso che:

le importazioni europee di grano duro turco e russo continuano a crescere e le navi cargo approdano in Italia;

secondo i dati della Commissione UE, dal mese di luglio al 17 settembre 2023, sono arrivate in Europa 585.000 tonnellate di grano duro di cui 482.000 arrivate in Italia (pari all’82 per cento);

il grano che arriva in Europa proviene in prevalenza dalla Turchia per 255.000 tonnellate (43,6 per cento), dalla Russia per 154.000 tonnellate (26,3), dal Canada per 85.000 tonnellate (14,6 per cento), dal Kazakhstan per 69.000 tonnellate (11,9) e dagli Stati Uniti per 15.000 tonnellate (2,7 per cento);

si può dunque affermare che il 70 per cento di grano importato dal 1° luglio al 17 settembre 2023 sia prevalentemente grano turco-russo, e che oltre l’80 per cento di questo grano finisca nel piatto degli italiani con pasta, pane e altri derivati;

l’ingresso inaspettato di tutta questa merce genera due motivi di preoccupazione. Il primo riguarda la sicurezza alimentare dei consumatori. Quel grano proviene da aree in cui c’è un conflitto fatto con munizioni e missili infarciti di sostanze indesiderate che indurrebbero molta prudenza e precauzione da parte delle istituzioni italiane;

giova considerare soprattutto che esso proviene da Paesi terzi in cui, a seguito dell’incidente verificatosi il 26 aprile 1986 nella centrale nucleare di Chernobyl, si sono disperse nell’atmosfera considerevoli quantità di elementi nocivi per la salute;

tale contaminazione può ancora costituire una minaccia per la salute pubblica nell’Unione;

la Turchia e la Russia, infatti, rientrano nell’elenco di cui all’art 1, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2020/1158 della Commissione del 5 agosto 2020 relativo alle condizioni d’importazione di prodotti alimentari originari dei Paesi terzi a seguito dell’incidente verificatosi nella centrale nucleare di Chernobyl;

l’elenco include anche altri Paesi: Albania, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Moldova, Montenegro, Serbia, Svizzera, Ucraina, Gran Bretagna esclusa l’Irlanda del Nord;

già il regolamento (CE) n. 733/2008 del Consiglio aveva fissato le tolleranze massime di radioattività per determinati prodotti agricoli originari dei Paesi terzi, e aveva inoltre disposto che gli Stati membri procedessero a controlli su tali prodotti prima della loro immissione in libera pratica, al fine di garantire l’osservanza delle tolleranze di radioattività fissate;

la centralità del tema della sicurezza alimentare è stata ribadita anche dall’alto rappresentante per gli affari esteri dell’Unione europea, Josep Borrell, che ha affermato all’ONU: “La Russia continua a prendere di mira l’agricoltura, le aziende e le infrastrutture con effetti globali devastanti”;

i consumatori italiani sono al primo posto al mondo per consumo di derivati del grano duro (pasta, pane, focacce, biscotti, eccetera), ma in questo momento rischiano di assumere sostanze provenienti da territori altamente bombardati ed inseriti nell’elenco dei Paesi terzi che possono costituire una minaccia per la salute pubblica nell’Unione;

il secondo motivo riguarda la nostra economia, poiché, in assenza di un sistema di tracciabilità del prodotto nazionale, questi volumi di grano importati a prezzi da saldo favoriscono la speculazione finanziaria, costringono gli agricoltori italiani a vendere sottocosto e mettono a rischio anche la pasta made in Italy, con risvolti negativi per i consumatori italiani;

il principio di precauzione si fonda sulla necessità che, a richiesta dello Stato di destinazione della merce, l’importatore dimostri la non nocività del bene da importare;

il principio di precauzione previsto dall’attuale legislazione alimentare (regolamento (CE) n. 178/2002) può essere invocato quando è necessario un intervento urgente di fronte a un possibile pericolo per la salute umana;

appare legittimo da parte dei produttori di grano duro, e dei consumatori di prodotti a base di cereali, invocare l’applicazione di una regolamentazione più restrittiva e protettiva adducendo motivazioni introdotte dalla clausola di salvaguardia di cui all’art. 23 della direttiva 2001/18/CE, già adottata per gli OGM,

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere per tutelare la salute dei consumatori e la competitività dei cerealicoltori italiani;

se sia il caso di prevedere una griglia di qualità tossicologica, nell’ambito della Commissione unica nazionale del grano duro, per armonizzare le quotazioni nazionali rispetto al mercato internazionale.

Qui troverete il link dell’interrogazione

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