L’Italia è il Paese del cibo buono, della tradizione e delle eccellenze riconosciute in tutto il mondo. Ma dietro l’immagine del Made in Italy agroalimentare si nasconde una crisi silenziosa che comincia nei campi e finisce nei laboratori. E investe tutta la filiera.
Secondo gli ultimi dati di Confartigianato, mancano 68.160 addetti nelle imprese dell’artigianato alimentare: fornai, pasticcieri, gelatai, casari, conservieri, salumai e operatori specializzati nella trasformazione delle materie prime agricole.
La filiera è sotto pressione
Il problema non riguarda solo le botteghe artigiane, ma tutta la filiera agroalimentare. Senza chi trasforma e valorizza i prodotti della terra, il lavoro degli agricoltori perde parte del suo valore. È il classico collo di bottiglia produttivo che rischia di indebolire anche il settore primario.
Nel 2025 il comparto agroalimentare ha trainato l’export italiano con un +4,3%, ma oggi si scontra con una profonda carenza di manodopera qualificata. Il paradosso è evidente: mentre produciamo eccellenze amate nel mondo, non troviamo più chi le lavora.
Le regioni più colpite
Secondo Confartigianato, le difficoltà si concentrano soprattutto in:
• Emilia-Romagna, 8.910 posti vacanti;
• Campania, 8.560;
• Lombardia, 7.640;
• Veneto, 7.520;
• Puglia, 6.980;
• Piemonte e Valle d’Aosta, 5.880;
• Sicilia, 4.240.
In totale, oltre 68 mila posizioni scoperte: un vuoto che rallenta la crescita delle imprese e mette a rischio il ricambio generazionale.
Formare nuovi artigiani del cibo
Per invertire la rotta servono investimenti in formazione e orientamento, legando la scuola ai mestieri del territorio. È fondamentale rafforzare i percorsi tecnici e professionali, creare laboratori didattici in collaborazione con aziende agricole e artigiane, e valorizzare i mestieri manuali come leve di futuro e non come ripiego.
L’artigiano alimentare è un anello chiave del sistema agricolo: collega chi coltiva e alleva con chi trasforma e vende. Senza di lui, la catena del valore del nostro agroalimentare rischia di spezzarsi.
Un patrimonio da proteggere insieme
Il nostro Paese può vantare 330 prodotti DOP, IGP e STG, 530 vini di qualità certificata e oltre 5.700 prodotti agroalimentari tradizionali. Ma ogni eccellenza vive solo se ci sono persone in grado di custodirla e tramandarla.
Le proposte Granosalus
Per salvare questo patrimonio e garantire un futuro al Made in Italy del gusto, servono azioni concrete:
• Incentivi fiscali e contributivi per chi apre o mantiene attività artigiane legate alla filiera agricola.
• Scuole del mestiere rurale, promosse da regioni e associazioni, per formare panettieri, casari, salumai e trasformatori.
• Programmi europei orientati alla permanenza dei giovani nei territori rurali, favorendo agricoltura e artigianato locale.
• Campagne di comunicazione per restituire dignità e orgoglio al lavoro manuale.
Solo riconoscendo il valore degli artigiani del cibo — veri alleati del mondo agricolo — sarà possibile mantenere viva la qualità, la cultura e l’identità del nostro sistema agroalimentare.
Il futuro del Made in Italy non può prescindere da chi, ogni giorno, trasforma la terra in eccellenza.
