Ingannare i consumatori con grano estero può costare anche un milione di euro

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha concluso cinque procedimenti istruttori riguardanti informazioni fuorvianti circa l’origine del grano duro utilizzato nella produzione di pasta, diffusi attraverso le etichette Divella, De Cecco, Lidl (marchi Italiamo e Combino), Margherita Distribuzione (ex Auchan Spa, marchio Passioni) e Pastificio Artigiano Cav. Giuseppe Cocco. Il provvedimento di pratica commerciale scorretta è stato adottato solo nei confronti della Lidl che non ha presentato impegni nel corso della procedura istruttoria. Gli altri marchi hanno invece rispettato gli impegni stabili dall’Autorità. L’ effetto Granosalus

Una recente indagine europea ha mostrato che l’origine del prodotto alimentare è la variabile di scelta maggiormente considerata dagli italiani al momento dell’acquisto del cibo (è indicata dal 62% dei consumatori italiani, contro il 53% della media UE) e che ha un’importanza ben superiore al prezzo.

Giova ricordare che il Reg. UE 1169/2011 stabilisce i principi sull’etichettatura dei prodotti alimentari, prevedendo che

“La fornitura di informazioni sugli alimenti tende a un livello elevato di protezione della salute e degli interessi dei consumatori, fornendo ai consumatori finali le basi per effettuare delle scelte consapevoli e per utilizzare gli alimenti in modo sicuro, nel rispetto in particolare di considerazioni sanitarie, economiche, ambientali, sociali ed etiche” (art. 3, comma 1).

In questo senso la Corte di Giustizia ha ribadito che obiettivo del Regolamento n. 1169/2011 consiste nel garantire un elevato livello di protezione dei consumatori in materia di informazioni sugli alimenti tenendo conto delle differenze di percezione dei consumatori stessi.

L’Autorità nel procedimento in questione ha dovuto analizzare, sia pur brevemente, la dirimente questione del grano: non solo l’evoluzione dell’import di grano canadese, ma anche i profili tossicologici a tutela della salute dei consumatori e le presunte esigenze proteiche dell’ industria pastaia.

Fino al 2016, oltre la metà delle importazioni di grano proveniva dall’America settentrionale e in particolare dal Canada, il maggior esportatore mondiale di grano duro. Tra il 2017 e il 2018 vi è stata una significativa contrazione delle importazioni dal Canada, che sono crollate nel 2018 ad un quinto del livello del 2016.

Tale riduzione appare in parte collegata ad una modifica delle politiche di approvvigionamento di pastai e molitori, seguita alla diffusione di indagini sulla presunta presenza di residui del pesticida glifosato e di micotossine da fusariosi nella pasta di semola di grano duro prodotta con grano proveniente dal Canada, su cui Granosalus ha dovuto difendersi nei Tribunali con tesi vincenti che hanno spalancato un autostrada per il vero made in Italy…

Ormai l’effetto Granosalus è riconosciuto da tutti gli addetti al settore e da oltre 2 milioni di consumatori che ci seguono da diversi anni. Il loro passaparola è stato determinante nel modificare le scelte di acquisto.

Torniamo sul provvedimento. Per quattro aziende l’AGCM ha accolto e reso obbligatori gli impegni presentati da De Cecco, Divella, Cocco e Margherita Distribuzione. Gli impegni consistono in modifiche delle etichette e dei rispettivi siti così da garantire al consumatore una informazione completa, fin dal primo contatto, sull’origine (talvolta estera) del grano utilizzato nella produzione della pasta. Il nuovo set informativo permetterà così di evitare la possibile confusione tra provenienza della pasta e origine del grano.

L’Antitrust ha invece multato Lidl per 1 milione di Euro per aver diffuso, nei punti vendita Lidl e mediante il sito internet, informazioni fuorvianti circa l’origine del grano duro utilizzato nella produzione della pasta di semola di grano duro a marchio del discount (Italiamo e Combino).

“Il procedimento – scrive l’Antitrust – concerne i comportamenti posti in essere dal professionista, consistenti nella promozione e commercializzazione – nei punti vendita Lidl e mediante il sito internet www.lidl.it – delle proprie linee di pasta di semola di grano duro a marchio “Italiamo” e “Combino”, mediante confezioni che rappresentano in maniera ingannevole le caratteristiche di tale pasta, enfatizzando sulla parte frontale l’italianità del prodotto, in assenza di adeguate e contestuali indicazioni sull’origine anche estera del grano duro impiegato nella produzione della pasta”.

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