Centralità del socio, conto deposito e CUN effettiva: le tre cose che una cooperativa non può dimenticare e neppure Mercuri
Mercuri, nell’intervista a margine del Durum Day, attacca il conto deposito e applaude ai contratti di filiera come “unica” risposta alla volatilità del grano duro. Ma una centrale cooperativa, specie di ispirazione cattolica, non può dimenticare le proprie radici: centralità della persona-socio, sussidiarietà, difesa delle piccole aziende e delle economie familiari. La cooperazione non è mera integrazione verticale al servizio di pochi grandi; è unione di persone che riequilibrano filiere sbilanciate. Se la soluzione diventa togliere strumenti come il conto deposito e spingere contratti agganciati a riferimenti di prezzo opachi, allora non è modernità: è una mutazione genetica.
Così come le cooperative si sono prestate all’applicazione dei cottimi lavorativi (favorendo il capitale, a discapito dei lavoratori), con la stessa logica si vogliono penalizzare ulteriormente i piccoli produttori attraverso false filiere controllate dal mercato ?
Caro Mercuri la Puglia è la regione che ha dato i natali a Giuseppe Di Vittorio, che non si abbassò la coppola davanti ai poteri forti. Non dovresti dimenticarlo e difendere la tua regione.
La cooperazione secondo le sue origini, non secondo i listini
• Persona prima del capitale: le cooperative nascono per dare forza contrattuale ai piccoli, non per normalizzarli su logiche di concentrazione in nome del dio mercato.
• Antidoto ad accaparramento e speculazione: l’aggregazione è un mezzo, non un fine; serve a conservare la sovranità alimentare, non a cederla a chi controlla stoccaggi e contratti.
Perché il conto deposito è coerente con la cooperazione (e con la buona gestione)
• Stoccaggio e timing: conferire a strutture cooperative/certificate e vendere in finestre diverse riduce l’esposizione alla volatilità e migliora il potere negoziale.
• Liquidità e rischio: separare la cassa del raccolto e parcheggiarla in strumenti a capitale garantito crea margine operativo e cuscinetto per imprevisti.
• Sussidiarietà in pratica: produttori che si aiutano tra loro, non dipendenza da “multinazionali domestiche”.
Vietare/ostacolare il conto deposito significa spingere gli agricoltori nella morsa di chi decide tempi, volumi e prezzi.
Contratti di filiera: utili solo se ancorati a regole giuste
• Il nodo non è “pro” o “contro” i contratti: è il loro ancoraggio. Quando dipendono da listini locali contestati o non trasparenti, trasferiscono il rischio a monte e comprimono i margini agricoli.
• Benchmark nazionale trasparente: senza una CUN effettiva, pubblica nel metodo e segmentata per qualità, i contratti di filiera diventano gabbie di prezzo, non reti di sicurezza.
Cosa diceva lo schema di Risoluzione 215/2022 del Senato, di cui è stato relatore il Sen. De Bonis
• I contratti di filiera sono una “prima risposta efficace”, ma:
◦ vanno slegati dai listini locali non rappresentativi, richiamando l’annullamento dei listini CCIAA Foggia e i riflessi sui contratti;
◦ vanno ancorati a una CUN effettiva e nazionale, basata su criteri qualitativi oggettivi (reologici e tossicologici), con una quotazione separata per il bio;
◦ vanno rafforzate le tutele contro asimmetrie e pratiche sleali, per proteggere l’anello agricolo.
Cosa manca nella “ricetta Mercuri”
• Trasparenza: nessuna enfasi su metodo, campione, volumi e pesi delle quotazioni di riferimento.
• Qualità: scarsa attenzione alla segmentazione intesa solo per classi proteiche e vecchi parametri che non determinano il vero valore del grano del sud.
• Equità contrattuale: silenzio su indicizzazione ai costi, premi qualità non discrezionali, tempi di pagamento certi.
• Libertà del socio: la stretta sul conto deposito toglie ai produttori leva sul timing di vendita e gestione di cassa.
La cooperazione che serve agli agricoltori (e al Paese)
• Tenere il conto deposito: è uno strumento di autonomia, gestione del rischio e programmazione.
• Rendere effettiva la CUN grano duro: riformare le regole, istituire la sede a Foggia, riformulare la commissione sulla base delle deleghe, metodo pubblicato, dataset aperti, segmentazione per qualità (reologica/tossicologica), canale dedicato al biologico.
• Fare contratti di filiera, ma bene: benchmark CUN, clausole di indicizzazione ai costi, premi qualità oggettivi, pagamenti garantiti, audit terzi sulle basi di prezzo.
• Trasformare l’aggregazione in potere negoziale: cooperative che negoziano da pari con industria e GDO, non che si allineano a valle.
Conclusione
Non servono tifoserie, servono regole. Il compito storico della cooperazione è dare libertà e forza contrattuale ai soci, non sottrarle. Difendere il conto deposito, pretendere una CUN effettiva e costruire contratti di filiera su basi trasparenti e qualitative non è nostalgia: è l’unico modo per attraversare la volatilità senza lasciare sul campo reddito e aziende.
Se chi guida la cooperazione dimentica questa radice, la mutazione genetica non sarà uno slogan: sarà la fine della sua ragion d’essere.
