Pasta Senatore Cappelli: ecco le marche prive di titolo

La pasta più amata dagli italiani è lo spaghetto, ma le etichette raccontano sempre la verità? Abbiamo esaminato alcune marche di Pasta Senatore Cappelli, il cui seme è al centro di una diatriba sui diritti di moltiplicazione. Nelle etichette c’è scritto che la pasta è prodotta con il grano duro ‘Senatore Cappelli’, ma i risultati delle analisi sul DNA raccontano una realtà diversa. Il titolo di Senatore è, dunque, solo un miraggio! A fare chiarezza, ancora una volta, è GranoSalus, l’associazione che raccoglie tanti consumatori e produttori di grano duro del Mezzogiorno d’Italia. E’ stata proprio l’Associazione, nata in Puglia e oggi punto di riferimento nazionale per chi si batte per il rilancio del vero grano duro italiano, a disporre le analisi sul DNA di tre marche di pasta: gli Spaghetti monograno Felicetti (Cappelli), gli Spaghettoni Alce Nero Senatore Cappelli e Vivibio spaghetti Cappelli.

In questi casi, si sa, è meglio lasciare parlare i fatti che, come i numeri, sono per definizione testardi. Il Re dei grani duri italiani è al centro di un forte interesse commerciale, che vede schierate alcune organizzazioni sindacali addirittura nel ruolo post moderno di “sindacato imprenditoriale di filiera”. E ogni giorno si annunciano nuovi roboanti accordi che ovviamente non portano nessun vantaggio né ai produttori, né ai consumatori!

Cominciamo con gli Spaghetti monograno Felicetti, prodotti nel pastificio di Pedrazzo, paese di 4 mila e 500 abitanti circa della provincia di Trento. E’ il pastificio di Riccardo Felicetti, che è anche presidente dei pastai italiani associati Aidepi, l’Associazione delle industrie del dolce e della pasta, i cui soci hanno inaugurato in Italia la stagione delle filiere. E adesso anche delle filiere 100% italiane. Ma se si esclude il packaging, ovvero la forma accattivante, la sostanza è ben diversa!

Le analisi effettuate, infatti, riguardano l’identità varietale promessa sulla confezione. Per la precisione: “Verifica dell’identità varietale mediante confronto con semi di varietà ‘Cappelli’ fornito da CREA-CER”. DNA estratto da 8 aliquote di farina ottenuta da macinazione di pasta (Spaghetti monograno Felicetti ‘Cappelli’) e da 16 cariossidi di ‘Cappelli’.

I risultati delle analisi non lasciano dubbi:

“Questi risultati – si legge – indicano che il campione analizzato è costituito da una miscela di genotipi diversi e che la varietà ‘Cappelli’ è presente in basse quantità”.

Passiamo, adesso, agli Spaghettoni Alce Nero Senatore Cappelli, cooperativa bolognese che sul biologico ha fondato la sua idea di cambiamento del mondo!

Anche in questo caso si tratta dell’ analisi varietale indicata sulla confezione. Stessa formula: “Verifica dell’identità varietale mediante confronto con semi di varietà ‘Cappelli’ fornito da CREA-CER”. DNA estratto da 8 aliquote di farina ottenuta da macinazione di pasta (Spaghettoni Alce Nero Senatore Cappelli) e da 16 cariossidi di ‘Cappelli’.

Responso finale:

“Questi risultati indicano che il campione analizzato è costituito da una miscela di genotipi diversi e che la varietà ‘Cappelli’ è presente in quantità molto bassa”.

Ora è la volta di Vivibio spaghetti Cappelli, azienda che ha sede in provincia di Torino.

Verifica dell’identità varietale mediante confronto con semi di varietà ‘Cappelli’ fornito da CREA-CER”. DNA estratto da 8 aliquote di farina ottenuta da macinazione di pasta (Vivibio spaghetti Cappelli) e da 16 cariossidi di ‘Cappelli’.

Questo è il responso meno duro:

“Questi risultati indicano che il campione analizzato è costituito da una miscela di genotipi diversi e che la varietà Cappelli è presente in una ‘certa’ quantità”.

Che dire? Tre aziende del Nord Italia utilizzano una varietà di grano duro antico tipica del Mezzogiorno – la cultivar Senatore Cappelli – per produrre pasta. La presentano come un prodotto fatto con questo grano duro antico del Sud, tracciato, ma noi scopriamo – parlano le analisi – che di grano Senatore Cappelli, in questi tre marchi di pasta, ce n’è solo una piccolissima parte. Addirittura in due casi, come già accennato, le quantità di grano duro Cappelli sono “basse”. A difettare non è solo il titolo di Senatore, ma la presenza del grano promesso in etichetta.

