Caso Divella-Antitrust: il fumo negli occhi di Coldiretti e la vera soluzione Granosalus per il Made in Italy

La recente polemica che vede Codacons e Adusbef — con l’immediato e strumentale appoggio di Coldiretti — lanciare un esposto all’Antitrust contro il pastificio Divella per presunta pubblicitĂ  ingannevole, ha tutto il sapore dell’ennesimo teatrino mediatico. Una battaglia di facciata che serve solo a distrarre i produttori e i consumatori dai veri nodi nevralgici della crisi cerealicola italiana.

Mentre si litiga sulle dimensioni dei caratteri stampati sulle confezioni di pasta, il prezzo del grano duro all’origine continua a crollare e i costi di produzione strangolano gli agricoltori, nel silenzio di Coldiretti & company.

Un inutile doppione all’Antitrust che fa sorridere l’industria

L’esposto delle associazioni dei consumatori punta il dito contro l'”Italian Sounding” domestico: confezioni dominate dal tricolore, loghi storici e scritte “Made in Italy” a caratteri cubitali, mentre l’origine estera del grano è relegata in angoli nascosti con caratteri minuscoli. L’accusa si basa sull’asimmetria informativa: il consumatore medio viene attratto dai macro-messaggi visivi e ingannato sulla reale provenienza della materia prima.

Tuttavia, la difesa di Divella è uno scudo burocratico e procedurale quasi inattaccabile. L’azienda si appella al principio del ne bis in idem, ricordando che nel 2020 l’AutoritĂ  Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha giĂ  chiuso un procedimento identico accettando gli impegni di modifica del packaging. Se Divella ha rispettato i requisiti minimi di legge sulle dimensioni dei caratteri concordati allora, è formalmente in regola.

Di fronte a un approccio puramente formale da parte dell’Antitrust, questo esposto rischia di tradursi in un inutile doppione destinato all’archiviazione. Invece di risolvere il problema, fornisce all’industria l’occasione di ribadire la propria legittimitĂ  formale.

La solidarietĂ  strumentale di Coldiretti e le colpe dei sindacati

L’intervento di Coldiretti a sostegno dell’esposto non è una reale difesa degli agricoltori, ma una clamorosa manovra di distrazione di massa. Scagliarsi contro l’industria sulle etichette serve a gettare fumo negli occhi per eludere le proprie, gravissime responsabilitĂ  politiche.

Cosa cercano di nascondere Coldiretti & company ovvero le altre sigle sindacali (Cia, Confagricoltura, Copagri e Liberi Agricoltori)?
Cercano di far dimenticare il loro ruolo nel disastro della Commissione Unica Nazionale (CUN) del grano duro. Hanno avallato al Ministero un sistema che restringe la concorrenza a favore degli industriali, permettendo una compartimentazione indebita del mercato (Nord, Centro, Sud e Isole), vietata a livello nazionale e sovranazionale. Oltre a dimenticare norme di legge e norme costituzionali….

Questa spartizione territoriale favorisce gli accordi tra i trasformatori, determina la drammatica divaricazione tra il prezzo all’origine (pagato una miseria agli agricoltori) e il prezzo al consumo (pagato a caro prezzo dalle famiglie), e induce i produttori ad accettare supinamente contratti di filiera capestro.

L’alternativa Granosalus: la chimica non mente

Invece di elemosinare all’Antitrust sanzioni su questioni di layout grafico difficili da dimostrare, Granosalus ha individuato e validato nelle aule di tribunale l’unico vero metodo per identificare e certificare il Made in Italy: la Griglia Tossicologica.

La provenienza del grano non si dimostra con le bandierine stampate sul cartone, ma analizzando ciò che c’è dentro la pasta. La presenza di contaminanti come il DON (Deossinivalenolo) e il Glifosate è un marcatore inequivocabile dell’origine del grano. Granosalus lo ha dimostrato chiaramente con le proprie analisi indipendenti, come il test sugli spaghetti al DON del 2023, che ha confermato la presenza di micotossine anche in paste etichettate come “100% grano italiano”.

L’adozione della griglia tossicologica è fondamentale per due motivi:

  1. Smaschera le miscele: Se una pasta contiene residui compatibili con l’uso di disseccanti tipici delle coltivazioni estere d’oltreoceano e presenta micotossine, non può essere spacciata per italiana, a prescindere da cosa c’è scritto in etichetta.
  2. Premia la qualitĂ : I veri parametri tossicologici devono diventare il criterio base per l’erogazione di contributi pubblici alle filiere realmente 100% grano italiano sano, e devono guidare le quotazioni del grano attraverso una CUN trasparente e unificata.

La vera battaglia

Lo schema di risoluzione parlamentare – condiviso da TUTTE le forze politiche – prevedeva l’utilizzo della griglia tossicologica per identificare il vero Made in Italy nelle quotazioni, ma Coldiretti & Company lo hanno scientemente eluso, preferendo assecondare le logiche dell’industria.

Oggi non servono guerre sui font delle etichette. Serve pretendere che il grano venga pagato al di sopra dei costi di produzione e che il prodotto italiano venga difeso con le analisi di laboratorio, bloccando alla radice le pratiche sleali e tutelando al contempo il reddito dei cerealicoltori, la salute dei consumatori e il bilancio sanitario dello Stato. Tutto il resto è solo una favola per i telegiornali.

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