Il dibattito sulla CUN grano duro e la lezione (non ancora capita) della differenziazione
In un recente articolo pubblicato su granoitaliano.eu, Commissione Unica Nazionale del grano duro (CUN) è stata paragonata a un modello di “socialismo reale”, accusandola di voler “imporre regole al mercato”.
Un’affermazione che merita chiarimenti, soprattutto per chi conosce lo spirito liberale e la logica competitiva alla base della legge istitutiva della CUN.
Oltre i cliché: la CUN non fissa prezzi, ma favorisce trasparenza e concorrenza
Abbiamo più volte spiegato – con dati e documenti parlamentari alla mano – che la CUN non nasce per “pilotare” i prezzi, ma per rendere trasparente la formazione del valore del grano duro.
Il Parlamento italiano, tutt’altro che socialista, ha voluto creare uno strumento di mercato, fondato su informazione paritaria, equilibrio tra domanda e offerta e valorizzazione della qualità.
Come insegna Michael Porter, padre della teoria delle strategie competitive, non è la fissazione dei prezzi a generare valore, ma la capacità di differenziare i propri prodotti.
Nel caso del grano duro, se il prodotto italiano di qualità non viene differenziato per caratteristiche reologiche e tossicologiche, finisce inevitabilmente per essere assorbito nel calderone indifferenziato dei prezzi internazionali.
Questo non ha nulla a che vedere con esperimenti di pianificazione economica, ma è semplicemente l’ABC del mercato globale.
ISMEA, Antitrust e la realtà dei numeri
Anche l’Antitrust, nelle audizioni parlamentari, ha riconosciuto che i prezzi monitorati da ISMEA e AGCM tra il 2015 e il 2017 mostravano cali “artificiali” fino al 50%, con margini negativi per gli agricoltori.
Nel 2019, il TAR Puglia – Sezione II (sentenza n.1200/2019), accogliendo il ricorso dell’associazione Granosalus, annullò i listini settimanali dei prezzi della Camera di Commercio di Foggia riferiti agli anni 2016-2017, dichiarando illegittimo e opaco il sistema di rilevazione dei prezzi del grano.
La CUN nasce dunque come intervento correttivo e liberale, volto a riequilibrare una distorsione concorrenziale, non a centralizzare decisioni.
È un modo moderno di fare politica economica: correggere il mercato quando non è efficiente, senza sostituirlo.
Differenziare per sopravvivere: la lezione del Desert Durum
L’unico modo per difendere il grano italiano nel mercato globale è la differenziazione, proprio come è avvenuto negli Stati Uniti con il Desert Durum.
Lo spirito originario della CUN (che avrebbe dovuto recepire la Risoluzione promossa dal Senatore Saverio De Bonis, approvata all’unanimità da TUTTE le forze politiche nel 2022 prima della caduta del Governo Draghi e ancor prima la Risoluzione Antezza nel 2012) prevedeva, accanto alla trasparenza sui grani convenzionali, una griglia di qualità in grado di quotare i grani migliori sotto il profilo nutrizionale, tossicologico e reologico.
Oggi, invece, quella griglia si limita a valutare i soli tenori proteici, riducendo la complessità della qualità a un parametro incompleto e fuorviante rispetto agli obiettivi di salute pubblica.
Le responsabilità politiche e la necessità di correggere la rotta
È un fatto: il ministro Francesco Lollobrigida non ha dato seguito al lavoro approvato dal Parlamento italiano (fulcro della democrazia rappresentativa e luogo dove si esercita la sovranità popolare), né ha valorizzato una risoluzione condivisa perfino dal suo stesso partito e dal sottosegretario La Pietra.
Questo modo di agire rientra in quella “abitudine politica” di non dare continuità alle buone riforme. Ma ogni abitudine, prima o poi, bisogna scegliere se mantenerla o superarla.
Non chiediamo al ministro di rinnegare la propria identità politica per essere credibile in Europa.
La credibilità si costruisce con i risultati, con la capacità di tenere insieme crescita economica, difesa dell’interesse nazionale (non corporativo) e visione europea.
L’importante è che il lavoro del Parlamento sia rispettato e non cancellato da scelte di opportunità o di schieramento.
In difesa del bene comune
Per questo motivo, GranoSalus annuncia che invocherà l’intervento delle Regioni e, se necessario, del Consiglio di Stato, per correggere la rotta e ripristinare lo spirito originario della CUN:
un luogo di trasparenza, di confronto e di valorizzazione del lavoro agricolo italiano.
Non una battaglia ideologica, ma una scelta di civiltà economica, che restituisca dignità ai produttori e fiducia ai consumatori.
