L’ annuncio di Barilla? Un riassetto che sposta molto potere in pochissimi attori

L’investimento di Barilla è una buona notizia per la Puglia, ma con una condizione: che il molino diventi un moltiplicatore di contratti di filiera, non uno strumento per comprimere i prezzi del grano.

Il disegno complessivo

L’annuncio di Barilla su Foggia non è un semplice investimento in un molino: è una permuta industriale. Barilla entra su Foggia (100 milioni per il polo integrato molino-pastificio) ed esce da tre siti, che passano ad altri operatori. In cambio, consolida la propria presenza nel Tavoliere e razionalizza un assetto produttivo che oggi conta 30 comprensori (15 in Italia, 15 all’estero).

I tre siti in uscita:

Sito

Cessione a

Tipo

Stabilimento di Marcianise (Caserta)

Pastificio Liguori S.p.A.

Pastificio

Molino di Altamura (Bari)

Molino Casillo S.p.A.

Molino

Molino di Castelplanio (Ancona)

Molino Casillo S.p.A.

Molino

Le operazioni sono in negoziazione avanzata, non ancora concluse.

La logica industriale: chi fa cosa

Nello stesso annuncio Barilla tratta la cessione di tre siti a Liguori e Casillo — quindi non è solo un investimento in entrata, è una riconfigurazione dell’assetto industriale del Sud. Il disegno complessivo conta più del singolo molino: chi macina cosa, per chi, con quale grano. 

La mossa è coerente e ben leggibile. Barilla abbandona la macinazione diffusa e la concentra nel nuovo impianto di Foggia. Vediamo quali sono le conseguenze:

Barilla si concentra su ciò che le serve strategicamente: un polo integrato capace di controllare la filiera dalla macinazione alla pasta, replicando il modello Parma. Il molino di Foggia servirà direttamente il pastificio esistente, con vantaggi su logistica, produttività e sostenibilità.

Casillo — che è già il maggiore molino del Sud e un gigante del commercio di grano duro — rileva due molini e consolida la sua posizione. È il vero beneficiario industriale dell’operazione: rafforza il controllo sulla macinazione nel Sud e sull’approvvigionamento del grano duro. Assorbe attività che Barilla non considera più core.

Liguori — pastificio di Gragnano con forte vocazione al grano italiano e alla pasta di qualità — rileva Marcianise. Per un pastificio di medie dimensioni è un salto di capacità produttiva notevole.

La domanda chiave: Liguori e Casillo restano fornitori di Barilla? Verosimilmente sì, su base contrattuale. Barilla esternalizza la macinazione di semola di Altamura e Castelplanio a Casillo, che diventa fornitore terzista. È un modello di outsourcing verticale, non una vera uscita dalla filiera.

La clausola che conta: la continuità occupazionale

Barilla ha posto la continuità occupazionale come “prerequisito fondamentale” per entrambe le operazioni. Liguori e Casillo si sono impegnati a preservare la continuità produttiva, l’occupazione e le competenze nei territori.

Tradotto: nessun licenziamento annunciato, nessuna chiusura simbolica. Ma attenzione a cosa significa “continuità” in un riassetto industriale: il cambio di proprietà può preservare i posti e allo stesso tempo ridurre il perimetro nel medio periodo, una volta che il nuovo proprietario integra i siti nella propria struttura. La tutela dell’occupazione è dichiarata oggi; la verifica sarà nel 2028-2030.

L’impatto sul grano pugliese e lucano

Qui sta il passaggio cruciale per la filiera. Con la cessione del molino di Altamura a Casillo, la Puglia cambia un pezzo del suo assetto molitorio:

• Altamura era un molino Barilla in un’area simbolo del grano duro

• ora passa a Casillo, che è un operatore di commercio e macinazione su scala internazionale, con capacità di acquistare grano duro su mercati esteri a volumi enormi

• Barilla, con il molino di Foggia, macinerà in controllo diretto la semola per il suo pastificio

Il rischio speculare a quello che dicevamo prima: se Barilla internalizza la macinazione e Casillo consolida la macinazione del Sud, il produttore pugliese si trova davanti a due controparti molto forti e una filiera sempre più concentrata. La leva negoziale dei coltivatori non aumenta — anzi, la controparte è meno numerosa.

L’effetto positivo possibile: l’esistenza di due poli industriali forti (Barilla-Foggia, Casillo-Altamura) crea domanda strutturata di grano di qualità e può spingere su contratti di filiera pluriennali. Ma è una scommessa, non un automatismo.

Il quadro strategico: Sud Italia come perno

Emergono tre mosse di Barilla, tutte nello stesso annuncio:

1 Investire dove ha senso: Foggia, nel cuore del Tavoliere

2 Dismettere ciò che non è più core: Marcianise, Altamura, Castelplanio

3 Mettere in capo a specialisti le fasi che altri sanno fare meglio (Liguori nella pasta, Casillo nella macinazione)

È una strategia di focalizzazione e alleggerimento, non di espansione. Barilla riduce la propria impronta industriale diretta e la concentra in hub strategici. Il pastificio di Foggia, che produce pasta da quarant’anni, diventa uno dei siti principali del gruppo.

Il quadro macro conferma: nel 2025 Barilla ha investito 280 milioni di euro complessivi. I 100 milioni di Foggia sono una fetta rilevante, non un’operazione marginale.

Valutazione strategica industriale e agricola

Per Barilla: operazione razionale e a basso rischio politico. Investe in una zona simbolo, si presenta con il mantra della continuità occupazionale, esce dalle attività a margine lasciandole a operatori specializzati.

Per Casillo: è il vero vincitore industriale. Prende due molini, rafforza il controllo sulla macinazione nel Sud e sull’approvvigionamento di grano duro. Diventa un anello ancora più determinante della filiera.

Per i produttori di grano duro pugliesi e lucani: situazione ambivalente. Da un lato, più domanda strutturata e contratti di filiera possibili. Dall’altro, una filiera sempre più concentrata in poche mani (Barilla a valle, Casillo nella macinazione e nel commercio), con meno controparti e quindi meno potere negoziale per chi vende il grano.

La finestra di trattativa: se i coltivatori vogliono incidere, devono farlo ora, prima che il molino di Foggia entri in funzione (2028-2030). Una volta consolidata la nuova configurazione, le condizioni saranno fatte. La domanda vera è se le associazioni agricole pugliesi e lucane sapranno presentarsi unite davanti a un riassetto che sposta molto potere in pochissimi attori. 

Il rischio del “mulino come leva di prezzo”. 

Un molino di proprietà dà a Barilla un potere negoziale superiore: può dire ai produttori “o accetti il mio contratto di filiera, o compro altrove”. Senza il molino, deve comprare semola sul mercato. Con il molino, controlla direttamente la domanda di grano. Questo può comprimere i margini dei produttori se non c’è un’alternativa di sbocco forte.

L’alternativa alla dipendenza economica

In alternativa i produttori devono organizzarsi autonomamente per soddisfare la crescente domanda di pasta prodotta con grano 100% italiano. Sul “100% italiano”, non bisogna aspettarsi un cambio strutturale da una riconfigurazione industriale. Infatti, aspettarsi che un molino di proprietà risolva la dipendenza dall’import – sulla spinta di campagne del MIPAAF già contestate perchè anticoncorrenziali – significa confondere uno strumento industriale con una scelta di politica alimentare: sono cose diverse, e Barilla le tiene volutamente distinte.

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