Ora a fronte di un sospetto di frode sarebbe necessario quanto meno l’intervento immediato degli organi di controllo per fare chiarezza ed evitare pubblicità ingannevole nel mercato.

Per la cronaca, la varietà Senatore Cappelli fa parte della storia della granicoltura del Sud Italia e, in particolare, della Puglia. E’ a Foggia, infatti, che, nei primi del ‘900, il grande genetista agrario, Nazareno Strampelli, seleziona questa varietà. Una cultivar che – lo ribadiamo ancora una volta – fa parte della tradizione della granicoltura del Sud Italia.

Già da tempo – e noi queste cose le abbiamo denunciato più volte – la varietà Senatore Cappelli è stata oggetto di atti che non abbiamo esitato a definire di ‘pirateria’. Una società di Bologna, la SIS, ha messo il ‘cappello’ sui diritti di moltiplicazione del seme Senatore Cappelli. Occorre premettere che sul mercato il grano può essere commercializzato secondo due differenti scopi: da seme o da macina.

Oggi chi vuole seminare il grano duro certificato Senatore Cappelli deve passare da SIS. Pensate un po’: gli agricoltori del Mezzogiorno d’Italia, per seminare una varietà di grano duro che, come già ricordato, fa parte della storia della granicoltura del Sud Italia, deve chiedere il ‘permesso’ a questi signori, che di fatto lo vietano (ne abbiamo le prove!) discriminando così il libero mercato ed obbligando gli agricoltori ad entrare necessariamente nella loro filiera da seme e da macina. La SIS, dunque, ci guadagna due volte! La prima volta perché vende in esclusiva il grano da seme cartellinato (alle sue condizioni) e la seconda volta perché lucra sulla differenza tra il costo di riacquisto obbligatorio del grano coltivato dagli agricoltori e il prezzo di rivendita dello stesso grano a fini molitori.

La favola della filiera ormai non convince più nessuno ed andrebbe ripensata per legge offrendo le dovute garanzie ai soggetti in posizione contrattuale debole.

La filiera, infatti, doveva consentire agli agricoltori di eliminare una buona parte dei rischi di mercato, ai trasformatori e ai distributori di avere stabilità nell’ approvvigionamento di prodotti di qualità e di origine e ai  consumatori di acquistare il vero Made in Italy al giusto prezzo.

Questi casi relativi alla pasta rappresentano l’ennesimo esempio del bluff sottostante la politica di filiera! Invece dell’ incontro tra domanda e offerta ci troviamo di fronte a pubblicità ingannevole. Già perché qualcuno ci deve dire a fronte di una produzione limitata di grano Senatore Cappelli come mai esista una produzione di pasta cento o addirittura mille volte superiore?

Ci rendiamo conto o no a quale grado di violazione delle regole sono giunti questi operatori della trasformazione industriale che guidano le associazioni di categoria industriali?

Ci rendiamo conto o no a quale grado di spirito colonialista, nei riguardi del Sud, sono giunti questi operatori della cooperazione calpestando le regole del libero mercato?

Ora scopriamo che la pasta che tre imprese del Nord dicono essere fatta con il grano duro Senatore Cappelli contiene solo una parte di questa varietà e chissà con quali altri grani viene miscelata. Ma si può arrivare fino a questo punto?

Questa vicenda ci consente anche di fare chiarezza sui grani duri antichi del Mezzogiorno d’Italia. I grani duri antichi del Sud del nostro Paese – della Puglia, della Sicilia, sella Basilicata e via continuando – sono una ricchezza e vanno tutelati. Ma va detto, una buona volta per tutte, che per fare della buona pasta – pasta di elevata qualità – vanno benissimo i grani duri tradizionali della Puglia, della Sicilia, della Basilicata e, in generale, di tutto il Mezzogiorno.

I grani duri antichi possono costituire linee particolari: ma debbono essere fatte correttamente, non prendendo in giro i consumatori!

Del resto, la nostra dieta mediterranea può diventare la Ferrari della nostra economia.  Il grano è il locomotore dell’agroalimentare italiano, perché si porta dietro la pasta, il pomodoro, l’olio d’oliva, il formaggio, e molti altri prodotti, vino compreso. Senza grano di qualità non ci sarebbe un primo piatto di pasta all’italiana. Secondo noi in Italia c’è il grano più buono del mondo!

