FESR: l’Italia centra l’obiettivo con il 99,4% della spesa

L’Italia chiude in bellezza il ciclo di programmazione 2014-2022 della Politica di Sviluppo Rurale (PSR), riuscendo a utilizzare quasi tutti i fondi europei disponibili (FESR).
Secondo i dati diffusi dal Centro Studi dell’Ufficio Rapporti Finanziari di Agea, al 31 dicembre 2025 era stato impegnato e speso il 99,43% delle risorse totali, pari a oltre 14 miliardi di euro.

Un traguardo record per il settore agricolo

Si tratta di un risultato straordinario, considerando le difficoltà legate al post-pandemia, alla crisi energetica e ai rincari dei costi di produzione.
L’efficienza nella gestione dei fondi europei segna una netta inversione di tendenza rispetto al passato, quando molte regioni rischiavano di perdere parte delle risorse assegnate per mancato utilizzo.
Questa volta, invece, il sistema nazionale di coordinamento ha funzionato in modo sinergico, combinando le misure gestite da Regioni, Agenzie e Ministeri in un quadro di maggiore trasparenza e rapidità nei pagamenti.

Dove sono andati i fondi

La spesa è stata distribuita su un ampio ventaglio di misure a sostegno delle aziende agricole e dei territori rurali:

  • investimenti per la competitività delle imprese agricole;
  • azioni per la sostenibilità ambientale e la tutela della biodiversità;
  • sostegno al ricambio generazionale e alla formazione dei giovani agricoltori;
  • interventi per la digitalizzazione e innovazione del settore agroalimentare.

Particolarmente efficaci sono risultate le misure relative agli investimenti aziendali, alla diversificazione delle attività rurali e alla promozione dei prodotti di qualità legati al territorio.

Le Regioni più virtuose

Dai dati emerge che molte regioni italiane hanno raggiunto o superato il 100% della capacità di spesa, grazie al recupero di risorse non utilizzate da altri territori.
In testa si collocano le regioni del Nord e alcune realtà del Sud — in particolare Puglia e Sicilia — che hanno beneficiato di una spinta progettuale notevole nel triennio 2022-2025.

Una base solida per il futuro

Con la chiusura della vecchia programmazione, l’Italia si prepara ora al nuovo ciclo della PAC 2023-2027, che introduce strumenti più flessibili e sostenibili.
Secondo gli analisti di Agea, le competenze organizzative e gestionali maturate negli ultimi anni rappresentano una base solida per massimizzare anche i nuovi fondi europei destinati alla transizione verde e digitale dell’agricoltura.

In sintesi:
L’Italia ha speso quasi il 100% dei fondi europei per lo sviluppo rurale. Un risultato che premia la programmazione, il coordinamento istituzionale e la capacità di trasformare i finanziamenti UE in nuove opportunità per le imprese agricole e le comunità rurali.

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