Sicchè, per fare della buona pasta, non c’è bisogno che gli industriali italiani di tale settore si rivolgano al Canada, al Messico, all’Ucraina e, adesso, anche al Kazakistan per l’acquisto del grano duro: basta potenziare la produzione del grano duro del Sud Italia, dove questo grano duro matura naturalmente senza bisogno di glifosate e senza micotossine!

A causa delle politiche agricole sbagliate dell’Unione Europea e dell’Italia, negli ultimi anni, nel mezzogiorno, sono stati abbandonati 600 mila ettari di seminativi. Dobbiamo lavorare per rimettere a coltura questi seminativi abbandonati. E, soprattutto, va applicata la legge sulla Commissione Unica Nazionale – CUN, per garantire trasparenza nella valutazione della qualità, per assicurare agli agricoltori del Sud che producono grano duro un prezzo equo, e non la speculazione al ribasso che, anche per quest’anno, ha fatto precipitare il prezzo del nostro grano duro a 18-20 euro al quintale. Salutiamo con favore l’ incontro di ieri al Mipaaf dei parlamentari pentastellati per sollecitare l’avvio di uno strumento che potrà favorire la trasparenza nel mercato.

Dobbiamo lavorare per liberare il Sud dalle speculazioni al ribasso sul grano, impedire che la CUN venga trasferita a Bologna (la sua sede naturale è Foggia!). E garantire a tutti i consumatori una pasta di elevata qualità, al netto delle volgari miscele.

 

 

 

43 commenti

  1. Non comprendo come in questi casi non vi siano denuncie per truffa e nello specifico perchè la magistratura non si muova.
    Sangiorgio

  2. Ho trovato molto interessante la vostra indagine-analisi sul grano italiano.
    Ma allora dove acquistare una pasta in buona fiducia ?

  3. Si ma la massa che ne sa? questa è la forza di questi speculatori. Serve diffondere il più possibile questo tipo di cultura ma poi il legislatore ci deve mettere il resto. Ok adesso conosco la truffa ma poi quale marca devo comprare?

  4. Stessa domanda: quale marchio assicura di contenere 100% grano Senatore Cappelli?
    Il comune consumatore che decide di spendere di più ha diritto di poter scegliere!!!
    E poi mi sembra che esista una diatriba anche con i coltivatori della Sardegna. Perché non ne parlate?
    Anche in questo caso, sarebbe doveroso informare!!!

  5. Fate bene ad approfondire ma mi son crollate parecchie certezze, grazie comunque per il vostro lavoro.
    Vorrei sapere perché nella pasta non è indicata la percentuale di glutine
    risolverebbe i problemi di chi deve solo ridurre e non eliminare il glutine e non essere costretti, come me, a spendere in prodotti per celiaci

  6. Buongiorno,
    per quante marche è stata eseguita la ricerca? Esiste un pasta “senator Capelli” che si può acquistare con fiducia?

  7. Bravi, grazie….ma poi, alla domanda “quale è la marca di vera qualità da comprare?” Non rispondete! Allora che informazione è? INUTILE

  8. Stessa domanda che altri hanno fatto, visto il servizio di report ero interessato a provare questo tipo di pasta, ma visto l’articolo non saprei di quale marca fidarmi, avete anche una lista dei “buoni” in cui la dichiarazione di uso di grano cappelli corrisponde certamente al vero?

  9. bisogna chiedere le certificazioni direttamente alle aziende che pubblicizzano in rete pasta senatore cappelli
    La risposta copia incolla a tutto, e per altro in palese contrasto con la natura dell’articolo che ti dice che ditte che si fregiano della dicitura senatore cappelli non la seguono o cmq al grano di quel tipo associano altri grani.

    Io ho recentemente provato alce Nero. Su consiglio di un amico, ho constatato che la pasta non dà sonnolenza. Veramente curioso!
    Anche con porzioni di 120g/ 150g ora leggo che alce Nero è farlocco.

  10. Quindi le analisi sono state fatte solo a quei 3 produttori, avendo un riscontro del 100% negativo? Oppure su 10 produttori testati solo 3 produttori risultano non rispettare le caratteristiche del grano SENATORE CAPPELLI? Se così fosse, perchè non elencare e premiare i produttori che invece hanno passato le analisi?
    Non si da un buon servizio, nel continuare a rispondere “bisogna chiedere le certificazioni direttamente alle aziende che pubblicizzano in rete pasta senatore cappelli” non si da un gran servizio.

    Grazie.

  11. Scusate, ma mi sento un po ignorante dopo questa indagine, tutte le aziende hanno una certificazione del prodotto o del servizio che offrono al consumatore, sono dati che si possono riportare sulle etichette cosi’ come le sostanze contenute, in questo modo attraverso delle analisi la denuncia per truffa viene legalizzata e in automatico si avvia una procedura legale attraverso uno strumento dello stato che pare ad oggi non ci sia….il governo che tanto si vanta del made in italy ma non mette in campo i mezzi di controllo delle filiere per rendere inattaccabile la qualita’ di che cosa parla….e’ una vergognosa incapacita’ istituzionale a cui da decenni non si pone rimedio….o c’e’ qualcosa che non so?

  12. Che tipo di certificazione dovrebbero fornire i pastai? Certificazione del seme che hanno usato i produttori delle loro farine? Certificazione che attesti che usano 100% semola di senatore Cappelli? In teoria entrambe immagino.
    Ma se poi producono con 20% senatore Cappelli e 80% altri grani quali sono gli enti competenti che dovrebbero controllare ? Esiste un disciplinare che dica che per chiamare una pasta “senatore Cappelli” debba contenere più di x% di farina Sen Cappelli?

  13. Mi scusi signor grano salus
    Io sono un privato cittadino che va al supermercato per
    Scegliere un prodotto che contiene la farina senatore cappelli
    Su prodotto c è scritto senatore cappelli
    Che faccio vado dal direttore del supermercato e gli chiedo la certificazione del prodotto scelto ?
    Se la serietà professionale non esiste nemmeno nelle aziende come alce nero che fanno prodotti biologici e di cui noi dovremmo fidarci non c è soluzione !!!!!

  14. bisogna chiedere le certificazioni direttamente alle aziende che pubblicizzano in rete pasta senatore cappelli.
    Secondo voi questa è una risposta da dare a chi vi chiede dei nominativi ? Visto che non vi fate scrupolo di segnalare le aziende che NON producono pasta senatore cappelli certificata al 100%,avete paura di indicare il nominativo di qualche produttore del sud rispondente ai requisiti? Richiedetele voi queste benedette certificazioni, e comunicate i risultati. Sembra che abbiate paura di fare dei nomi..

  15. Buongiorno,
    non potreste essere voi a realizzare dei test più ampi sulle marche che vendono pasta con Grano Senatore Cappelli? Oltre ai tre sopra elencati (e la dice lunga su chi siamo in mano), visto che in giro ne trovo diversi di produttori che hanno linea pasta Cappelli, sarebbe utile per i consumatori avere una lista di prodotti che rispecchiano quello che i pastifici pubblicizzano anche perché il costo di un kilo di Senatore Cappelli non è indifferente.
    Posso anche scrivere al produttore, ma secondo voi la certificazione la rendono pubblica a un privato cittadino? E se chiedo se è 100% senatore cappelli nulla gli vieta di ammetterlo, tanto io non ho le armi per smascherarli (vedi Alce Nero and company, solo grazie al vostro test è venuta fuori la verità, e in più commercializzavano la pasta con quella indicazione!).
    grazie

  16. Buon giorno,
    dopo il servizio di report sto cercando di assaggiare la pasta fatta con grano antico Senatore Cappelli e al momento ne ho assaggiata 1 perché l’altra non mi è arrivata.
    la mia domanda è oltre a scegliere pastifici artigianali come faccio a capire e trovare chi usa grano Senatore Cappelli al 100%.
    grazie e saluti
    Giorgio

  17. E’ vero che ci deve essere totale libertà però è anche vero che se non si controlla tutta la filiera poi rischiamo di mangiare un grano che non c’entra nulla con il senatore cappelli. Io piccolo privato non posso stare ogni volta a chiedere le certificazioni sul dna a chi mi vende la pasta, anche perché poi la chiedo e magari dopo un paio di anni cambiano il grano. Ogni volta dovrei chiedere?? Impossibile. E non si può neanche credere alla favoletta che un organismo di controllo vigilerà su tutti i venditori di pasta…
    A questo punto preferisco spendere un po’ in più ed avere la certezza di mangiare un grano senatore cappelli.

  18. Se volete essere proprio dalla parte dei cittadini, perché non chiedete voi le certificazioni che attestino il 100% di DNA Grano Cappelli? Secondo voi a noi umili cittadini rispondono?

    Poi se non volete andare fino in fondo con la vostra ricerca è un’altra cosa!

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